I PALMENTIERI A SALLE
16/07/2018

Per la seconda volta, quest'anno, Ermanno Ricci, con Giovanni, il tecnico Pino Di Felice e sua moglie Concetta, mi porta a Salle ospiti tutti dell'amico Dino Passante e di sua moglie Ivana. Appena mi ricorda che avevamo preso l'impegno di esserci per la festa dei Palmentieri, dopo un primo momento di esitazione, perché proprio in questa domenica 15 luglio avevo previsto di seguire la gara di Germania di Valentino Rossi, la finale di tennis a Wimbledon tra Anderson e Dokovic e la finale del mondiale di calcio tra Francia e Croazia, ricordando le splendide sensazioni vissute nel precedente incontro a Salle con la famiglia di Dino, mi dissi che non potevo mancare, anche perché curioso di vedere questa manifestazione folkloristica dei Palmentieri.
Arrivati in piazza dove Dino, membro del comitato organizzativo, ci stava aspettando, seduti dinanzi all'unico bar appena dietro la piazza, ci spiegò in cosa consistesse la manifestazione.
Si tratta di un'antica tradizione per la quale tutta la popolazione, con offerte e doni, concorre e partecipa alle spese per i festeggiamenti in onore del Beato Roberto, Protettore di Salle e discepolo di Celestino V.
Nelle prime ore del pomeriggio, il Comitato Festa inizia il giro del paese preceduto da un gruppo di suonatori di tamburo e di acciarino che dà il segnale ai sallesi di uscire dalle loro case con i propri ''Palmentieri'', cioè con i doni ornati di fronde e fiori, e di unirsi al corteo dietro le ragazze del paese che sfilano vestite con i tradizionali costumi abruzzesi. Finito il giro dell'intero paese, la lunga processione giunge nella piazza centrale. Ogni quartiere porta ogni ben di Dio, come dire tutti i prodotti possibili e immaginabili creati dalla fantasia delle loro donne che hanno preparato dolci, liquori fatti in casa, pane, pizze, dolci, e tante leccornie da mettere in vendita e il cui ricavato servirà, poi, per sostenere le spese della festa per il patrono il Beato Roberto.
Mentre Pino si destreggiava tra la folla a riprendere i vari momenti della cerimonia, e Ermanno realizzava le sue interviste con Dino Passante, il sindaco Maurizio Fonzo che aveva lavorato anch'egli come un operaio qualsiasi per la piena riuscita anche come accoglienza logistica per le tante persone che intanto arrivavano anche dai paesi limitrofi, e, grande sorpresa per me, dalle varie nazioni in cui c'erano dei sallesi, principalmente gli Stati Uniti, e in particolare Astoria, un comune degli Stati Uniti d'America e capoluogo della contea di Clatsop nello Stato dell'Oregon. Una cittadina di una decina di migliaia di abitanti e la grande percentuale è formata da sallesi di prima e ormai anche seconda e terza generazione arrivati colà, richiamati dai residenti, per lavorare e trovare una dimensione professionale.
Anna, la figlia di Mario, ci ha tenuto a sottolineare che loro erano migranti tutti quanti, ma andavano in America perché richiesti, perché avevano un lavoro e perché contribuivano alla crescita del Paese che aveva dato loro ospitalità. Molti oggi confondono i nostri migranti con quelli che arrivano non invitati, senza lavoro, senza alcuna possibilità di rendersi utili all'Italia, e con la pretesa, quasi, di essere mantenuti.
In un miscuglio di lingue ho ascoltato americano, francese, tedesco... Incuriosito, ho dialogato con alcuni di essi: Ricordo la signora Anna, arrivata con i suoi quattro figli e la mamma da Astoria. Mi ha spiegato che lei e tutti gli altri, aspettavano questa manifestazione del luglio sallese, per ritornare in paese e rivedere i propri parenti.
Un'occasione anche per quelli che erano nati all'estero per conoscere il paese d'origine dei loro genitori e per conoscere e farsi conoscere anche dai parenti rimasti in Italia.
Qualcosa d'incredibile, una sorta di babele linguistica in cui i genitori cercavano di parlare con i paesani in un dialetto che non è quello di oggi ma di diversi anni fa e che anche alcuni giovani di Salle hanno difficoltà a capire e i figli che, nella loro lingua (americano, francese...) cercavano di capire chi fossero quelli che li abbracciavano e li baciavano.
Era tutto un fiorire di: Oddio, ma sei proprio tu?... Come sei cambiato... E questi ragazzi, oddio, sono i miei nipoti... Ti ricordi di me?.. e via di questo passo con un susseguirsi di scene a volte commoventi.
Un paese intero che si riscopriva in una dimensione umana, che è impossibile capire per chi vive in città.
Al termine della manifestazione, in cui avevano venduto tutto ciò che era arrivato sui tavoli del Comitato dai quartieri del paese, con la piena soddisfazione del sindaco Maurizio e dei suoi collaboratori, Dino e Viviana ci hanno offerto una semplice, ma gustosissima cena, in piazza, seduti attorno a uno dei rustici tavoli allestiti per la bisogna, a base di vino locale, di formaggi e salumi vari, molto graditi da tutti noi.
Ma l'aspetto più esaltante è stato il sentirsi partecipi di una vera festa della famiglia, la grande famiglia sallese. Grazie Ivana per la tua splendida ospitalità, e grazie Dino. (Gianni Lussoso)