PARLARE DI CALCIO FA BENE AL CALCIO
05/06/2018

Pescara e i suoi tifosi si trovano in uno stato di riflessione. Dopo le esaltazioni dell'inizio del torneo, subito annullate, sono arrivate le paure del finale di campionato quando si temeva seriamente di fare i play off.
Ora il tifoso biancazzurro sta solo disintossicandosi dai veleni del campionato e, per discutere nel bar preferito, ci sono le riflessioni sulla conduzione di Sebastiani della società e i tifosi hanno dovuto cominciare a studiare, per cercare di dire la propria, anche temi di finanza e di amministrazione societaria.
Sentirli al bar, tra un bicchiere di birra e l'altro, è un esercizio divertentissimo.
Ognuno ha ragione.
Il tifoso si sente parte integrante della vita del club, al punto che i supporter si sentono in un certo senso i legittimi proprietari, perché costituiscono il vero DNA di un’organizzazione sportiva, ciò che rimane nel tempo e sopravvive a calciatori, allenatori, manager e presidenti.
La fede sportiva si trasmette per via ereditaria tramandandosi di generazione in generazione, è una manifestazione della nostra identità di uomini e donne, è quella cosa che ci distingue dagli altri e ci fa sentire vicini allo sconosciuto che abbracciamo in un bar o allo stadio quando la nostra squadra segna.
L’appartenenza a un gruppo, fare il tifo, aiuta a dare un diverso valore alla vita perché il fan trova nuovi significati nella partecipazione alla partita e alla vicende del proprio club.
Nel calcio non c’è solo la squadra, non ci sono solo i successi e le sconfitte, sono la nostra stessa giovinezza, la nostra vita a essere coinvolte.
L'attesa della partita rende la vita più piacevole ed emozionante e poi ci sono tutte le discussioni e i commenti del post partita che riempiono le giornate di milioni di appassionati. Il calcio ha anche il potere di far sentire i tifosi una cosa sola.
Lo spettacolo che va in scena ogni settimana non sarebbe lo stesso senza i tifosi, al di là della qualità delle squadre, sono la cornice di pubblico e le emozioni che esprime a rendere speciale e vibrante quei novanta minuti.
Non possiamo quindi considerare il tifoso come un mero cliente.
Il tifoso è anche un cliente e può diventare un super cliente perché nasce già con una fedeltà quasi incondizionata. Il tifoso è sempre presente non aspetta altro che essere coinvolto, non prende nemmeno in considerazione di passare alla concorrenza, si dimentica persino degli scandali che coinvolgono periodicamente club e calciatori.
Si tratta quindi di trovare nuovi modelli di gestione in grado di dare una risposta più umana alle persone che amano tanto il proprio club.
Riuscirci nel calcio è stranamente più facile e allo stesso tempo più difficile: facile perché la passione e la fedeltà sono già lì; difficile perché le aspettative del tifoso sono considerevolmente più insaziabili di quelle di un normale cliente.
Passo molto tempo a leggere i blog dei tifosi, e poi, mentre sembro assorto nei miei pensieri, al bar, ascolto, invece, con interesse i commenti dei tifosi.
Una vera goduria.
Tra tante cervellotiche espressioni, spesso ascolto delle perle di saggezza che mi aiutano a crescere professionalmente e ad amare di più il calcio.
I presidenti (e per l'amore di Dio, mi rivolgo a quel signore che gli brucia il culo ogni volta che esprimo una critica, non sto parlando di Sebastiani) non hanno capito nella loro arroganza che il calcio senza i tifosi non è il calcio e che loro, senza i tifosi non sarebbero quelle divinitàpopolari che sono.
Immaginate un presidente che va in uno stadio vuoto perché i tifosi, organizzati, lo contestano... Immaginate una partita di alto livello, ma senza i tifosi.
E io giornalista avrei molti spunti in meno da trattare se non ci fossero i tifosi che, oltretutto, con le loro critiche e con i loro consensi, m'inducono a scrivere anche quando non ne avrei voglia, considerando le pochissime euro che arrivano dalle collaborazioni.
I tifosi ci vedono in TV e pensano chissà quanto guadagniamo...
Se non ci fossero l'amore e la passione per la professione, andremmo tutti da una altra parte. Ecco perché molti si fanno coinvolgere e passano dalla parte dei tifosi, che non pagano ma criticano, a quella dei padroni che non ti fanno parlare ma ti indorano i silenzi...
Il male dei presidenti è che non sanno rispettare i tifosi, che non capiscono quanto sia utile per loro una stampa schietta e libera e poi, il male peggiore, e torno così al calcio giocato, è che abbiamo perso i nostri settori giovanili, li abbiamo abbandonati e siamo una scuola calcio per gli altri.
Chiudo riflettendo che, mentre quattro squadre stanno lottando per un posto in A, noi stiamo aspettando che il presidente faccia chiarezza.... (Gianni Lussoso)