SEBASTIANI E LA TARANTELLA DEI BILANCI
10/01/2019

Sebastiani e la tarantella dei bilanci. Con una disinvoltura pari alla sfacciataggine che dimostra in diversi suoi pubblici interventi, il ragioniere di casa nostra cerca di dare lezioni di finanza ai tifosi sperando di continuare a farla franca, equivocando in maniera subdola sui significati di plusvalenze attive legali e quelle fittizie.
Sono le plusvalenze realizzate attraverso la vendita dei calciatori a regalare il segno positivo al bilancio del Pescara calcio al 30 giugno scorso. Un attivo di poco più di 4,6 milioni, se si considera che l’anno precedente il passivo era stato di oltre 7,2 milioni di euro.
La sorpresa è il nome del calciatore che ha fatto consentito il valzer finanziario: si chiama Davide Zugaro De Matteis, classe 2000, un giocatore della Primavera biancazzurra che è stato venduto all’Inter per 4,5 milioni, la stessa cifra pagata per avere il difensore Gravillon, cresciuto nel vivaio nerazzurro.
Essendo De Matteis un prodotto del settore giovanile tutta la cifra incassata diventa una plusvalenza. Ed è. più o meno, la stessa che permette alla società del ragionier Sebastiani di chiudere l’esercizio in attivo. Zugaro De Matteis in prima squadra non si è nemmeno affacciato, ma l’Inter nel gennaio del 2018 ha deciso di investire una cifra consistente su di lui. Qualcuno dà, merito e bravura di Sebastiani che ha saputo manovrare e vendere in tal modo.
Prima di esaltarsi, però, vediamo cosa sono le plusvalenze lecite: prendo un giocatore che mi è costato mille, lo cedo a millecinquecento e ho realizzato una plusvalenza legale.
Ma se ho bisogno di sistemare il bilancio ricorro ad uno stratagemma illegale: prendo un giocatore della mia primavera che so per certo che non rientra nei miei programmi futuri, lo cedo ad un’altra società, non per il suo reale valore ma per un valore arbitrariamente “gonfiato”.
In questo modo, il mio bilancio va a posto: quando un giocatore è venduto, il guadagno derivante dalla sua cessione si iscrive, tutto ed una volta sola, nel bilancio dell’esercizio in cui l’operazione è stata contabilizzata.
Ed ecco che nella giravolta della tarantella il bilancio ha un saldo attivo e mi fa gonfiare il petto dinanzi agli allocchi e ai servitorelli di regime che si daranno da fare nel pubblicizzare il mio successo.
Ma riflettete un attimo:
Il Pescara ha chiuso il bilancio al 30 giugno 2016 con un rosso di 720.708 euro, in miglioramento rispetto ai 4,6 milioni di euro di passivo dell’esercizio al 30 giugno 2015.
Le plusvalenze, però, restano la prima fonte di ricavi per il Pescara, elemento che la società ritiene fondamentale, investendo prima nel settore giovanile in modo da garantirsi in seguito le plusvalenze. D'accordo, tutto lecito. Sicuro?
Al 30 giugno 2017 chiude con un risultato negativo di circa 7,3 milioni di euro (7.280.682, per essere pignoli). Un risultato più pesante rispetto ai 720mila euro di giugno 2016, mentre quello del 2015 era stato chiuso con un passivo di 4,7 milioni.
Praticamente, le plusvalenze realizzate dalle cessioni dei vari Aresti e Verre, oltre ai baby De Marzo, Pompetti e Peschetola. Con questi ultimi due, ceduti all’Inter per 4,8 di euro.
Nel giugno del 2018 il Tribunale ha disposto l’integrazione dell’attività ispettiva, cioè una nuova ispezione sui bilanci del 2017 per verificare se le irregolarità riscontrate negli esercizi 2015 e 2016 siano state risanate oppure no dalla società biancazzurra. E si è ancora in attesa del giudizio finale, o quasi.
Però, forte di certe situazioni, il ragioniere riesce, con una sveltina da gioco delle tre carte, a passare da un passivo consistente ad un attivo, altrettanto consistente, operando solo la vendita di un ragazzino che di noto ha solo il cognome portato da un ex sindaco della città di Pescara.
Allocchi, sì. Generosi nel giudicare gli sforzi del ragioniere, sì. Ma farsi prendere per i fondelli e dichiarare che è oro quello che è soltanto ferro colorato, no. (Gianni Lussoso).