FARE INFORMAZIONE A PESCARA
16/10/2018

Premetto che amo Pescara in modo viscerale perché in questa città ho le mie radici, i miei affetti più cari, ed è la città in cui cerco di svolgere dal 1964 (con alcuni intermezzi in altre città e in altre nazioni) una attività di informazione.
Essendo fermamente convinto che un buon giornalismo è fatto di ricerca, è la fatica del cercare, del documentarsi, del controllare, senza paraocchi, senza settarismi, in modo del tutto indipendente, per questo mi sono sempre lanciato nell'opera di cercare le notizie, di commentarle con ''scienza e coscienza'' e di darle ai lettori con l'idea di aiutarli a capire le situazioni che avevo scoperto, senza preoccuparmi di cercare, con la notizia stessa, il consenso, la pacca amichevole del potente di turno sulla spalle, né il facile guadagno.
Tanto è vero che, a quasi ottant'anni, non sono proprietario dell'alloggio in cui vivo, ho una macchina regalatami da chi voleva rottamarla, lavoro per una televisione che non è in grado di pagarmi un vero stipendio e mi guadagno da vivere pubblicando articoli come free lance e vendendo i miei libri, considerando che gli editori che hanno peso, a Pescara, dovendo pagare ''cambiali'' agli amici degli amici, mi considerano un nemico perché, aprendo i miei occhi sul mondo pescarese, da uomo libero, vedo verità che altri non vedono.
“La verità è clamorosa”, e un giornalista la coglie subito, perché è sotto i nostri occhi, che subito riusciamo a distinguere i torti e le ragioni, e che, ad adulterare la “clamorosa verità”, sono le mediazioni operate a causa dei nostri condizionamenti culturali o politici.
Convinto che il vero scopo sociale del giornalista è quello di provare a comporre il policromo mosaico delle verità, sapendo che esse potranno essere in contraddizione e che ognuna di esse potrà portare in sé una dignità, un valore, un clamore, non mi sono mai fermato in redazione ad aspettare la telefonata del padrone di turno.
Ed è così che con tanti mesi di anticipo ho proposto ai miei lettori e ascoltatori servizi sulle Naiadi e sulle scorrettezze che erano evidenti e chiare nell'operato di Vincenzo Serraiocco e oggi i giornali locali, forti di stipendiati giornalisti, hanno espresso il loro compiacimento con titoli a tutta pagina come se avessero scoperto l'uopo di Colombo. Hanno pubblicato notizie date da me sei mesi fa.
Per lo stesso modo di fare giornalismo ho anticipato mesi nel dare le notizie sull'abilità di Sebastiani nel giocare con le plusvalenze, nel dimenticare di fatto il settore giovanile pescarese per dare ampio spazio alla valorizzazione dei giocatori di altre società per guadagnarsi il premio di valorizzazione, nell'operare sui mercati più per conseguire vantaggi personali, sostenuto da quel marpione esperto di vita calcistica che è Vincenzo Marinelli, nel mantenere rapporti perniciosi con ambienti molto chiacchierati nel mondo del calcio nazionale, nel tenere, lo dice il dottor Mancinelli, una contabilità che non è così adamantina e corretta come suole dire nelle interviste.
Oggi, con la squadra al primo posto, con un allenatore che piace ai tifosi e che è stato portato qui da Giorgio Repetto, il presidente gonfia il petto e dice di essere l'artefice di questo successo, sperando che i tifosi, presi dall'entusiasmo del primo posto, dimentichino tutto quanto di ineffabile ha dato alla stessa tifoseria offesa e umiliata in tanti modi.
Nel momento della esaltazione ubriacante pare che tutto passi nel dimenticatoio salvo, poi, a svegliarsi e ritrovarsi con il ... mal di testa.
Ecco perché è difficile fare giornalismo. Quando ho anticipato notizie confermate vere nel tempo, ho trovato il padrone di turno, sostenuto dai suoi lacchè, ad accusarmi di essere un fomentare di dissidi.
Il mio giornalismo mi ha portato ad avere la soddisfazione di fare informazione e di dare le notizie quando erano anche potenzialmente gestibili e risolvibili, con meno preoccupazioni future.
Aspettare che lo specchio sia caduto e si sia rotto, va bene agli altri, ma non a me che continuerò a fare il donchisciotte, con la certezza di restare indigesto ai potenti dei vari settori, ma senza vergognarmi di guardare in quello specchio che gli altri hanno rotto per non vedervi riflesso il volto della insipienza. (Gianni Lussoso)