GRANDE MERCANTE PICCOLO PRESIDENTE
05/02/2019

Leggo sul Messaggero di oggi: ''La contestazione?'' risposta: ''Non me ne frega niente!'' Il giornalista, incassa, incarta e porta a casa senza un suo commento che sarebbe stato doveroso. Mi scuso se questa mia affermazione può suonare rimprovero ad un giornalista professionista.
Il fatto è che, ma non è il caso di chi ha firmato il servizio odierno, che molti a Pescara sono in possesso di una tessera arrivata per grazia idi Dio, ed alcuni pubblicisti possono dire di essere professionisti solo perché aiutati da una ''legge sanatoria Zincone'' che li ha ''promossi'' senza esami.
Pertanto è bastato, a suo tempo, presentare sessanta articoli per essere considerati professionisti senza esami né scritti né orali. E i risultati si sono visti. Ma il fatto è che per essere giornalisti non basta una tessera, ci vuole cultura, rispetto per la deontologia, rispetto per la propria figura di pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni.
Quando si prende posizione in favore di questo o di quello non si fa del giornalismo ma si assume la figura di addetto stampa. E se un giornalista non segue i fatti con la freddezza chirurgica di chi analizza e commenta i fatti ma lo fa con l'emotività del tifoso, non è un giornalista ma solo uno che parteggia per una parte piuttosto che per l'altra.
Non è inopportuno ricordare che l’articolo 2 (Diritti e doveri) della legge professionale 69/1963 recita: “E’ diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti.'' Come dire che non si fa giornalismo se si prende posizione per convenienza o per partigianeria.
Detto questo si capisce come la tifoseria per troppo tempo sia stata lontana dal giudicare le operazioni societarie perché mal informato e quando aveva motivi di dissenso si ritrovava spiazzata dalle edulcorate espressioni dei ''giornalisti''.
Però, siccome tutti i nodi, dicevano, vengono al pettine, la tifoseria pescarese ha ritrovato la sua energia critica e ha preso posizioni contro un piccolo presidente che è solo e soltanto un ricco mercante capace di produrre tanto sterco del diavolo.
E' vero, come mi disse nel corso di una intervista il Cardinale ***: ''E' vero, è sterco del diavolo, ma come concima bene''... e ben lo sanno coloro che siedono alla tavola dei mercanti che reggono, allo stato attuale, il mondo calcistico nazionale.
Certo non voglio sindacare come gli altri fanno il loro lavoro ma è bene che si capisca la differenza tra chi fa del giornalismo e chi esprime la propensione a esaltare una personalità o un fatto storico, tessendovi attorno in modo da esaltare la figura dell’amico o comunque del suo preferito.
Basta avere la mente libera e analizzare in questi anni i tanti giocatori acquistati solo per fare cassa e non per arricchire la rosa dal punto di vista tecnico; i tanti giovincelli che non hanno servito la causa biancazzurra ma sono stati allattati e fatti crescere per altrui società; i tanti giocatori ''bolliti'' fatti arrivare per muovere contratti e soldi particolari; i movimenti di mercato relativi a giocatori che non hanno mai indossato la maglia biancazzurra ufficialmente ma che pure hanno fatto mercato: la disinvoltura con cui si prende un ragazzino di quindici anni mai sceso in campo con la prima squadra e ceduto a milioni di euro (!) E senza andare oltre abbiamo avuto in questi anni motivi di indagini giornalistiche che non sono state fatte e se qualcuno, come il sottoscritto, ha cercato, da solo, di proporsi come voce urlante nel deserto, hanno cercato di zittirlo con speciose considerazioni che non stavano, e non stanno, né in cielo né interra.
Per fortuna il tempo è galantuomo, i tifosi non sempre sono pecore, non sempre accettano di essere dei clienti e si ricordano di essere, comunque, coloro che rappresentano la vita vera di una società di calcio che, senza tifosi non riuscirebbe a vivere.
Certo, parlo di tifosi e di sportivi, non accomuno il becerume che esiste all'interno delle tifoserie, come in ogni ordine professionale, e se un presidente dice che ''me ne frego dei contestatori'' vuol dire che non ha capito niente e che è destinato ad avere vita breve.
Ma non si faccia l'errore di dargli l'alibi per andarsene con tasche gonfie, rimetta prima in sesto la società, dimostri come si passa da un pesante passivo a un esaltante attivo in pochi mesi e come mai abbia bisogno tra poche settimane di ricapitalizzare... il gioco delle tre carte si fa nelle fiere, non nelle società sportive serie. (Gianni Lussoso)