MENO MALE CHE CI SONO I TIFOSI BIANCAZZURRI
22/06/2019

Se dovessi dar conto solo alle cronache dei tanti club calcistici europei che hanno seri, dico seri, problemi con le tifoserie organizzate, affermo sempre più che, per fortuna, ci sono anche i tifosi del Pescara a farmi ricredere sulla bontà di un certo spirito positivo di appartenenza calcistica.
Tolte alcune rare e conosciute eccezioni di tifosi che si credono dei ''potenti del tifo biancazzurro'' capaci di gestire la realtà della Curva Nord, e di poter dare del ''tu'' al presidente, il resto è formato da una tifoseria che deve ancora trovare la sua vera e completa identità ma che, però, è ancora decentemente organizzata entro la legalità.
Sì, ogni tanto c'è qualche esplosione di ''dinamismo giovanile'', ma poca cosa rispetto a ciò che avviene altrove.
Qualche anno fa Fabio Capello aveva lanciato l'allarme di un calcio sempre più in mano ai gruppi di tifo organizzato, spesso protagonisti di episodi estremi.
In una ipotetica classifica delle tifoserie più ''cattive'' gli hooligan, un termine inglese che indica una persona dal comportamento scurrile, violento, indisciplinato e ribelle, utilizzato per indicare i tifosi più turbolenti e violenti delle squadre di calcio del Regno Unito, erano posizionati al quarto posto tra gli ultras più pericolosi del mondo: la presenza di parecchi esponenti appartenenti ad una sedicente estrema destra è ben nota nella Curva Nord dello stadio Olimpico e, purtroppo, è un fenomeno che riguarda parecchi altri gruppi di tifo organizzato.
Tornando alla classifica, i laziali precedono di un solo posto gli ultras del Napoli, anch'essi nella lista dei 'cattivi'.
Secondo Talksport, gli ultras di Lazio e Napoli sono più pericolosi delle Barra Bravas argentine, autentico esempio di criminalità organizzata che trae il proprio business dal mondo del calcio ma che in questa graduatoria occupa 'soltanto' la nona posizione.
Ancora oggi, i tifosi più pericolosi al mondo sono considerati quelli della Stella Rossa Belgrado. Nulla di nuovo, se pensiamo alla triste quanto meritata fama degli ultras serbi che passarono dalle violenze sugli spalti del ''Marakana'' di Belgrado, ai massacri di civili durante la guerra in Bosnia, costituendo l'ala più crudele e sanguinaria della milizia nazionalista dell'allora Jugoslavia.
Bisogna accettare il fatto che non c’è solo la passione calcistica a vivere e ad alimentarsi nelle curve degli stadi di calcio. Sottotraccia si muovono anche interessi criminali. È il caso della ‘ndrangheta a Torino, che è riuscita a inserirsi come “intermediaria e garante nell’ambito del fenomeno del bagarinaggio gestito dagli ultras della Juventus”; è il caso, come quello di Genoa, in cui “sebbene non appaia ancora saldata la componente criminalità organizzata con quella della criminalità comune, le modalità organizzative e operative degli ultras vengono spesso mutuate da quelle delle associazioni di tipo mafioso”.
Il quadro, dai tratti foschi, emerge dalla relazione stilata dalla commissione Antimafia sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel mondo del calcio. Un’infiltrazione resa possibile anche grazie all’anarchia nella gestione degli spazi rispetto ai criteri di assegnazione dei posti. Non è un caso che, scrive la commissione che ha studiato il caso, “la forza di intimidazione delle tifoserie ultras all’interno del “territorio-stadio” è spesso esercitata con modalità che riproducono il metodo mafioso”.
Bisogna considerare la condizione di “extra-territorialità” che vige nelle curve rende spesso gli ultras intoccabili, tanto che spesso acquisiscono il potere anche di ricattare le stesse società sportive con l’arma della “responsabilità oggettiva che espone la società a sanzioni per i comportamenti violenti o discriminatori posti in essere dai suoi sostenitori”.
Per quale ragione le criminalità puntano sempre più alle tifoserie?
Semplice: il rapporto tra mafia e ultras “è la porta d’ingresso” che consente alla malavita di avvicinarsi alle società, con l’aggravante, poi, che “le forme di estremismo politico rischiano di creare saldature con ambienti criminali mafiosi ancora più preoccupanti per la sicurezza e la vita democratica”.
E' emerso anche il mutuo soccorso tra gli stessi gruppi a seguito degli arresti operati dalla Polizia di Stato alcuni episodi di violenza, con vere e proprie raccolte di fondi tra gli stessi per sostenere le spese legali delle famiglie.
Esattamente come avviene negli ambiti mafiosi.
Inchieste successive hanno reso ancora più evidente come ci siano “rapporti diretti” tra ultras e criminalità.
Una vera e propria “colonizzazione”, e non si esclude che possano tradursi in tentativi di ingerenze della criminalità organizzata insieme nelle dinamiche calcistiche, intese queste ultime sia come scelte di amministrazione e di gestione societaria, sia come tentativi di vessazione e di costrizione”. E spesso i capi delle tifoserie riescono a far cedere o mantenere un giocatore nella società secondo il loro desiderio che non è un atto di amore verso quel giocatore ma una prova di forza contro il presidente preso di mira.
La cosa più grave è che dalle indagini ufficiali sono emerse delle ''contaminazioni'' tra la mafia di porigine rumena e il calcio italiano.
Un collaboratore di giustizia aveva dichiarato che tra gli affari del sodalizio rumeno vi era “anche un’attività relativa alla cessione a terzi di abbonamenti per partecipare alle partite della Juventus”, attività però già allora condotta “previa autorizzazione di criminali di origine calabrese, con i quali il sodalizio mafioso rumeno trattava stupefacenti
Non è un caso che anche per la costituzione di un nuovo gruppo ultras fossero necessarie due autorizzazioni: “l'una, da parte degli ultras storici, l'altra da parte della ‘ndrangheta”. Una rete fitta, dunque, finalizzata al controllo reticolare della tifoseria.
Emblematica la conclusione dell’Antimafia: “La criminalità organizzata si è inserita in tale contesto assumendo di fatto il controllo della tifoseria organizzata e quindi i relativi benefici economici derivanti dall’attività illecita di bagarinaggio, quantificati in circa 50mila euro a partita per uno solo dei gruppi di tifosi, e quindi in proporzione anche di molto superiori”.
Insomma, a entrare nello specifico delle situazioni dei vari gruppi di tifosi, c'è di che rabbrividire, e allora mi tengo affettuosamente vicini i tifosi biancazzurri pescaresi che sono anch'essi, a volte, da criticare, ma in complesso sono dei ragazzi capaci di amore per la squadra e anche di bei gesti di solidarietà sociale, come dimostrano i loro contributi dati in occasione di catastrofi geologiche capitate nei recenti anni in Abruzzo. (Gianni Lussoso)