IL CORAGGIO, UNO SE NON CE L’HA, MICA SE LO PUÒ DARE.
22/05/2018

Ognuno fa il suo lavoro come meglio crede e come crede sia meglio, ma ci sono dei limiti di buona creanza e di necessità di rispetto per una città che è destinataria del suo lavoro.
Purtroppo alla base del lavoro del giornalista, nella sua veste basic, cioè quella del reporter, c’è un negoziato continuo, spesso un rozzo contrattare, con le fonti, chiamiamole genericamente il potere, per ottenere informazioni.
Capita così che il giornalista che ha il coraggio di cercarsi le notizie e di commentarle secondo scienza e coscienza, si ritrova a lottare quotidianamente per cercare le notizie e per divulgarle mentre ci sono alcuni che, per pigrizia, per debolezza caratteriale, o anche per il semplice gusto di avere la pacca sulla spalla del padrone di turno, si dispone prono e pronto a far da grancassa al personaggio importante o che si reputa tale. E così succede che il lettore debba leggere altri servizi, giustificabili anche se non condivisibili, in cui però si nota la mancanza di coraggio e di rispetto per se stesso e per i propri lettori.
''E' vero che il coraggio, uno se non ce l’ha, mica se lo può dare'', dice Manzoni giustificando il suo personaggio. Si potrebbe dire che la frase, nell’economia del romanzo è efficace, ma non è del tutto giusta. Infatti, a ben pensarci è proprio falsa, così come sono falsi coloro che, per avere una facile intervista, si fanno prendere per il culo dal padrone di turno e credono di poter prendere in giro i lettori stessi.
Il presidente del Pescara ha avuto modo dire, e ha trovato chi glielo l'ha fatto dire, senza nessun commento o tentativo di contraddittorio che il ''Pescara è patrimonio della città'' quando fino ad oggi ha gestito il Pescara come feudo personale, fregandosene della città, alla quale per un soffio non ha scippato la Serie B, dei tifosi, considerati fino a ieri ''quattro scemi'' o clienti da sfruttare, salvo poi, dire, quando ha sperperato tutto, e portato la società ad avere diversi milioni di debito, e quando fino a ieri starnazzava dicendo che la sua era una società in ordine e senza debiti. Il nostro pauroso e prono reggitore di microfono, non ha trovato modo di ribattere alle tante promesse fatte e non mantenute, ai tanti giocatori non riscattati, ai tanti bidoni portati a svernare e a passare il tempo a degustare gli arrosticini, ai tanti giocatori svenduti, alle meteore fatte arrivare solo per aggiustare con le plusvalenze fittizie i bilanci che, invece di essere sani a dimostrazione di sagacia amministrativa sono le espressioni di ingegneria fiscale e finanziaria di cui la Magistratura dovrà ancora dare il suo giudizio.
Ognuno, ribadisco, è libero di scrivere come sa e come vuole, ma solo se realizza pagine del suo diario personale, ma quando si erge ad informatore della città, ha il dovere di presentare il pezzo ai suoi lettori con un minimo di sua partecipazione critica, che sia anche favorevole al padrone, ma che dimostri una partecipazione culturale ed emotiva che la città può accettare o meno.
Non è giustificabile, invece, l'atteggiamento di chi vuol aiutare a confondere le idee e a far passare per generale, un semplice caporale.
Atteggiamento dettato dalla paura di vedersi rifiutata l'intervista? E a che serve quando essa non chiarisce e non fa conoscere le verità che pure la città ha captato?
La paura non è una condanna del destino, né una condizione caratteriale. Soprattutto non è una virtù in sé della società civile. Se si dovesse tirare le somme del doppio principio che ha contrassegnato storicamente l’agire e il pensare, della società civile in Italia, non sarebbe difficile individuare la sintesi nelle due massime contigue e reciprocamente funzionali del “tengo famiglia” e “mi faccio i fatti miei”.
Ma farsi i fatti propri, in questo momento vissuto dal calcio pescarese, non è produttivo né professionalmente valido.
Se il cronista crede nella bontà del lavoro del padrone di turno, esprima il suo consenso motivato, ma non lasci che lo stesso possa fare il soliloquio credendo di continuare a prendere per i fondelli l'intera tifoseria alla quale, volta a volta, ha propinato progetti che non sono stati mai realizzati seppure presentati in pompa magna ed ora crea fumo con i cinesi, come in precedenza aveva fatto con altre nazionalità. Il presidente Sebastiani è colpevole di questa situazione, ma lo sono anche coloro che gli danno la possibilità di farlo. (gianni lussoso)