SEBASTIANI SÌ O NO?
11/05/2018

Non è passato molto tempo da quando il calcio pescarese ha avuto tra i suoi protagonisti gente come Mario Tontodonati, Alfredo De Angelis, Galeota, Caldora, Scibilia e soprattutto, non era ancora condizionato pesantemente dal denaro e dalle sponsorizzazioni.
Nel bene e nel male una cosa è certa: il calcio è cambiato, ha nuove dimensioni economiche e sociali e sul campo ammiriamo giocatori che non possono rappresentare la maglia o la citt6à come nei casi di Tontodonati e De Angelis perché vivono veloci stagioni, a volte nemmeno le completano e non è raro il caso che, dopo aver cominciato con noi, ce li ritroviamo dopo qualche mese contro come avversari.
Sono cambiati anche i presidenti, dai mecenati come Galeota e Scibilia che mettevano sul piatto della organizzazione i propri denari e le proprie sicurezze, siamo arrivati a presidenti che fanno, come lavoro, i dirigenti delle società di calcio.
Probabilmente è la grande specializzazione che ha portato a questo cambiamento. Probabile che, se un dirigente non sta tutto il giorno al seguito della società calcistica non riesce ad assolvere ai suoi impegni e quindi è giusto che ne tragga un compenso forfetizzato in qualche centinaio di mila euro l'anno, oltre al potere pagare con i soldi della società tutti i vari movimenti che è costretto a fare, sia in privato che come dirigente.
Per questi personaggi, ''professionisti'' della presidenza, il calcio – quello giocato – è tenuto solo come sfondo. Il calcio, quello di facciata, è l'impegno principale che ti porta a conoscere altri personaggi utili nello svolgimento di altre attività, nell'organizzare movimenti di vario genere che vanno dalla politica alle associazioni più o meno ONLUS, al commercio vero e proprio dei giocatori, possibilmente di età compresa tra i dodici e i quindici anni e se nazionalità africana ancora meglio.
Ma l'aspetto ancor più coinvolgente per questi professionisti che utilizzano il calcio per arricchire, sono le possibilità legate alla costruzione di nuovi stadi con all'interno supermercato, residence, musei, ristoranti e quant'altro capace di muovere denari e far fare affari, ed è così che questi professionisti della presidenza, il più delle volte, fanno ''amicizia'' con il potere politico.
In queste ore a Pescara c'è un gioco di società che pare abbia fortuna: stabilire se Sebastiani è IN o OUT. Se è un avveduto competente di calcio e dei suoi meccanismi, o solo un mercante che, con l'aiuto di faccendieri, ha messo in atto un Ambaradan capace di fargli manovrare parecchi soldi con successo oppure di preparargli lo scivolo da cui ricadere in basso.
Leggi i commenti dei vari tifosi e pensi che, come prevedibile, le idee siano tante e piuttosto confuse.
Non tutti conoscono i veri movimenti della società; non tutti sanno l'elenco preciso dei tanti giocatori ''contabilizzati'' e molti dei quali nemmeno passati per Pescara; non tutti sanno coloro che, direttamente e indirettamente, operano con il Pescara. E, naturalmente, ognuno pensa di sapere quello che gli altri non conoscono, e trancia giudizi e alimenta polemiche alcune delle quali senza capo né coda.
Sebastiani Sì o Sebastiani NO?
Ognuno ha la sua idea e la difende con decisione. Penso che, alla fine, saranno i fatti concreti a dire quanto, questo giovane operatore finanziario, arrivato alle soglie del Delfino 1936 come un carneade qualsiasi, in poco meno di tre anni sia riuscito, pur perdendo alcune delle sue proficue attività finanziarie, a diventare un manovratore importante di soldi.
I tifosi benevoli dicono che è giusto che guadagni sul Pescara, perché è lui il presidente . I tifosi più critici dicono che fa bene a stare alla ricca tavola del calcio ma che mangiare troppo fa male. I tifosi malevoli dicono che, giacché c'è una giustizia diversa e superiore in tute le faccende umane, arriverà il momento in cui sarà chiamato a pagare il conto. (Gianni Lussoso)