FERGUSON DEI COLLI BACCHETTA PILLON
06/05/2019

Immancabile la nota polemica e critica del Ferguson dei Colli nei riguardi di Pillon e del suo gioco che non ha fatto divertire il patron che dimentica di pretendere di divertirsi pur avendo indebolito una squadra che era stata ben messa in campo e che si è ritrova a gennaio priva di due centrocampisti che non sono stati sostituiti adeguatamente.
Mi ricorda quel signorotto arricchito che assume in cucina, per fare bella mostra, uno chef al quale mette a disposizione dei fichi secchi e poi si lagna se i piatti realizzati non sono di suo pieno gradimento.
Essendo il nostro eroe molto furbo, e capace di assorbire le novità, come capita a tutti coloro che cominciano a studiare un aspetto del vita, in questo caso il calcio, crede di essere arrivato al punto di meritarsi una laurea in scienze calcistiche, e comincia a discettare anche con i laureati veri e pretende di essere preso in considerazione e di dare lezioni a chi ne sa più di lui e che, fino al giorno prima, ha penato per fargli capire la differenza tra metodo e sistema.
Siccome ha il coltello per il manico (dato che è lui che paga lo stipendio) il silenzio rassegnato del tecnico vero, che deve fare di necessità virtù, lo considera come il riconoscimento della sua valenza di critico calcistico.
Il grosso dramma, però, di questo Ferguson nostrano, definito tale solo per sorridere insieme, è la mancanza di cultura vera, e non solo calcistica.
La mancanza di capacità di dialogare con dei professionisti veri lo ha portato a circondarsi di ''cafonetti rivestiti'' che, con la patacca che il ragioniere ha appiccicato loro al petto, si sentono dei professionisti arrivati e, per mantenere l'uso della patacca, dicono sempre sì, facendo cadere il loro mentore, non avendo freni inibitori, in situazioni a dir poco ridicole che esaltano la loro ''gnurantità'' calcistica.
E allora vedi che i rapporti con la stampa si deteriorano, che quelli con i tifosi hanno crisi ricorrenti, che le comunicazioni ufficiali sono scritte in un italiano artificioso fatto di anacoluti e di orrori vari. L'italiano è tra le lingue più difficili da studiare. È bellissima e armonica per chi la ascolta ma, allo stesso tempo, è piena di regole grammaticali da rispettare e non dimenticare, ma i ''cafonetti'' non sapendo di non sapere, non si rendono conto degli strafalcioni e invitano al sorriso coloro che, per disavventura devono leggerli.
Se fossi ''amico'' del nostro Ferguson, ma sono per sua ammissione un ''nemico'', gli consiglierei di parlare di meno in pubblico, perché si fa solo danno; di lasciarsi fotografare sfruttando il suo aspetto fisico; di farsi scrivere gl'interventi ufficiali e di leggerli con buona intonazione dopo alcune prove di lettura ad alta voce; di togliersi di torno i cafonetti e di assumere qualche opportuno consigliere. Ne ha qualcuno nel suo entourage ma è messo, però, per ora, colpevolmente in disparte.
Per chiudere, gli consiglierei la lettura del libro ''L'arte della guerra'', un trattato di strategia militare attribuito, a seguito di una tradizione orale lunga almeno due secoli, al generale Sunzi o Sun Tzu, e che gli farebbe capire come le cose cattive arrivano, spesso, dagli amici, mentre i consigli utili dai presunti nemici. (gianni lussoso)