UNA CENA A SALLE
17/05/2018

Ermanno Ricci, mio compagno di viaggio giornalistico nella rubrica Gol che tanto successo sta avendo, su TVQ, mi dice che mercoledì 16 dobbiamo andare a cena da amici a Salle.
Non amo queste serate non per spocchia o per chissà quale strano motivo, non è nemmeno il rifiuto ad incontrare amici, ma solo il desiderio di stare tranquillo a casa mia con i miei libri e la mia musica.
Lo guardo e capisco che ci tiene realmente. ''Ma da chi dobbiamo andare?''
''Non ti preoccupare, sono amici miei di Salle, un paesino vicino a Caramanico Terme, ci seguono nelle nostre trasmissioni e hanno espresso il desiderio di averti a casa loro ospite per una cena''.
Insomma, a farla in breve, siamo partiti da Pescara verso Scafa.
Mentre parlavamo mi ricordai che tantissimi anni fa, presso la mia redazione di 7Giorni7, in piazza Salotto, veniva spesso a trovarmi un signore di Salle, ricordo aveva un pizzetto brizzolato, mi pare facesse il geometra e che si interessava di costruzione e mi parlò per la prima volta di Salle della sua nomea mondiale di centro di produzione delle corde di violino e della presenza di un celebre castello meta di turisti.
Dopo Scafa Ermanno girò a sinistra e per una strada poco frequentata è piena di curve ci avvicinammo a Salle. Prima di arrivare attraversammo un ponte che mi incuriosì molto perché superava uno strapiombo che metteva le vertigini a guardare in basso.
Ermanno mi disse che era il ponte in muratura più alto d'Europa, costruito nei primi anni cinquanta a 104 metri sopra il fiume Orta.
Ho chiesto di fermarsi e volli dare una occhiata molto interessata a quel ponte che presenta una campata unica a cavallo di uno spettacolare canyon sul fiume Orta. E' alto 100 metri è il ponte più alto dell’Italia Centrale, ideale per svolgere l’attività di bungee jumping.
Arrivammo a casa del signor Dino Passante che ci accolse con affabilità e mi disse di quanto fosse contento che avevo trovato il tempo di andare e ringraziò Ermanno dicendogli: Hai mantenuto la parola. Salutammo anche la signora Ivana che era già tutta presa dal suo impegno di cuoca e ci fece capire che avrebbe preferito restare solo a terminare i suoi lavori in cucina.
Allora Dino ci portò a fare ''un giro'' per il paese e ci disse che esso era stato ricostruito da Mussolini dopo il terremoto che colpì Avezzano nel 1915 e dopo la frana del 1933. Ci fece notare la disposizione attorno alla piazza delle varie abitazioni e ci tenne a precisare che esse presentavano all'esterno la originale tinteggiatura: ''Allora lavoravano bene e con risultati che puoi ben vedere.''
Poi mi fece notare, su una facciata di un palazzo prospiciente la piazza, la sagoma della testa di Mussolini, molto ben visibile, e gli chiesi come mai non lo avessero cancellato.
''Ci hanno provato, ma non l'abbiamo permesso. Questo nostro paese, così bello e ben strutturato è stato fatto fare da lui e non vediamo perché non lo dobbiamo riconoscere.''
Mentre passeggiavamo, cominciai a sentire un po' di fresco, nonostante avessi il giubbotto.
Qui, ci disse Dino siamo ai piedi delle montagne del Morrone a 470 metri sul livello del mare mentre il vecchio abitato, Salle Vecchia, invece è a circa 550 metri di altitudine.
''D'inverno fa molto freddo?'' chiesi.
''Nonostante il paese sia situato a soli 470 metri di altitudine abbiamo inverni molto nevosi se confrontati con altri paesi della provincia posti alla medesima quota: questo è dovuto al massiccio del Morrone presente alle spalle del paese e alla Majella che permettono il fenomeno dello stau. Non è raro che il manto nevoso al suolo sfiori o raggiunga il metro. Però il freddo non è eccessivo e si sta bene. Le estati sono calde ma non eccessivamente. insomma, un paese in cui si può venire per una vacanza rigeneratrice in tutte le stagioni.''
Dopo quella passeggiata in mezzo alla natura, e con l'aria più fresca cominciammo a sentire il desiderio di un piatto sostanzioso! Avvicinandoci alla cucina di Ivana sentimmo dei profumi che stimolarono le papille gustative, insinuandosi nelle narici e mettendo voglia di sedersi a tavola. Un profumo che sapeva di montagna, di pascolo, di boschi, bacche e rugiada. Seduti a tavola brindammo al nostro incontro con un vino della zona, color rosso rubino molto corposo e dal profumo fruttato di mora lievemente aspra, di frutti rossi maturi, tra cui il ribes rosso selvatico, e spezie.
La signora Ivana aveva messo a tavola una serie di antipasti deliziosi: dai formaggi pecorino, alle ricottine, ai salumi di vario genere e alle verdure sott'olio e sotto aceto, e poi fave fresche appena colte.
La cena poteva dirsi conclusa e invece arrivarono ravioli preparati da lei ripieni di ricotta di pecora e spinaci selvatici: una delizia. Ma non era finita, poi portò a tavola una sperlunga di carne preparata in vari modi e, a quel punto, Ermanno si arrese e disse che non avrebbe mangiato più nulla nonostante gli inviti della signora Ivana a provare altre pietanze; io resistetti coraggiosamente.
Abbiamo passato delle ore stupende e, nel corso dei colloqui a tavola, riscoprii chi fosse veramente il nostro padrone di casa. Infatti certe espressioni del suo viso mi erano familiari: Ai tempi della mia radio, circa trentacinque anni or sono, Dino Passante frequentava la mia redazione e facevano insieme a Vincenzo Zappone, una programma musicale e così il discorso si incontrò sulle esperienze radiofoniche, sulle sue avventure musicali in Germania dove aveva un complesso di successo... insomma, una vera e propria rimpatriata.
L’amicizia è spesso considerata una forma limitata di amore, è certamente meno celebrata e cantata rispetto all’amore, ma nella vita di ogni persona si rivela come una dimensione indispensabile.
Alcuni filosofi contemporanei si sono chiesti se l’ideale di amicizia descritto dai classici come splendido, carico di affetto e di altruismo, sia ancora valido oggi come nel passato, al termine della nostra cena con Ivana e Dino posso dire a me stesso che sì, l’amicizia è un sentimento nobile e notevole che porta gli amici a far emergere l’uno il meglio dell’altro.
In tale prospettiva l’amicizia va intesa come un’avventura; si tratta di un cammino, di una storia di incontri, in cui l’esperienza sempre nuova ci fa scoprire la gioia di ritrovarsi, il piacere di stare insieme gratuitamente, la facilità di comunicare reciprocamente in piena libertà, in un’atmosfera di essenzialità che alla presenza dell’altro ci fa dire «stiamo bene insieme».
Grazie a Ivana, a Dino, e anche a te Ermanno. (Gianni Lussoso)