PROGRAMMI E ABBONAMENTI
07/06/2019

Qualche stagione fa si partì con ''Pescarese tu non sei, capire tu non puoi'', uno slogan che puntava tutto sulla pescaresità adombrando in parte tutti coloro che, vivendo a Pescara e nell'hinterland, pescaresi non sono, ma seguaci della maglia biancazzurra, sì.
Attraverso una martellante campagna – rivendicava più di una semplice appartenenza: l’orgoglio, la possibilità quasi esclusiva di far parte di un gruppo.
Il messaggio era chiarissimo: essere pescaresi in quel senso, si portava dietro tutta una serie di altri valori che rendevano speciale il tifoso.
Nel realizzare uno slogan o una campagna promozionale si mira a mantenere vivo quello che gli psicologi chiamano il “senso del noi”.
Non c’è distinzione tra chi va allo stadio e chi gioca in campo: non si tratta di uno spettacolo che viene offerto, ma di un obiettivo da raggiungere insieme.
Quando poi l’appartenenza incontra l’orgoglio di far parte di una piccola comunità, la pubblicità si fa creativa e il messaggio è trasmesso in dialetto, quasi come se fosse un “codice”.
Quando si grida: Nu seme nu... significa voler unire tutti i tifosi pescaresi in un unico cuore.
Le frasi studiate dal Pescara non sono altro che un modo per creare un link diretto con il tifoso: noi parliamo la stessa lingua, ci capiamo, dunque ci apparteniamo.
Calcio e fede, binomio inevitabile.
Così come il tema del matrimonio, con la sua liturgia, le sue formule. A livello di messaggio “subliminale” qui ci si discosta leggermente: la differenza è sottile, ma c’è. Perché se appartenenza significa partecipazione, un “se vuoi unirti a noi, puoi”, dietro al matrimonio c’è tutta una serie di doveri che legano il tifoso alla squadra.
Non più “puoi”, ma quasi un “devi”.
Hai scelto Pescara come la tua squadra del cuore? Bene: adesso devi accettarne le conseguenze. Ovvero che, come in qualsiasi matrimonio, ci possano essere alti e bassi, da superare insieme, restando fedeli appunto. E così, chi accetta di abbonarsi e di sostenere la squadra biancazzurra, sa che deve sostenerla sempre e non solo quando vince e se un dirigente non ti piace lo rendi impopolare e lo ''inviti'' a cambiare atteggiamento, ma si resta uniti ''solo per la maglia''.
Ci si avvicina ai concetti di appartenenza e fedeltà, ma con alcune sfumature. Come per esempio i tifosi della Nord non si ''mischiano'' con quelli dei Distinti a della Sud: essere dei Rangers è tutta un'altra cosa, è tutto un altro vivere la realtà sportiva.
Il tema della creatività ha sollevato anche qualche polemica, ad esempio, per l'inno del Pescara, che è un inno spagnolo ma, ormai entrato nel cuore e nelle abitudini dei pescaresi, non tutti sono convinti della sua bontà effettiva. In tanti gradirebbero un inno non copiato, non accusabile di plagio, ma si sa bene che l'abitudine diventa un'altra natura, e ormai nessuno ci fa più caso anche se, per la verità, non hanno imparato a cantare il loro inno anche durante la partita per creare un ambiente emozionante.
Mi chiedo come mai con tanti ''poeti del calcio'' e tanti esperti di musica, non si sia capaci di creare un inno vero e tutto pescarese, ma tant'è.
Per chiudere, sono criticabili quegli slogan ormai desueti, che la Curva continua a lanciare contro gli ospiti i quali non se ne fregano e giocano la loro partita, da vecchio seguace della squadra biancazzurra, la mia prima partita da tifoso è datata 1948, amerei molto che si tifasse per il Pescara e non contro gli avversari, che nemici non sono, ma appassionati di calcio come noi, anche se sotto altri colori.
E alla società dico che si possono pretendere gli abbonamenti, ma che è altrettanto vero che i tifosi possono pretendere programmi chiari e possibili, e non promesse che poi, sanno di non poter né voler mantenere. (Gianni Lussoso)