SPERO TORNINO I RANGERS DI UNA VOLTA
24/06/2019

Sta per ricominciare la stagione del calcio giocato ma, per ora, ha il sopravvento il calcio parlato e mi rendo conto di quanto danno sia stato fatto a discapito di una fede e di una forza che rappresenta il tifo del calcio pescarese, quello dei Rangers.
Io, che ho vissuto dal 1948 tutta la storia del calcio biancazzurro da tifoso, e che da giornalista, dal 1964, vivo le varie stagioni del calcio pescarese, non sempre sono stato tenero con il tifo organizzato, ma ho sempre espresso un rispetto per la fede offerta genuinamente, a più riprese, dai ragazzi dei Rangers per tenere vivo e desto l'impegno dei vari dirigenti passati nel corso degli anni affinché fossero rispettati i termini del rapporto tra società e tifoseria.
Non posso dimenticare ciò che i Rangers hanno fatto nei momenti bui del calcio di questi ultimi anni quando essi, da soli, sono riusciti ad evitare che degli sciacalli potessero banchettare sui ''resti'' del Pescara e come dalla loro forza siano scaturite altre iniziative che hanno portato il Pescara a riprendere quota.
Con amarezza, però, devo constatare che c’è un malessere strisciante che serpeggia non solo nel calcio pescarese ma anche in quello italiano, un’avversione che sfocia quasi in odio verso i presidenti, quei rappresentanti del calcio moderno odiati, da Nord a Sud, da tutti i tifosi che confermano di essere stanchi di vedere all'opera presidenti affaristi e mercati che sfruttano la passione dei tifosi e che vorrebbero vedere una rinascita, dopo anni di lento ma inesorabile declino seguiti all’età dell’oro, quella rappresentata dai grandi presidenti tifosi che, con alle spalle le loro aziende sostenevano il calcio e lo avevano portato a dominare le scene sui campi della serie A e B e anche su quelli dei campionati europei.
Dei presidenti che sono in vetta alle società di A e di B sono pochi quelli che hanno una storia edificante alle spalle e che possono dire dio avere il rispetto dei tifosi. Negli anni abbiamo dovuto vedere sugli scranni presidenziali emeriti avventurieri pronti a sfruttare la passione dei tifosi e a fare consumo di parole, sostenuti, furbescamente, da quelle ''penne'' che avevano un certo credito nelle varie testate giornalistiche.
Questi pennivendoli, reggitori di microfono, hanno fatto accettare ai tifosi, soprattutto a quelli meno esperti, la presenza e le attività di diversi presidenti autentici “avventurieri” che sono entrati nel mondo del pallone non perché spinti dalla passione o dal tifo per una squadra, ma solo ed esclusivamente per la visibilità che garantisce in Italia l’essere proprietari di un club di calcio e per le porte che apre a livello imprenditoriale il ricoprire quella carica o in aggiunta quella di consigliere della Lega Calcio o della Federcalcio.
È questo che conta: visibilità e potere, non la passione.
E l’aver preso atto di questa nuova realtà, di questo cambiamento radicale, ha portato moltissimi tifosi a staccarsi dal mondo del calcio: ha affievolito la passione di chi, come tifoso, non si sente rappresentato da questi cialtroni che poco hanno a spartire con la passione vera dei tifosi che si tolgono il pane di bocca per poter sostenere la spesa dell'abbonamento.
Finito il tempo dei presidenti tifosi?
Bisogna per forza subire questi personaggi che tirano fuori il tifo o la passione quando hanno bisogno dell’appoggio della piazza e che normalmente considerano i tifosi come ''quattro scemi'' da sfruttare secondo necessità?
Molti presidenti, e tra questi anche quello del Delfino 1936, non hanno capito che i tifosi sono stanti di essere considerati dei ''clienti'' e che rivendicano prepotentemente il loro diritto ad essere considerati come la forza vitale del sodalizio. E ben lo sanno quei presidenti costretti a rendersene conto come Preziosi, Ferrero, Cairo, Della Valle che al grido delle Curve, ''pensate solo ai soldi'' hanno dovuto lasciare o tornare a più miti consigli.
Sebastiani è convinto che con le sue esternazioni, esaltate dallo scodinzolare di alcuni reggi microfono, può far accettare ogni sua svendita (a squadre della stessa categoria) o ogni prestito acquisito e fatto passare per geniali operazioni di mercato per far contenti i padroni (che anche lui ha) e i cui nomi i tifosi pescaresi ormai ben conoscono.
A dimostrazione che le contestazioni non sono legate ai risultati, a Verona urlavano “Setti vattene” anche il giorno della promozione in Serie A.
E Setti, è un altro esempio dei presidente del Terzo Millennio odiati dai tifosi. E, forse, il proprietario del Verona è stato il più onesto di tutti, perché ha confessato apertamente di essere un “avventuriero”, uno entrato nel mondo del calcio per motivi che non hanno nulla a che fare né con la passione né, tantomeno, con il tifo…
Insomma, personaggi pronti a fare qualsiasi cosa in nome dei soldi e della popolarità che non possono piacere a chi ha fatto sempre del calcio più che una passione da coltivare e da tramandare quasi una ragione di vita.
I tifosi hanno accettato l’idea delle bandiera ammainate e dei calciatori che cambiano maglia con frequenza addirittura maggiore con cui cambiano le fidanzate, ma non possono accettare l’idea che a dirigere la società ci sia qualcuno che ha un portafoglio al posto del cuore.
I tifosi hanno ben capito che fare il presidente di calcio oggi è diventata una professione, per giunta redditizia. Perché al contrario dei presidenti di una volta, quelli che si rovinavano per rendere sempre più competitive le squadre di cui erano i primi tifosi, i presidenti di oggi spesso e volentieri non ci mettono un solo euro di tasca loro per mandare avanti il giocattolo. Anzi, ci guadagnano utilizzando le società di calcio come casseforti da cui attingere per finanziare in qualche modo altre loro personali attività ed è per questo che i nuovi presidenti, tranne rarissime eccezioni, non solo non sono amati, ma sono contestati, indipendentemente dai risultati.
Dal Sud al Nord, è tutto un ''presidente vattene'' con la segreta speranza di finire nelle mani di un tifoso vero, anche se c'è il pericolo di cadere in mani peggiori perché, come si dice, al peggio non c'è mai fine.
E' per questo che mi auguro, personalmente, che tornino i Rangers di una volta, capaci di mettere in riga anche il Ferguson dei Colli e costringerlo a rispettare le attese della tifoseria biancazzurra.
(Gianni Lussoso)