SULLE ESTERNAZIONI DI MARINELLI...
13/02/2019

I giornalisti importanti di Pescara e delle testate che hanno peso, hanno ritenuto di tacere dinanzi all'aggressività verbale di Vincenzo Marinelli presidente onorario del Delfino 1936 che ha definito la stampa pescarese ''cogliona'' perché non ''sa filtrare'' le espressioni e i commenti dei tifosi e ben altri aggettivi pesanti ha riservato alla stessa tifoseria rea di non accettare certe decisioni del sodalizio che potrebbero mettere a rischio la possibilità del Pescara di giocarsi concretamente la Serie A.
È un clima denso e velenoso, alimentato ad arte, in maniera continuata e aggressiva da esponenti di primissimo piano della Pescara calcio che ha raggiunto il culmine con le esternazioni di Marinelli e si sa che quando i piccoli parlano i grandi hanno già parlato.
Con atteggiamento colpevole i rappresentanti della stampa locale nonno taciuto e non hanno espresso pubblicamente il loro sconcerto e la loro disapprovazione, chi ritenendo le parole di Marinelli di poco conto perché espresse da chi in definitiva non ha un potere vero all'interno della Pescara calcio e chi perché, sorridendo, (ridi che mamma ti ha cotto gli gnocchi) ha ritenuto Marinelli un vecchio scontroso che a ottanta anni e passa non sa quello che dice.
Ho l'impressione che, anche se velatamente, il solo Profeta abbia in qualche modo messo in evidenza l'errore di Marinelli.
E sarebbe ancora più grave e meno accettabile l'errore di considerare Marinelli un vecchio sprovveduto perché tale non è. Lo conosco bene dai suoi inizi, quando andava a ''comperare le cambiali'' nel tabaccaio di Corso Umberto, di fronte alla sede di quel tempo della Pescara calcio, quando il dottor Galeota doveva firmare cambiali in proprio per sostenere le spese di gestione, e ricordo benissimo come i vari dirigenti, da Attilio Taraborrelli a Renzo Di Properzio a Ciccio Malagrida, Filippo De Cecco, Panfilo De Leonardis si fossero impegnati duramente nel corso degli anni per far vivere il Pescara, mentre lui faceva solo il ''brillante'' con i suoi mezzucoli ruffianeschi per accattivarsi le simpatie dei giocatori, dei vari esponenti del ''potere pubblico locale''.
E' pericoloso non condannare l'atteggiamento espresso pubblicamente da Marinelli perché si accetterebbe un suo diritto di dirigente di avere attorno una stampa compiacente capace di filtrare e far passare solo ciò che è utile al padrone.
La stampa lavora per dare informazione ai tifosi che pretendono di essere informati e non pe r fare ''un piacere'' al presidente onoraio o a chi altri la pensa come lui all'interno della società.
Sappiamo bene che pluralismo e autonomia dell’informazione sono da sempre l’essenza stessa della nostra vita e dello stato di diritto. La libertà di criticare ed esprimere opinioni, di argomentarle con inchieste non addomesticate, è necessaria alla società, anche quella formata ai tifosi del calcio, e non può e non deve essere ''ingabbiata'' come pretendono Marinelli e Sebastiani, solo perché hanno dalla loro parte un paio di cialtroni che si divertono a reggere i microfoni per sentirsi importanti e partecipi dei successi del loro padrone.
Tacere cercando di minimizzare la colpa di Marinelli significa fare dell'autolesionismo.
Si dica chiaro e forte al presidente onorario e a quello normale, che la stampa è al servizio del cittadino e non deve assolutamente prestarsi ai giochetti di prestigio da loro inventati per sostenere una maniera di gestire la società fatta solo per interessi economici e non sportivi.
I tifosi di oggi sono molto bene informati e alcuni sanno ''leggere e scrivere'' e lo dimostrano quotidianamente sui loro social, e non è possibile pensare di fare il gioco delle tre cartre solo perché qualche ruffiano si diletta a tenere il microfono disponibile a ogni loro esternazione.
Se la stampa è stata definita ''cogliona'' da Marinelli è perché è abituato ad avere attorno dei giornalisti coglioni, ma non siamo tutti uguali, signor Presidente onorario e di che, poi? (Gianni Lussoso)