TSO E SEQUESTRO DI PERSONA
27/06/2019

I miei articoli sul caso di Roberto Berardocco hanno suscitato notevole interesse e mi sono arrivate decine di segnalazioni di familiari di persone sottoposte a TSO e che non riescono a uscire dalla spirale di vessazioni subite in modo diverso, ma sempre dolorose, e significative della perdita della propria libertà.
Ho creduto opportuno ampliare il concetto senza precisare i nomi e le persone che mi hanno scritto ma cercando di spiegare in generale che cosa è il TSO.
Il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) è l'erede della coazione e della violenza che ha sempre contraddistinto la scienza psichiatrica dal suo sorgere.
Thomas Szasz lo definisce un crimine contro l'umanità.
Di fatto la psichiatria ha sempre fondato la sua azione sull'uso della forza per piegare la resistenza di coloro che non si piegavano, e non si piegano, alle sue diagnosi e ai suoi trattamenti.
La legislazione italiana, che è considerata come la più avanzata del mondo nel campo della difesa dei diritti degli utenti dei servizi psichiatrici, ha mantenuto, nello smantellare le strutture manicomiali, l'istituto e la logica che ne rappresentavano le fondamenta: il trattamento coatto.
Non tutti sanno che la pluridecorata ''legge 180'' in realtà si occupa di regolare le situazioni in cui le procedure con cui gli psichiatri possono obbligarci a sottostare alle loro ''diagnosi'' e ''terapie''.
Al di fuori di queste situazioni, previste dalla legge, ogni azione contro la nostra volontà rappresenta una violazione dei nostri diritti e un comportamento rilevante dal punto di vista penale.
In alcune zone del nostro paese è uso consolidato attuare il TSO, oltre che nei reparti psichiatrici, anche presso il domicilio della persona.
La legge regola due istituti di coercizione: l'A.S.O. (accertamento sanitario obbligatorio) e il T.S.O. (trattamento sanitario obbligatorio).
Il Sindaco può emanare l'ordinanza di TSO nei confronti di un libero cittadino solo in presenza di due certificazioni mediche che attestino che: la persona si trova in una situazione di alterazione tale da necessitare urgenti interventi terapeutici; che gli interventi proposti vengono rifiutati; che non è possibile adottare tempestive misure extraospedaliere.
Le certificazioni oltre a contenere l'attestazione delle condizioni che giustificano la proposta di TSO, devono essere motivate nella situazione concreta. In altre parole non dovrebbero essere ammesse certificazioni che si limitano alla mera enunciazione delle tre condizioni, né tantomeno prestampati.
In realtà l'uso di prestampati è una prassi comune accettata dai sindaci e dai giudici tutelari che dovrebbero vigilare sul rispetto delle procedure e delle garanzie previste dalla legge.
Qualsiasi ricovero in una qualsiasi struttura psichiatrica o sociale, indipendentemente dalle modalità con cui avviene, è da considerarsi sempre ricovero volontario.
Nessuno può essere trattenuto contro la sua volontà presso nessuna di queste strutture e, in SPDC, ciò è possibile solo in presenza di un provvedimento di TSO.
Ci si chiede, come fa un cittadino a difendersi legalmente rispetto a un atto di cui non è a conoscenza?
E ancora, come si fa a sapere quando è obbligato alle cure e quando invece ha ogni diritto legale di rifiutarle?
Nella sua denuncia querela del 4 maggio 2019, presentata presso gli organi competenti, in particolare, il signor Roberto Berardocco denuncia che gli vennero somministrati, contro la sua volontà, nonostante lo avesse fatto presente, alcuni farmaci, in particolare Rivotril e Disperdal che la Johnson &Johnson, casa produttrice, ha dovuto ritirare e pagare indennizzi per 400 milioni di dollari, medicinali che gli procuravano dolori e danni collaterali di grossa entità.
La notifica del provvedimento di TSO va richiesta nel momento in cui qualcuno impone al paziente di seguirlo, di assumere una terapia, di entrare in un reparto.
In assenza di tale provvedimento, infatti, ogni azione di coazione nei confronti del paziente può essere denunciata come reato penale.
Restano fuori le situazioni in cui può essere invocato l'art. 56 del codice penale sullo stato di necessità (''non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o d altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo). Negli altri casi possono ravvisarsi gli estremi di violenza privata, sequestro di persona...
Il TSO ha la durata di 7 giorni.
Alla scadenza il responsabile del reparto deve comunicare al Sindaco se ritiene necessario prorogare il trattamento obbligatorio. In caso contrario la persona è dimessa, oppure il suo ricovero viene trasformato in 'volontario'.
Anche nel caso di proroga, va richiesta la notifica per evitare di rimanere rinchiusi in reparto pur risultando formalmente volontari.
Aldilà di quello che ci lasciano a volte credere, nessuno 'firma' per la scarcerazione, del paziente, né è necessario che qualcuno lo accompagni o si prenda la 'responsabilità' per lui.
Chi viene ricoverato (o si ricovera) in psichiatria, non è una persona incapace e interdetta, per cui mantiene tutti i diritti e doveri di qualsiasi altro utente della struttura sanitaria.
Una volta venuto meno il TSO, per scadenza dei termini, revoca o altro, il paziente può chiedere di essere dimesso in ogni momento e tale richiesta non può essere disattesa senza integrare gli estremi di reato del sequestro di persona. (Gianni Lussoso)