TIFOSI DISPOSTI A PERDONARE
29/08/2018

Quante ne ha combinate Sebastiani da quando è diventato presidente del Delfino1936?
Tante ed è inutile che i lecchini di turno comincino a snocciolare i movimenti per cui il loro santo protettore debba essere riconosciuto come tale.
Chi è onesto e libero da pulsioni intime che sono soltanto sue, deve prendere atto di un fatto incontrovertibile: la tifoseria pescarese si è sentita offesa in più di una occasione dal ragionier Sebastiani che, per sua forma mentale, per sua educazione, per le sue radici, è tutt'altro che un nobiluomo che, per definizione ''ufficiale'', è chi è privo di un particolare titolo nobiliare (e ragioniere non lo è e nemmeno è titolo nobiliare una laurea on line o di altro genere) ma appartenente per nascita a famiglia aristocratica.
Quindi, seguendo tale definizione, sono pochissimi a Pescara che possono definirsi concretamente nobiluomini e Sebastiani non è tra questi.
Con i suoi ripetuti e condannati atteggiamenti, la tifoseria, in massima parte, lo ha condannato e fors'anche odiato (anche se l'espressione mi pare un po' forte).
Ma chi condanna e odia, spinto dall'amore per la sua squadra, sa anche perdonare.
Perdonare è forse uno dei gesti più difficili da fare nella vita. Azzerare rancore, voglia di vendetta, risentimento, non è facile.
Basta tornare un poco indietro con la memoria per sentire quella sua voce gracchiante che parla di Clienti da sfruttare, o invita in malo modo qualcuno ad avvicinarsi perché lui possa fargli un mazzo tanto... e via di questo passo.
Acclarato, quindi, che non è un nobiluomo, né un signore, il tifoso che ha un cuore enorme e che sa amare la sua squadra sopra di ogni cosa, dimostra una signorilità che era difficile accreditargli e con uno sforzo enorme, decide, sempre per amore del Delfino di perdonare, anche se non dimentica.
IL fatto è che i tifosi hanno capito come al perdono si accompagna a una piacevole pacificazione interiore. In secondo luogo, il perdono gli consente di vedere in modo differente la sua storia e perfino di scoprire un volto inedito della sua personalità: in questo senso il perdono è una fortissima espressione di libertà.
Il perdono del tifoso (badate bene non sto parlando di seguaci appassionati di Cristo) è di carattere particolare, direi ambivalente: perdono ma non dimentico.
Il che porta a dire, come Bonaventura: ''Alla prima che mi fai, ti licenzio e te ne vai''.
Antico ricordo di un fumetto che aveva fortuna negli anni Cinquanta.
Infatti, questo perdono, è a mezza strada tra la chiusura dei conti e il risentimento che riaffiora. E alterna giorni di grande disponibilità a momenti di nuova rabbia.
Ecco perché il ragioniere farebbe bene a non pensare di averla avuta vinta con i tifosi: è vero che non ha smembrato tutta la squadra, che ha tamponato in qualche modo gl'interventi della Finanza e del Tribunale (ma le operazioni sono ancora in corso), che ha puntato su Brugman Memushaj e Machin, che ha ritrovato Balzano, che ha confermato Gravillon, Cocco e Fiorillo ma è pur anche vero che è sotto tiro, perché i tifosi hanno perdonato, ma non dimenticato. (Gianni Lussoso)