ELIMINARE L'ODIO DAL CALCIO
12/12/2018

I dirigenti federali, ora, si stanno accorgendo che l'odio che c'è nel calcio è uno degli aspetti più deleteri che ha, di fatto, allontanato le persone dagli stadi.
Un sentimento molto negativo, l'odio, che permea da anni gli ambienti calcistici.
Per un errato concetto di appartenza e di dimostrazione di amore per la propria squadra, molti tifosi hanno assunto atteggiamenti di violenza ed esprimono odio verso gli avversari in più di una occasione.
Siccome l'odio porta altro odio, ci sono delle situazioni che si sono incancrenite da anni e hanno dato come risultato tifoserie che si odiano e i giovani tifosi non sanno nemmeno come quell'odio sia nato e da cosa sia scaturito.
Si odia per abitudine, per atteggiamento e si confonde il tifo con la violenza e la sopraffazione nei confronti di altri tifosi che sono visti sempre come nemici da abbattere e non come avversari da superare.
Lo sfottò durante le partite e i cori ironici, fanno parte della coreografia calcistica, l'odio no. L'odio è il più perverso sentimento che anima l'uomo ed è troppo spesso indice di ignoranza e di poca cultura calcistica.
E' stato l'odio tra le tifoserie e le violenze che esso produce, che hanno indotto a dividere le tifoserie e ''ghettizzarle'' nelle loro curve. E i più facinorosi, non potendo dare sfogo diretto alla loro cattiveria, si spostano al di fuori dello stadio.
Ogni partita costa al cittadino medio migliaia di euro per i tanti agenti che sono chiamati ad un servizio extra per tenerli a bada, quasi fossero bestie feroci.
Tantissimi anni fa si viveva la partita stando tutti insieme e sfottendosi anche in modo pesante, ma la violenza sugli spalti tra i tifosi era un fatto sporadico, era più facile si sfogassero contro delle decisioni dell'uomo in nero.
Questi, da parte sua, ha smesso il nero e si veste con colori sgargianti, ma la violenza verbale si è affinata e ingigantita anche se le invasioni di campo massicce sono impossibili.
Si dice che le famiglie devono tornare allo stadio. Ma perché ciò avvenga bisogna annullare l'odio tra i tifosi. Si dive insegnare ai giovani che amano il calcio che bisogna tifare per la propria squadra, non contro gli altri.
Solo con un atteggiamento più educato si potrà sperare di riportare gente allo stadio. Siccome nella mentalità dei più esaltati c'è quello di considerare lo scontro fisico come dimostrazione di attaccamento ai propri colori, la vedo dura, molto dura.
Senti parlare i tifosi organizzati, anche di mezza età, che si vantano delle ''sberle'' date, dei calci assestati e non sono pochi quelli che si vantano di avere ''sprangato'', se non peggio, quelli che, in ultima analisi, hanno il solo torto di amare il calcio e la loro squadra di appartenenza.
E' giusto che i dirigenti federali si propongano di annullare l'odio dagli stadi, ma non è certo con le chiacchiere che si raggiungono risultati positivi concreti. Non è correndo dietro il vento che si migliora l'ambiente.
Si cominci a mandare giocatori nelle scuole a parlare della necessità di tifare senza violenza. Si puniscano in modo reale coloro che esprimono violenza negli stadi.
Possibile che lo stadio sia una zona franca dove è possibile fare cose che al di fuori ti farebbero arrestare? Quanta colpa hanno quei dirigenti che hanno mantenuto letteralmente gruppi di facinorosi per i loro fini personali diventandone, dopo, schiavi e ostaggi. Quanti dirigenti dovrebbero fare il ''mea culpa'' per aver foraggiato estremisti solo per tenere a bada eventuali lecite, e corrette contestazioni?
Si faccia un programma serio di interventi. Si eviti il solito consumo di parole, altrimenti l'odio sarà sempre il padrone degli spalti. (Gianni Lussoso)
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