CONTINUA LA BATTAGLIA DI ROBERTO BERARDOCCO
23/07/2019

Assistito dall'avv. editor Devetak Cibej, il signor Roberto Berardocco continua la sua battaglia per veder riconosciuti alcuni suoi diritti inalienabili che, non rispettati, lo hanno condannato, di fatto, ad una vita disagiata e piena di contraddizioni, molto diversa da quella a cui aveva diritto per i successi pratici e professionali acquisiti negli anni passati.
Sempre con l'assistenza dell'avv. editor Devetak Cibej, Roberto Berardocco, nato a Montesilvano il 16 /11/1963 con residenza affari in via Kunavarjeva ulica 9 Ljubliana CAP 1000 e domiciliato alla via Colle Vento 40 Montesilvano, ha fatto pervenire una serie di istanze, documentate, alle varie autorità e ai ''personaggi'' competenti denunciando le varie situazioni e le ''angherie'' che avrebbe subito nel tempo.
In data 22 luglio c.a. ha fatto pervenire alla Procura della Repubblica un atto per esporre questa situazione:
''Il presente atto ha la finalità di porre all'attenzione di questa Ecc. ma Procura della Repubblica accadimenti inerenti una vicenda personale, affinché gli organi competenti possano eseguire gli opportuni accertamenti e valutare la sussistenza di eventuali profili penalmente rilevanti in relazione ai fatti dedotti.
Nei primi giorni di gennaio 2018 andai in disaccordo con la dottoressa Renzetti Daniela del Csm nord Pescara presso il quale ero assistito, in disaccordo perché vi era la continua intromissione della mia ex moglie ed assieme alla sua psichiatra la dottoressa Cicconetti Alessandra, improvvisandosi terapisti di coppia, mi organizzavano incontri a tranello per cercare di farci tornare assieme, stufo di questa situazione e di altre incomprensioni sulla terapia, mentre io richiedevo psicoterapia, la dottoressa Renzetti insisteva solo per una farmacologica, pesante e piena di effetti collaterali decisi, dopo aver parlato con il dottore Trotta, di farmi trasferire al Csm sud e cosi feci richiesta di nulla osta che mi arrivò sulla mia pec in data 23.01.2018 presi subito contatti con il dottore Trotta che mi diede appuntamento per il 29.01.2018, quindi dal 23.01.2018 non sono più a carico del Csm nord e non mi sono più recato in tale posto.
In data 29.01.2019 appena rientrato da colloquio con dottor Trotta i vigili Marzoli e Sfamurri e mi comunicano che devono eseguire una ordinanza di tso da parte del Csm nord firmato da dottoressa Renzetti. Spiego loro che non sono piu in carico al Csm nord e li invito a prenderne visione del nulla osta sul mio PC e sulla mia posta pec.
Si rendono conto che qualcosa non quadra e chiamano a supporto pattuglia di carabinieri per evidente vizio di forma. La pattuglia arriva, prende visione di tutto, si consultano e decidono di dare corso al tso, al che assolutamente non mi oppongo ma chiedo il tempo di scrivere un esposto sulla questione da inviare al giudice tutelare. In ospedale il capopattuglia, con l'esposto in mano e controfirmato da loro, si presenta in reparto alla dottoressa di turno per spiegare l'equivoco convinto che mi rimanderanno a casa, la dottoressa Annamaria Pace, prende l'esposto e lo butta con forza addosso al vigile Marzoli gridando: '' A me delle carte non frega niente, il suo lavoro è finito se ne può andare''.
La mia cartella clinica non riporta nessun dato sul mio stato di salute né fisica, né cognitiva, né comportamentale come la legge prevede, solo una diagnosi... stessa cosa la convalida a nome di Cicconetti, incompleta e in conflitto di interessi in quanto psichiatra della mia ex moglie, senza riepilogare i miei diritti, addirittura arricchita di una nuova diagnosi da parte del vicesindaco De Martinis, visto che né in proposta, né in convalida è presente ''considerato che lo stesso non ha conoscenza della malattia'' poi non mi viene notificata la ordinanza ledendo il mio sacrosanto diritto a fare ricorso regolamentato dalla legge Legittima Difesa e dall'art 24 della Costituzione Italiana...'' IL signor Roberto Berardocco a questo punto fa rilevare tutta una serie di inadempienza nei cuoi confronti e denuncia che in cartella pag 15/80 viene scritto: 'Concordato con dottor di Iorio terapia con abilify'', mentre lo stesso dottor Di Iorio, su mia precisa domanda mi dice di non
di non essere stato consultato né di persona, né telefonicamente dalla dottoressa Cicconetti e di non avere avuto nulla a che fare col mio tso.
Dopo tutto un elenco di inadempienze, di sparizioni di documenti e di sue richieste inevase per non subire trattamenti nocivi alla sua salute, Berardocco ricorda che l'art 32 della Costituzione Italiana sancisce il suo diritto alla salute e chiede la punizione severa a chi si macchia di abusi verso persone in stato di inferiorità perché sottoposti a un tso e con il suo esposto intende inoltre formulare denuncia-querela, sempre in relazione ai fatti sovra descritti, nell'ipotesi in cui dagli accertamenti svolti dalle Autorità competenti dovessero emergere fattispecie di reato per i quali la legge richiede la procedibilità a querela di parte.
Tutta questa vicenda che sa di kafkiana memoria viene portata alla luce con molta evidenza e con documentazione da parte dell'avvocato Devetak Cibej che fa pervenire documentate relazioni al Comandante Sorrentino, ricordando e facendo presente che la disabilità psichica attribuita a Roberto Berardocco é presunta in quanto non riscontrabile con esami diagnostici scientifici.
Nella sua documentata e articolata azione di far luce sul dramma di Berardocco, l'avvocato Devetak Cibej ha scritto anche al dottor Renzetti per lamentare i comportamenti avuti nei confronti del suo assistito in relazione tso del 29.01.2018 cartella clinica 2705 n° 36 a pag 9/80.
Stessa azione di difesa nei confronti del Comandante Polizia di Montesilvano Marsili, della dottoressa Cicconetti alla quale vengono contestati atteggiamenti non corretti e lesivi della salute di Berardocco.
Chiamato in causa anche l'assistente sociale Alessandro Ortolano per non aver rispettato le piu comuni regole di diligenza, prudenza, perizia e in violazione della legge, comportamenti richiesti dalla categoria professionale a cui appartiene e la sistematica violazione della legge 1° marzo 2006 n 67, Legge Antidiscriminazione.
Tutta la vicenda ha del paradossale e, dopo aver letto la documentazione in possesso del signor Berardocco, e i testi delle mail pec inviate, ci si rende conto che il Tso è un trattamento che sospende la libertà della persona. Non è chiaro chi debba somministrarlo, non sono chiare le modalità e non sono poche le violazioni legate alla pratica poco limpida del trattamento sanitario obbligatorio che consiste, di fatto, nel sottoporre una persona a cure mediche contro la sua volontà. (Gianni Lussoso)