QUANTO PARLANO... ORA!
29/05/2019

Il calcio è uno degli sport più seguiti in tutto il mondo, e milioni sono i fan che lo guardano alla televisione o lo praticano sul campo. Tutti ne parlano: il pubblico, i tifosi, i giornalisti, i giocatori e i tecnici. Si tratta di uno sport dall’enorme impatto sociale ed economico, indipendentemente che si tratti di calcio di serie B o di Serie A.
Tutti ne parlano... dopo.
In queste ore i salotti televisivi e quelli radiofonici sono pieni di opinionisti (chi cavolo ha dato loro questo titolo culturale?) che ci spiegano perché il Pescara ha perso con il Verona; perché Pillon pur essendo un brav'uomo, non ha caratteri e perde per non avere il coraggio di attaccare; perché ha sostituito Sottil con Campagnaro; perché il presidente è un grand'domo; perché lo stesso presidente è un affarista con il pelo sullo stomaca che guarda solo i suoi interessi; perché certi giornalisti chiedono prestiti al dirigente di turno; perché certi conduttori sanno solo reggere il microfono e non usano la possibilità di provare, quanto meno, a dissentire, anche per capire... No! Tutti parlano adesso.
E quando c'era la possibilità di aiutare Sebastiani a fare meno errori, tutti tacevano.
Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.
Quando Pillon, che non è il pavido che qualcuno pensa, era riuscito a far fare un girone di andata di grosso prestigio tecnico e di classifica, ad una squadra non proprio completa, i conduttori che oggi straparlano, non hanno ''aiutato'' Sebastiani a capire che doveva ascoltare il tecnico e prendere un t terzino sinistro e un attaccante da affiancare a Mancuso e di n on vendere nessuno della rosa a gennaio perché il Pescara avrebbe vinto il campionato e sarebbe stato promosso in A.
Invece il presidente ha confermato che siamo vere macchine fatte di convinzioni. Le interiorizziamo e le accettiamo come programmi mentali che ci ripetiamo continuamente come se fossero litanie, le elaboriamo come una proprietà, come qualcosa che va difeso a spada tratta. Di fatto, il nostro ego è tutto un mosaico di varie e ferree convinzioni, quelle per cui si abbandonano anche gli amici, pur di voler avere sempre ragione.
Pertanto, convinto di essere veramente un ''laureato in scienze calcistiche'', di meritare pienamente il titolo di ''baronetto dei Colli'' per meriti calcistici e di essere diventato davvero il Ferguson dei Colli, ha venduto Gravillon (che si è perso nella mediocrità panchinara), ha ceduto Machin e Palazzi riducendo, di fatto, il potenziale di quello che era considerato il miglior centrocampo della B. Ha preso dei giovani che sono stati svezzati per prepararli per altre società e, in definitiva, ha reso meno efficace il prodotto calcistico, fidando, comunque, sempre sull'appoggio di chi si è lasciato invischiare nella sua politica societaria.
Questo gruppetto di opinionisti ''asserviti'' avrebbe dovuto avere il coraggio di parlare prima, per aiutare Sebastiani a non fare gli errori fatti, e per migliorare la sua immagine con i tifosi e il suo atteggiamento con tutto l'ambiente. Invece lo hanno lasciato affogare nel suo egocentrismo e nella sua convinzione di essere il migliore.
Parlare oggi solo per continuare ad assecondarlo e scaricare la colpa sul tecnico significa fare del male prima al Pescara ma anche e soprattutto a Sebastiani che continuerà imperterrito per la sua strada in compagnia di faccendieri e intrallazzoni di alto bordo.
E Pescara non avrà una sua vera squadra fatta di giocatori di proprietà. Continuerà ad avere prestiti, continuerà a fare da balia ai giocatori della Lazio, Fiorentina, Atalanta, Roma, Juventus etc..., continuerà a vendere i ragazzi della Primavera prima che facciano qualche partita ufficiale nella Serie B e i tifosi continueranno a sognare a vuoto.
A questi opinionisti vorrei ricordare che uno dei modi più accessibili ed efficaci per formare un pensiero critico che ci sia di aiuto per adattarci e crescere è la lettura. Leggere è la chiave per dare dignità al nostro pensiero e per poterlo trasmettere in modo intelligente anche agli altri.
Leggere ci infonde saggezza e, come direbbe lo scrittore e filosofo Baltasar Gracián, “i libri ci rendono persone” e non reggitori di microfoni. (Gianni Lussoso)