ANESTETIZZATI E CONTENTI
24/01/2019

Per chi ha vissuto decine di anni al seguito della Pescara calcio, dopo tante esperienze fatte sia in Italia che all'estero come giornalista professionista, e dopo aver pubblicato un centinaio di libri tra saggi sportivi e romanzi, mi ritrovo a scrivere e a parlare a dei tifosi anestetizzati e contenti che mi rimproverano di fare il mestiere come va fatto e, per fortuna, ci sono ancora tantissime coscienze libere e sveglie che mi esortano ad andare avanti proprio perché sono fuori dal coro e spesso appaio come una 'la voce di colui che grida nel deserto'.
Il fatto è che per mio carattere, mentre non mi esalto dinanzi alle tante dimostrazioni di affetto dei lettori, non mi abbatto dinanzi alle critiche ma mi viene spontanea la voglia di capirli e di vedere se l'errore è in loro (pur essendo minoranza) o se in me (pur se acclamato dalla maggioranza).
E analizzo questi anni di gestione di Sebastiani.
Partendo da un punto fermo che tutti devono accettare (amici e nemici, giornalisticamente parlando), non ho mai avuto rapporti diretti e indiretti con il ragionier Sebastiani, l'ho incontrato un paio di volte in trasmissioni televisive, si è fermato a salutarmi un giorno al caffè ''Dolce e amaro'' in viale Bovio, di fronte al Conservatorio, mentre ero assorto alla lettura dei giornali, dopo di che niente altro.
Cosa ho rimproverato in questi anni al presidente?
- di non aver saputo gestire la comunicazione;
- di non aver saputo rispettare in molte occasioni i tifosi a volte offesi con epiteti fuor di luogo;
- di aver ''sposato'' calcisticamente parlando, persone di dubbio valore e aver manovrato con personaggi che lui credeva di poter gestire ma che invece lo hanno utilizzato per le loro operazioni molto criticabili sul piano della liceità contrattuale;
- di non aver mai fatto un mercato per rendere il Pescara idoneo a fare una crescita globale e duratura a livelli di Serie A, ma operazioni tendenti solo a fare affari;
- di non aver saputo, né voluto investire nella crescita del sodalizio i tanti milioni incassati e dispersi nei meandri di una contabilità formalmente corretta, ma criticabile sotto diversi punti di vista, come avrebbe detto e scritto in un documento ufficiale il dottor Massimo Mancinelli, esperto incaricato del Tribunale dell'Aquila;
- di aver fatto operazioni di mercato con decine di giocatori meritevoli di ben altra considerazione ma che sono stati svenduti per ''ingordigia'' o per ''stato di necessità?'';
- di aver spesso fatto ricorso tramite i suoi ''lecchini'' alla propalazione di notizie roboanti relative a pereti interessi di mercati che, poi, finivano e sono finiti ad arricchire il potenziale di altre società, certo non più ricche del Pescara;
- di aver saltellato sempre tra plusvalenze reali e lecite e quelle fittizie;
- di aver anestetizzato una parte della tifoseria con servizi ad hoc preparati dai suoi ''scelti reggimicrofono'' con il risultato che oggi dicono ''meglio Sebastiani turandosi il naso'' che altri personaggi che pure ci sono stati a Pescara e che, per fortuna, i tifosi hanno allontanato;
- di aver sempre allontanato soci e collaboratori capaci di fermare la sua corsa verso il suo successo personale.
A fronte di tutto ciò, evidenziato da servizi scrupolosamente rispettosi dell'etica professionale e del diritto dovere di informare, alcuni tifosi (per fortuna, credetemi, pochissimi) mi hanno scritto dicendo: che scrivo perché odio Sebastiani... Che ho interessi personali per ostacolarlo... Che parteggio per Iannascoli... Che sono uno che critica sempre e comunque... Che non mi sta mai bene niente... Che lo critico perché non compra i miei libri... e amenità di questo genere.
Non posso odiare la persona di Sebastiani perché non ci ''conosciamo''. Non ho mai fatto affari di alcun genere con il presidente e quindi non ho interessi personali. Chiaro che in una disputa se critichi l'uno appari partigiano dell'altro, ma non è così. Che sono un criticone, che non mi sta mai bene nulla, è vero ma fa parte del mio lavoro. Se fossi un farmacista, sarei da condannare, ma essendo giornalista faccio il mio dovere. Il fatto, poi, che non comperi i miei libri..beh l'assurdità sta nella riflessione: un libro costa in media dieci euro, quanti libri potrebbe comperare il presidente per regalarli ai suoi amici, venti, trenta? Cioè 300 euro di spesa per lui e di incasso (non di guadagno perché i libri hanno un costo)?
Mio padre avrebbe detto: andate a farla al mare e sciacquatevi il culo. Molto più forbitamente io direi sciacquatevi la bocca e se vi stanno bene gli anestetizzanti della cronaca fate pure, io vi terrò sempre molto svegli. Adieu. (Gianni Lussoso)