''ODIO SEBASTIANI E CHI GLI CONSENTE DI FARE IL MALE DEL PESCARA''.
12/06/2018

Ho gettato un sasso nel cortile e subito le oche si sono messe a starnazzare emettendo suoni striduli e acuti e agitando rapidamente le ali.
Al di là della immagine retorica, ho suscitato un clamore terribile, all'interno di un gruppo di operatori della comunicazione, avendo coinvolto un loro collega nella critica al ragionier Sebastiani.
Vorrei ricordare che il giornalismo ha due parole d’ordine: libertà e responsabilità.
Due capisaldi, due riferimenti, un binomio che racchiude e sintetizza il fascino e le difficoltà di questa professione. C'è un terzo impegno del giornalista, che non va sottaciuto, ed è la verità che deve essere cercata, raccontata e difesa da chi diffonde notizie per lavoro.
Certo, la verità ha molte versioni. Non ci sono due giornalisti che scrivendo della stessa partita di calcio o di una conferenza del presidente, raccontino esattamente la stessa storia. Ma, se sono onesti, i fatti di base non divergeranno.
Orbene, in questi anni ho messo insieme tanti di quegli errori del presidente Sebastiani da essere convinto che ha compiuto una serie di danni contro la città e contro i tifosi: ha, e lo ribadisco sinteticamente, distrutto un settore giovanile, ridotto ai minimi termini la credibilità sportiva del Delfino costringendolo a delle figure barbine con record negativi da far tremare i polsi, ha indebitato la società, ha raccontato chiacchiere per tutti questi anni e non ha fatto i veri interessi del sodalizio.
Per me, giornalista, questo è un fatto che va condannato.
Certo, ognuno lavora come sa e come può, non pretendo che chi non ha la capacità di cercare e commentare i fatti debba esporsi facendo capire la sua insufficienza, ma chi sostiene con i suoi servizi di comodo, con atteggiamenti di sostegno e con il suo silenzio l'autore dei fatti condannabili, diventa un colluso ed è colpevole tanto quanto l'autore del misfatto calcistico.
Quando un giornalista ha la possibilità di intervenire con la sua professionalità per cercare e trovare la verità e renderla pubblica, non lo disputa per partito preso, è un colluso e va colpevolizzato come lo stesso autore del misfatto calcistico.
Quando tutta una città chiede verità sulla contabilità e sul reale debito societario e sui vari movimenti di mercato e sul pericolo di azioni giudiziarie e il rappresentante della informazione consente di parlare del nulla per due ore e non fa una sola domanda atta a chiarire la situazione e, colpevolmente, appoggia chi rappresenta il potere, è un colluso ed è giusto che venga criticato.
Qualcuno dice ma lei come si permette di giudicare un collega?
Rispondo che non è collega chi fa solo un lavoro che assomiglia al mio. La colleganza è ben altra cosa.
Se poi, ironicamente, si vuol dire che non ho titoli per giudicare il lavoro altrui, rispondo che qualche libro l'ho letto e l'ho studiato, meritando titoli professionali a livello universitario e non mi sono fermato ad un diploma di ragioniere preso in un istituto privato; che qualche libro l'ho pubblicato (ne sono circa un centinaio); che per venticinque anni ho collaborato con il Guerin Sportivo; che per anni ho fatto l'inviato in Europa come uno dei maggiori esperti del rugby; che ho diretto la redazione sportiva del Messaggero a Pescara per alcuni anni fino a che mi sono messo in proprio come editore di radio e giornali; che sono direttore e proprietario di un'Agenzia giornalistica che non è un blog ma offre e vende servizi a testate nazionali...
Concludo questa sintesi professionale dicendo che dal 1964 a oggi ho fatto diventare giornalisti in Abruzzo oltre cento ragazzi di cui molti sono ancora in attività.
Ma tutto questo non significa nulla.
Da giornalista pescarese sto vedendo un personaggio che, per suoi fini personali, sta distruggendo un patrimonio sportivo e sta minimizzando il valore di una tifoseria che ha avuto momenti esaltanti, e mi ''incazzo'' quando vedo che lo stesso mercante è sostenuto da alcuni che fanno il mio lavoro solo perché, o non vogliono capire, o sono interessati a capire in modo diverso da ciò che sarebbe il bene del calcio pescarese.
Certo, con il mio modo fare a volte eccessivo, presto il fianco a qualche critica di chi è interessato a mettere più in evidenza il mio scatto d'ira, che non le decine di verità messe in rilievo in centinaia di servizi giornalistici. Fa parte del gioco. E chiudo con un'altra ''esagerazione'' più da tifoso che da giornalista: odio Sebastiani per il male che sta facendo alla Pescara calcio e odio tutti coloro che gli consentono di fare ciò che fa.