IL BUONISMO DI CERTA STAMPA...
13/11/2018

ìIl buonismo di certa stampa sta uccidendo il calcio. I cronisti da tavolino, che non hanno più il coraggio di descrivere e commentare gli avvenimenti sportivi senza stare lì a chiedere il piacere di una dichiarazione dai diretti interessati, e che poi ripresentano senza un commento e senza una chiosa, stanno distruggendo il gusto dell'analisi libera e senza condizionamenti.
La verità vi farà liberi, ma la verità dei fatti, non quella dei padroni.
I giornalisti da tavolino, non sanno provocare con gli scritti riflessioni e prese di posizioni. Si sta perdendo il gusto delle discussioni che, seppur a volte troppo animate, sono il succo di una ricchezza del calcio parlato.
Siccome hanno bisogno della ''dichiarazione'', perché non sanno commentare da soli, devono essere buonisti, altrimenti perdono l'appoggio e, cosa che pesa di più, la perdita dell'amichevole pacca sulla spalla.
E il buonismo sta uccidendo una professione che meriterebbe ben altri interpreti e che appiattisce il tutto facendo il gioco dei dirigenti che fanno di professione ... i dirigenti.
Abbiamo una pletora di presidenti mantenuti del calcio che vivono sulle spalle e sulla pelle dei tifosi che nemmeno si sono accorti di essere quelli che pagano i conti personali di questi dirigenti che, parlo dei mantenuti dal calcio, non hanno nemmeno un lavoro da presentare come alibi. Sono soltanto dei mantenuti e riescono a farlo tranquillamente per la dabbenaggine dei giornalisti da tavolino e del loro buonismo... per non parlare poi della caterva di opinionisti che le varie televisioni ci impongono.
Tanti sono coloro che hanno acquisito il titolo di opinionisti.. ma di che? Chi li ha promossi? Chi ha dato loro questo titolo, che tale non è?
I giornalisti che curano le rubriche hanno dato diritto di cittadinanza a questi personaggi che rispecchiano le varie caratteristiche negative dell'uomo, l'esagitato, il parolaio, il saccente, il fine dicitore, il mistico, il filosofo e alcuni sembrano delle macchiette umane che credono di aver raggiunto il successo televisivo e si pavoneggiano come vere e proprie star da avanspettacolo anni cinquanta.
Il successo, per la verità, ce l'hanno quegli editori che riempiono la serata con questi signori che non costano un centesimo e che, se per caso, hanno il sentore di non essere invitati di nuovo, sarebbero disposti a pagare per dare sfogo al loro narcisismo.
E il tifoso?
Si bea di queste ''dotte espressioni di sapienza calcistica'' e telefonando danno ancora più contentezza agli ospitati che contano le telefonate, quasi fossero dei bonifici atti ad attestare il loro personale successo.
Chissà quando, e se, riusciranno a capire che un vero giornalista deve saper provocare con gli scritti momenti di riflessione e dare spunti ai confronti e anche alle polemiche che sono il condimento vero del piatto calcistico senza preoccuparsi di non fare gl'interessi del padrone.. Ma devono farlo pensando con la loro testa, usando le loro competenze, le loro esperienze e non quelle del giocatore o del tecnico di turno che li riempie di frasi fatte e di aria fritta.
Ma ormai sono tutti a dieta e fanno a meno del ''piatto calcistico'' e si accontentato del correre dietro il vento e di non dire mai una parola di troppo altrimenti i mantenuti del calcio si risentono, gli addetti ai lavori non facilitano la comprensione del fatto sportivo con le loro dichiarazioni di comodo, diversamente dovrebbero lavorare e studiare... calcio, ma la cosa diventa difficile ed è più semplice stare dietro al tavolino con il telefono in mano e farsi fare, di fatto, il servizio e poi, per i commenti, ci penseranno loro, gli opinionisti.
Povero calcio, quanta povertà di idee...