NON ASPETTATEVI CHISSÀ CHE...
17/06/2019

Leggo, ascolto e parlo con molti tifosi e mi rendo sempre più conto che non tutti hanno realmente capito il cambiamento globale che ha subito il calcio, non solo quello nostro pescarese, ma anche quello nazionale.
I tifosi si aspettano una squadra capace di vincere il campionato di Serie B e di ritornare in Serie A con la possibilità concreta di creare una base solida per restarci almeno qualche anno, cosa che hanno saputo fare, mi appello al filo della memoria, Empoli, Chievo, Udinese, Catania, Triestina, Livorno, Perugia, Ascoli, Lecce, Reggina, Foggia, Avellino...
Ma bisogna capire che nelle corde del Pescara, la Serie A c'è solo come un fortuito caso e non come il risultato di una vera programmazione.
Del resto il presidente parla in questo termini e capisci che sogni non sene possono fare: “Fiorillo e Farelli saranno i nostri portieri. Kastrati potrebbe restare, ma è giovane e forse vuole giocare di più. In difesa siamo quasi a posto: Balzano, Ciofani, Del Grosso, Scognamiglio, Perrotta e Bettella saranno con noi. Pinto è una buona opzione e la valuteremo: ha caratteristiche offensive che potrebbero fare al caso nostro. E vedrete che il giovane Zappa vi stupirà. Pensiamo anche a Ciofani...”
Repetto, l'uomo dalle mani d'oro per il mercato calcistico dice: “Faremo un mercato che principalmente si baserà sui prestiti.
Di che stiamo a parlare?
Vedete che le lingue sono molto diverse da quelle dei tifosi. I presidenti di oggi non sono più quei Presidenti - mecenati che si identificavano completamente con il proprio club e, spesso, con la
propria città di origine, di cui diventavano delle vere e proprie icone, come, citando solo alcuni esempi, sempre a memoria, Romeo Anconetani, storico Presidente del Pisa tornato ora in Serie B, Costantino Rozzi dell’Ascoli, Antonio Sibilia, Presidente dell’Avellino... Presidenti che autofinanziando la squadra, facevano enormi sacrifici pur di “regalare” alla propria terra ed ai propri tifosi successi. Parli oggi di questi ''eroi'' con alcuni tifosi aggreppiati che dicono: ''Ma mica uno deve rimemetterci a fare il presidente? Ringraziamo Dio che, intanto, ci iscrive la squadra...''
Il calcio non è più solo quello dello stadio, del caffè Borghetti, delle ore di discussioni al Bard dello Sportivo... oggi ci sono i salotti televisivi... altra jattura del calcio odierno sfruttato abilmente dai presidenti con qualche sponsorizzazione...
Il calcio, ha subito nel corso degli anni, una totale mutazione sia in ambito tecnico, e quindi per tutto ciò che concerne il gioco, sia a livello strutturale e manageriale.
Al giorno d’oggi, siamo ormai abituati a considerare il gioco del calcio come una vera e propria azienda multinazionale, e sempre più globalizzata, che si occupa, oltre che di raggiungere importanti e determinati risultati sportivi nelle varie competizioni, anche e soprattutto di vendere i diritti legati alla trasmissione e diffusione delle proprie gare, così come della vendita dei diritti legati al brand della società.
Oggi, per il semplice fatto di tenere i conti in ordine, (spesso con artifici al limite della liceità), i presidenti pretendono il plauso pubblico come se non dovesse, la correttezza contabile, la normalità di una gestione imprenditoriale.
E per mantenere una squadra di calcio è impensabile, oggi, che un dirigente investa soldi propri.
E' la società di calcio che mantiene, spesso, i presidenti che hanno come lavoro principale quello di essere presidenti...
Ed ecco, che nascono le plusvalenze fittizie (da non confondere con quelle reali, che sono sempre meno) lo sviluppo delle Accademy, che servono a rastrellare fondi, così come i bond che sfruttano la passione dei tifosi.
Ciò comporta che la società calcistica dovrà focalizzarsi sempre più nel core business della competizione sportiva che non dovrà solo concentrarsi sul successo sportivo ma anche nella conquista dell'attenzione, del tempo e della disponibilità di spesa di un gruppo di tifosi sempre più vasto.
Come dire che sono i tifosi a ''mantenere'' la squadra e gli stessi presidenti.
Pertanto, non aspettatevi chissà che... (gianni lussoso)