UN RAGGIO AZZURRO, CRISTIANO ZITTI, NEL GRIGIORE DEL MONDO DI BERARDOCCO
25/07/2019

Chi sta seguendo la mia inchiesta sul caso Roberto Berardocco (articoli precedenti in www.agenzianotizie.it) si è reso conto di quali problemi può essere gravato un paziente per colpa della burocrazia che esiste anche nella sanità e porta, spesso, a episodi di malasanità, avviluppandolo in un clima di grigia sofferenza per colpa, appunto dei burocrati...
Per fortuna c'è qualcuno che, invece, evidenzia la sua umanità, pur nel rispetto delle regole e delle leggi, e parliamo del Maresciallo maggiore dei Nas Cristiano Zitti, laureato in psicologia, con esperienze come psicologo in psichiatria.
Il caso volle, mi confida nel corso dell'intervista Roberto Berardocco, che il primo contatto lo avesse con il maresciallo dottor Zitti, il quale, dopo averlo ascoltato e controllato le sue asserzioni chiamando l'ospedale, resosi ben conto della sua reale situazione e del ricovero contro la sua volontà e a dispregio di tutta la normativa vigente in questi casi di TSO, e con la consapevolezza maturata dalla sua professionalità che era molto diverso da come lo avevano descritto, dopo meno di un'ora era libero di tornare alla sua vita.
Il problema è che non sempre un paziente ha la fortuna di incontrare il dottor Maresciallo Zitti, e si trova impegolato nelle morse della burocrazia sanitaria.
Negli ultimi anni c'é la tendenza a riempire i medici di carte e di moduli, la “burocratizzazione” è trasversale, riguarda tutti.
Questo comporta che molti agiscono non con la correttezza necessaria, ma con la necessità di rispettare il ''protocollo'' per paura di incorrere in qualche errore che potrebbe portare, poi, a dover rispondere anche della questione economica.
E qui, un paziente come Berardocco, può incappare in un medico o un assistente sociale, o in un rappresentante della polizia che, per spirito burocratico, o per semplice timore di incappare in qualche errore, segue un protocollo senza rendersi conto delle reali necessità del paziente.
Bisognerebbe ritornare a dare importanza alla visita e al dialogo fra medico e paziente, ma, dice nel corso dell'intervista Berardocco, se cerchi di illustrare e di far capire cosa stai vivendo e soffrendo in quel momento, ti considerano un logorroico e ti mettono a tacere firmando moduli che ti privano della tua libertà.
''Ma, se non parlo, come faccio a far capire che potrebbero essere in errore?''
L’aspetto più importante è la relazione, i pazienti dovrebbero essere ascoltati con attenzione. Ecco perché molte volte la malattia peggiore è la impossibilità di essere ascoltati dal medico burocrate.
Il burocratismo, ossia la tendenza alla cavillosità, al formalismo di facciata, alla burocratizzazione eccessiva dei rapporti tra cittadino e istituzione, è una vera e propria piaga sociale che ha i suoi effetti deleteri nell'ambito della comunità, del sistema nel quale l'individuo affetto da questa patologia opera.
Nella burocrazia vediamo chiaramente la disumanizzazione della società per l'esasperazione del formalismo giuridico indipendentemente dagli scopi e dai valori.
Le norme, le procedure, i protocolli, i moduli prestampati, sono spesso oggetto di una sorta di santificazione da parte dei funzionari; anche le loro attività più tecniche tendono così a diventare intoccabili.
Ecco perché il TSO deve essere considerato come un’eventualità del tutto eccezionale, attivabile solo dopo che tutti i tentativi di ottenere un consenso del paziente siano falliti e di durata limitata nel tempo (massimo sette giorni rinnovabili, qualora sussistano ancora le condizioni, su richiesta di uno psichiatra).
Il TSO, come sancito dall'articolo 32 della Costituzione, deve svolgersi nel rispetto della dignità della persona e può essere trasformato, in qualunque momento, in ricovero volontario su richiesta del paziente.
Invece, se non hai la fortuna di incontrare un funzionario come il Maresciallo Cristiano Zitti, ti ritrovi vittima di un'eccessiva macchinosità, e di troppo potere decisionale nelle mani delle autorità amministrative piuttosto che in quelle dei sanitari, definendolo spesso un dispositivo amministrativo e non medico.
Tuttavia i numerosi oneri burocratici imposti attraverso la legge, riflettono in realtà la preoccupazione del legislatore di evitare un ricorso al TSO in modo sproporzionato, che ne snaturerebbe la sua natura di estrema ratio, rischiando inoltre, in contrasto con i principi costituzionali, di ledere la dignità del paziente. (Gianni Lussoso)