LA TORRE D’AVORIO IN VIALE BOVIO
28/06/2018

Chiudersi in una torre d’avorio significa allontanarsi da tutto e da tutti, per coltivare gli studi, la propria arte o, più semplicemente, per evitare di guardare in faccia la realtà.
E’ quello che sta facendo, credo, il ragionier Sebastiani che pare si stia isolando dal mondo calcistico pescarese in una solitudine aristocratica o sdegnosa, rifiutando il contatto con chi lui considera inferiore, ignorando la realtà della vita quotidiana.
Solo immaginandolo in questa torre di avorio si possono capire le sue esternazioni che, altrimenti, sarebbero da considerare a livello patologico.
Dire che i rapporti con la tifoseria sono buoni significa ignorare la realtà di una tifoseria delusa, scontenta, che gli rimprovera diversi comportamenti che hanno disegnato finora un dirigente arrogante, che non rispetta i tifosi considerandoli e trattandoli da clienti, che non sa comunicare con il mondo esterno se non attraverso i suoi soliti portavoce che gli fanno da zerbino e da reggi-microfono, che non sa dialogare né rispondere a domande dirette e precise ma solo a quelle concordate prima e quando risponde vuole che alla fine del suo monologo gli venga detto solo grazie presidente.
Aggiunge, inoltre, che si aspetta una partecipazione dei tifosi a sottoscrivere gli abbonamenti in numero almeno pari a quello dello scorso anno. O ha delle capacità taumaturgiche che lo portano a far innamorare del suo progetto anche chi oggi gli è ostile, o è un visionario o non si rende proprio conto di cosa sta vivendo, oggi, il tifoso biancazzurro.
Chiuso nella sua torre, da dove lancia i suoi proclami, ha raccontato in questi anni una serie di fandonie che chiunque, con un minimo di sensibilità, avrebbe sentito o il dovere di scusarsi o di vergognarsi senza più parlare fino alla vera realizzazione di almeno una delle tante operazioni annunciate e promosse con incontri pubblici coinvolgendo alcuni sprovveduti politici che gli hanno fatto da spalla.
Da un anno circa aveva assicurato che il Delfino era proprietario della struttura del Poggio e ora dice che il subentro non solo non è stato mai fatto ma che si farà a luglio con una spesa di quattro milioni e lo farà la Pescara Service che fa capo a lui e al suo gruppo definito “Noi” nel monologo offerto dal giornale Il Centro.
Che significa noi? Noi del Delfino, e quindi l’operazione sarà una immobilizzazione della società, o sarà proprietaria di “Noi” che potrebbe un domani, dare in uso alla Pescara calcio o Delfino 1936 che dir si voglia, la struttura pagando un affitto a Noi? Illazione? Insinuazione? E’ vero che a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina. E l’Albergo è del Delfino o di Noi?
Sono queste le domande a cui dovrebbe rispondere l’inquilino della Torre d’avorio, ma lui, chiuso nel suo mondo, non segue e non capisce più quello esterno, e potrebbe, un giorno molto vicino, risvegliarsi e imparare a brutto muso che le cose sono cambiate. (gianni lussoso)