PERROTTI, OCCHI E CUORE DIETRO L'OBIETTIVO
05/04/2019

Il libro fotografico di Mario Perrotti, “L’Aquila come te.... si rialza in volo'', edito da APE, torna
attuale più che mai, in questo decennale del terremoto, sfogliato da mani interessate e tremanti per l'emozione: Sono gli aquilani e i visitatori della Città che cercano di vedere e di capire cosa è stato fatto in questi dieci anni trascorsi dal terremoto e lo fanno guardando le foto di Mario Perrotti.
Nessuna parte del volto è espressiva quanto gli occhi. In particolare l'apertura delle palpebre è associata a una maggiore comunicabilità e ho notato in tante persone che sfogliavano il libro di Perrotti una emozione fortissima.
Leggere lo sguardo è forse una delle attività più affascinanti in cui possiamo essere impegnati. Basti pensare allo sguardo di un neonato e a quante volte ci siamo chiesti ''chissà cosa starà pensando'', pressappoco la stessa domanda che mio sono posto nel vedere queste persone con il libro di Mario Perrotti tra le mani.
E notavo anche l'attenzione che ponevano nel confrontare certe immagini con la realtà attuale: ''Qui hanno aggiustato, qui, invece, no''. ''Oddio, guarda come queste foto ci raccontano tutto un vissuto che, forse, ci è sfuggito quando abbiamo visto le cose nella loro realtà''.
Ed è questo il grande merito di quest'artista fotografo che ha saputo cogliere, forse perché dietro l'obiettivo c'erano gli occhi e il cuore di un aquilano innamorato della sua Città e straziato per il dolore che provava nel vederla così ridotta.
Ho detto che Mario Perrotti è un artista fotografo, ma devo precisare ancor più e meglio il perché del successo del suo libro e del suo lavoro.
Un tempo i fotoreporter (perché a mio avviso Perrotti ha fatto del reportage vero e proprio) erano dei cronisti, esponevano in nero su bianco la cronaca dell’accaduto, e con le foto riuscivano a trasmettere un pathos degno di un drammaturgo, con parallelismi, simbolismi e metafore che sublimano ad opera letteraria ciò che doveva essere un semplice e diretto fotografia di cronaca. Questa capacità tecnico artistica è definita nella terminologia moderna storytelling, una metodologia di lavoro che coinvolge svariati settori tra i quali la fotografia, con una particolare attenzione per il fotogiornalismo.
In fotografia il termine Storytelling è nuovo, ma non il significato che racchiude in se. La traduzione in italiano è narrativa o narrazione, anzi all’estero più specificamente si intende scienza della narrazione. Rapportato alla fotografia si potrebbe optare per “arte della narrazione per immagini” ed è ciò che, brillantemente, ha saputo fare Mario Perrotti, ha raccontato la storia dell'Aquila maltrattata dalla natura arcigna, ma ancora pronta a rialzarsi in volo.
Perrotti è riuscito a realizzare un racconto per immagini articolato, con una struttura narrativa che si avvicinasse a quella di un documentario cinematografico, il reportage di approfondimento, una sequenza di immagini, che porti per mano il fruitore in una sorta di viaggio fiabesco, obbligando le fotografie a susseguirsi con un ritmo quasi musicale.
Il progetto di Mario Perrotti è cresciuto nella sua mente un po' alla volta, passo dopo passo, foto dopo foto, ha cominciato con il bisogno di raccontare un luogo, la vita, le angosce e le gioie. Sulla scia di questa esigenza ha ripercorso le strade della sua giovinezza e si è scontrato con le mille forme del reale, con le sue coerenze e le sue incoerenze, e ha costruito il tutto realizzando un volume che tocca il cuore e che sarà un documento importante negli anni a venire.
Nel suo vagare con la macchina fotografica per le vie dell'Aquila, Mario ha realizzato centinaia di foto. Poi si è sentito con il suo amico fraterno il giornalista Dante Capaldi che ci ha messi in contatto, e qui è scattata l'idea di realizzare il libro.
Abbiamo disposto la sequenza delle immagini, creato delle didascalie ad effetto, e sono contento di aver contribuito a realizzare questa opera di Perrotti e le immagini sono lì pronte ad essere sfiorate con le dita dell’anima di chi le osserva, ed essere ancora una volta melodia perfetta, sinfonia di emozioni. (Gianni Lussoso)