ELIMINARE I CRETINI? IMPOSSIBILE.
24/10/2018

Eliminare i cretini? Impossibile. Inutile provarci, sarebbe un'impresa ardua degna delle sette fatiche di Ercole. Allora li lasci correre nella loro ignoranza e vai avanti. Inutile spiegare a un cretino la differenza sostanziale che passa tra un tifoso e un giornalista. Inutile spiegargli che un giornalista, da semplice fruitore del business del calcio possa soffrire per la sua squadra, ma nello stesso tempo, come giornalista, rendere noti e commentare gli errori della società che rappresenta la sua squadra.
Agli spettatori paganti di questo grande affare del calcio che ci ostiniamo, per affetto, a considerare sport, ma che sport non è essendo diventato un solo grande affare per intrallazzatori e sfruttatori della passione dei tifosi, dovrei dire che dovrebbero svegliarsi e considerare come stanno veramente le cose.
Ma parli, a volte, a dei cretini che osano alzare la voce perché hanno seguito una decina di campionati, e lo fanno contro chi ha dalla sua l'esperienza che viene da un'attività datata 1964 da professionista, e 1960 da pubblicista praticante.
E' vero che il calcio vivrà fin quando ci saranno gli appassionati di questo gioco (non sport) ed è un bene che attraverso il calcio migliaia di persone possano sfogare i loro problemi psicologici e di natura affettiva, ma il fatto è che devi ''accettare'' in blocco quella che è la massa degli appassionati, rispettabili e degni di nota, con la quale il giornalista può confrontarsi e dialogare, che all'interno ha, come un bubbone, una ristretta (per fortuna) schiera di cretini che usano il calcio per riempire i vuoti della loro vita e della loro raffazzonata cultura generale, nonché calcistica.
Al giornalista che studia calcio dal 1960, tocca perdere tempo con dei villanzoni che, se vogliono conoscere qualcosa di ciò che è successo prima del 1980, devono necessariamente leggere i suoi libri. Ma si sa, molti di questi cialtroni, che si riempiono la bocca di tecniche e di tattiche, sanno solo quello che ascoltano in TV perché la lettura sarebbe uno sforzo troppo grande per le loro menti ristrette.
Il calcio è passato dai presidenti che investivano nel calcio passione e capitali, a qualche presidente che del calcio fa il suo lavoro e si mantiene a spese della passione dei tifosi. Anche questo è un modo di vivere e fanno bene questi nuovi affaristi del calcio, a sfruttare i cretini che fanno anche debiti per sostenerli con la loro presunta passione, che è solo un mezzo per far parte di un gruppo essendo degli isolati per mancanza di veri valori personali e non è cultura calcistica.
Allora cerchiamo di capire cosa è “calcio”, e cosa non lo è.
Le radici della sua passione. Anche volessimo limitarla al “tifo” di una squadra, scopriremmo che essa è essenzialmente un legame a dei colori, a una storia sportiva e a una memoria che s'intreccia alla nostra. Noi amiamo una squadra perchè in essa ritroviamo noi stessi. Non perché vince. O perde. Insomma, conta il cuore. Il resto vale zero. Il vincere e il perdere, per la passione del calcio, non conta nulla, è relativo. Lo dimostrano civiltà sportive ben più avanti della nostra, come quelle inglesi, in cui una curva può salutare con canti di vittoria la squadra anche nel giorno della retrocessione perché si è battuta come doveva. Una società di appassionati in cui si parla, si dialoga, ci si confronta, e chi non è del nostro stesso avviso, non è un nemico da offendere ma uno che, con il suo intervento ci aiuta a crescere. Questo fa il tifoso sportivo che ama al calcio.
Ma i cretini, questo, non lo sanno.
Essi conoscono solo la violenza dialettica, l'imposizione del loro pensiero, ancorché sia povero di forma e di contenuti.
Poverini, sarebbero da compatire, se non danneggiassero l'ambiente del calcio vero, ma sono cretini e, quindi, lasciamoli agitarsi nel loro niente. (Gianni Lussoso)