ROBERTO BERARDOCCO, VITTIMA O EROE?
09/06/2019

Roberto Berardocco, di Montesilvano, molto conosciuto negli ambienti sportivi, convinto che il figlio Luca, calciatore professionista, sia stato vittima di una serie di ingiustizie derivanti dal crac del Parma Calcio, la squadra in cui militava e che il calciatore, da lui assisto anche come procuratore, sia stato penalizzato proprio da queste vicende sul fronte dell'ingaggio, chiese che della questione si occupasse la magistratura, per far emergere eventuali responsabilità e ristabilire una situazione di giustizia nei confronti del figlio. Per sollecitare l'interesse di quanti avrebbero potuto aiutarlo, inscenò un tentativo di suicidio preoccupandosi, però, di avvisare della sua intenzione i Carabinieri e inviando centinaia di sms, annunciando di essere pronto a stringersi il cappio attorno al collo.
Una chiara azione dimostrativa che ha dato, però il la a tutta una serie di situazioni mediche che lo stanno vessando dal 2015.
Di niente bisogna aver più paura che di cadere in mano agli psichiatri, dicono tutti coloro che hanno avuto la sventura di avere a che fare con essi.
La maggior parte della gente al giorno d’oggi ha difficoltà a capire l’impatto distruttivo della psichiatria sulle comunità di tutto il mondo.
Per troppe persone, la lezione viene imparata solo dopo che uno psichiatra ha distrutto una parte della loro vita.
Il motivo scatenante può essere di diversa natura, la morte di un caro, un tracollo finanziario, la consapevolezza di un figlio giocatore di talento che per colpa altrui non riesce ad avere il giusto riconoscimento...
Dopo varie vicissitudini che lo hanno portato a subire diversi trattamenti in TSO, alcune volte richiesti volontariamente proprio per difendersi dagli effetti collaterali di alcune medicine che gli venivano somministrati.
Una delle cose più importanti da sapere in merito alla psichiatria è la completa mancanza di scienza a sostegno del suo sistema di diagnosi o dei suoi trattamenti.
“Medicalizzando” i problemi di ogni giorno, gli psichiatri hanno etichettato milioni di persone come mentalmente malate, e le hanno convinte o forzate ad adottare farmaci psicotropi prescritti come routine delle loro vite o anche a subirle senza essere preventivamente informati e per iscritto di ciò che avevano intenzione di somministrare.
Intanto vediamo che cosa è il TSO.
È l’articolo numero 34 della legge del 23 dicembre 1978 a definire che cos’è il Trattamento sanitario obbligatorio (T.S.O.) e le modalità secondo le quali deve essere effettuato. Visto che, sempre secondo il nostro ordinamento giuridico, i cittadini non possono essere sottoposti a cure mediche contrariamente alla propria volontà, le condizioni per ricorrere a un T.S.O. sono definite dalla legge in maniera chiara e precisa.
Il trattamento sanitario obbligatorio si applica quando: una persona – in evidente stato di alterazione psichica – ha urgente bisogno di cure mediche, le abbia rifiutate, e non sia possibile procedere con altre misure.
Per far sì che si possa procedere con il T.S.O., bisogna che il paziente sia visitato realmente dai medici, mentre è nulla qualsiasi diagnosi effettuata a distanza. Oltre all’esame personale, bisogna provare di aver eseguito una diagnosi differenziale, riportare testimonianze di terzi, le terapie provate dal soggetto, i fatti rilevati e l’urgenza del trattamento sanitario obbligatorio.
È il sindaco del comune del paziente ad autorizzare la richiesta del Trattamento sanitario obbligatorio, che deve essere richiesto da due medici. Essendo una misura fortemente limitativa della libertà personale, ha un tempo decisamente breve: il T.S.O. dura “solo” sette giorni ma, se le condizioni non dovessero mutare, può essere prolungato su richiesta del medico anche diverse volte di seguito. Può anche succedere che un paziente decida poi di ricoverarsi volontariamente, e allora il T.S.O non si rende più necessario.
Proprio per la delicatezza e l’emergenza della situazione, il provvedimento deve essere inviato al giudice tutelare entro 48 ore. Se questi non lo convalida, il T. S. O. deve cessare immediatamente. La fine del trattamento sanitario obbligatorio può essere chiesta sia dai parenti del paziente sia da un estraneo.
Ma è opportuno sottolineare che in regime di T.S.V. (volontario), le persone godono di una serie di diritti di cui spesso sono però poco informate. Tutto quello che ci viene imposto senza la nostra volontà configura gli estremi di reati come il sequestro di persona, i maltrattamenti, le lesioni che sono:
1. Rifiutare la visita psichiatrica e le terapie;
2. Essere informati sui tipo di cura a cui siamo sottoposti, sulla sua natura e sui suoi effetti;
3. Scegliere la terapia, e, eventualmente, a interromperla;
4. Essere dimessi dalla struttura psichiatrica qualora noi lo vogliamo, come in ogni altro reparto ospedaliero.
5. Comunicare con chi vogliamo (art.3 della Costituzione italiana);
6. Far rispettare la nostra integrità psico-fisica: non possiamo essere legati né offesi fisicamente o verbalmente;
7. Far rispettare la nostra privacy;
8. Conoscere tutte le certificazioni relativa al nostro stato di salute;
9. Disporre liberamente di ciò che ci appartiene, compresi soldi, telefonino etc...
Dopo varie traversie molte delle quali descritte con dovizia di particolari in un libro scritto da Berardocco e venduto da Amazon, il nostro, vittima o eroe è ancora da definire, ha dovuto prendere forzatamente il farmaco abilify maintena 400 ml nonostante avesse più volte detto che quel farmaco gli aveva procurato in precedenza notevoli effetti collaterali negativi.
E' bene precisare che il medico è obbligato ad avvertire per iscritto il paziente se gli effetti collaterali del farmaco che gli somministra possono comportare dei rischi.
La semplice comunicazione verbale non servirebbe ad escludere la responsabilità del medico per eventuali incidenti causati “con certezza” dall’effetto collaterale del farmaco e per i concreti disagi provocati dal farmaco stesso.
Per tentare di difendersi da tutta una serie di coercizioni subite dal 2015 ad oggi Roberto Berardocco si è visto costretto a presentare presso la Questura di Pescara una circostanziata denuncia querela nella quale sono ricordati tutti i passaggi dal momento della sua azione dimostrativa del settembre 2015 ad oggi precisando le azioni messe in atto dai vari medici che si sono interessati alla sua vicenda e considerando che in casi similari al suo, per la somministrazione di farmaci ''forti'' come il abilify maintena 400 ml, la Johnson & Johnson, è stata obbligata a risarcire i pazienti con somme considerevoli, Roberto Berardocco annuncia che porrà in essere tutte le forme lecite e legali per avere giustizia e il giusto indennizzo per le sofferenze subite ad opera dell'uso reiterato di questo farmaco. (Gianni Lussoso)