CHE MODO DI FARE INFORMAZIONE
31/10/2018

Ho letto i servizi dei professionisti, locali e nazionali, e i commenti dei tifosi sui loro social in merito alla partita giocata e pareggiata a Cosenza.
Ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, devo notare come le verità sono proposte a seconda dell'ottica, degli interessi e delle passioni di chi le racconta.
Molto spesso è tradito lo spirito dell'’articolo 2 della legge professionale 63/1963 che indirizza il giornalista su quanto attiene alla questione della verità sostanziale dei fatti, da cui deriva l’obbligo di attenersene fedelmente.
“Diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui - recita così l’articolo 2 della professione - ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede”.
Orbene, se dovessi commentare la partita di Cosenza, come se redigessi un messaggio telegrafico, scriverei:
- Cosenza Pescara pareggiano (1-1). Risultato fondamentalmente giusto, condizionato da due errori dei loro portieri.
- Il Pescara capolista ha giocato discretamente nel primo tempo, meno nel secondo con un centrocampo non all'altezza dei suoi valori ed à mancata, soprattutto, la velocità di esecuzione..
- Il Cosenza ha attuato delle disposizioni tattiche sul campo idonee a contrastare il valore dell'avversario.
- I silani recriminano per un rigore non concesso al 37'.
- Il gol del pareggio fa discutere ancora perché si chiosa sul fatto se il pallone abbia superato per intero, o meno, la linea bianca.
Orbene, chi ha letto i servizi dei giornalisti locali, non sa che al 37' c'è stata quell'azione che poteva dare il rigore a favore del Cosenza. Chi ha letto i servizi nazionali lo sa bene. Così come lo sanno bene i frequentatori dei due social più seguiti, Pescara sport24 e Forzapescara.com.
Chi ha seguito i giornalisti locali sanno che il Pescara ha pareggiato sul finire della gara e non ci sono dubbi sulla realizzazione del gol.
E' vero che molti giornalisti locali stanno attenti a non ''dispiacere'' il tifoso perché il loro successo deriva dal fatto di dire le cose come piacciono al tifoso stesso, che ti giudica bravo solo se dimostri di pensarla come lui... anche se in modo sbagliato. Ma è anche vero che fai l'interesse del lettore nel dirgli come stanno realmente le cose il che, del resto, non sminuisce il valore di un punto d'oro conquistato con una dimostrazione di carattere che prima il Pescara non aveva.
Detto questo, ogni azione di gioco è stata raccontata come se i due giornalisti, il locale e il nazionale, avessero visto due partite diverse.
E' vero che la verità è femmina e per presentarla va ''vestita'' ma ci sono regole di deontologia professionale che vanno rispettate.
E si può fare un buon lavoro con un minimo di rispetto per se stessi: inutile nascondere cose che, ora, i tifosi vedono bene in televisione e hanno la capacità di commentarli senza nascondimenti vari. Oltretutto è deprimente, per chi racconta da giornalista tifoso la partita, notare che il ''lettore tifoso'', sul suo social dice tutto, commenta tutto, e troppo spesso meglio di chi questo dovrebbe farlo per professione. (gianni lussoso)