PERSONALI RICORDI LEGATI ALLA CURVA NORD
09/05/2018

Dal 1964, ho vissuto molte esperienze da giornalista sportivo, quando ero al Messaggero e al Guerin Sportivo, dietro alcune delle più prestigiose squadre nazionali, dal 1971, invece, al seguito del Pescara.
Sabato ci sarà un incontro vitale per i colori biancazzurri contro l'Ascoli. I tifosi si stanno organizzando, ma capto in diversi settori della tifoseria un certo malessere: c'è chi si lamenta della mancata riduzione dei prezzi, chi del troppo spazio concesso agli ospiti (tutta la Curva Sud), chi ricorda i tempi andati quando i tifosi della Nord avevano un peso diverso e, soprattutto, un carisma particolare anche nei confronti dei dirigenti.
Ho visto tanti tifosi e tante Curve. La Nord pescarese mi ha sempre esaltato, nel pasto, e, anche se a volte ho avuto dei dissensi con alcuni dei rappresentanti ultras locali, sono riuscito sempre ad avere, alla fine, il loro rispetto, che era ed è pari al mio.
La Curva è uno dei pochi posti dove le differenze sociali ed economiche non esistono. In tribuna entra chi ha i soldi per comprare il biglietto. Ma in Curva ci si va per scelta. Non è una questione economica, semmai ideologica. L'uno accanto all'altro tifano professionisti, operai semplici e specializzati, sottoccupati, disoccupati, studenti, ragazze, ragazzi, giovani, anziani...
La Curva propone cori e striscioni, ma non solo. Spesso la Curva nasconde una vera e propria comunità, con rituali e codici di comportamento. Regole non scritte, sconosciute al di fuori degli stadi.
La mentalità ultras si basa su concetti come la lealtà, la fedeltà, il disinteresse. Valori che fuori dallo stadio molti considerano con sufficienza, ma che secondo me insegnano a vivere.
Essere ultras significa essere diversi da tutti gli altri. Essere altro, rispetto a un seggiolino numerato.
Negli anni, però, le cose sono cambiate e anche di molto.
Salto a piè pari gli anni che precedettero la retrocessione in C della nostra squadra, presidente Marinelli e ben tre allenatori utilizzati nel corso dell'anno: Malatrasi, Tiddia, Chiappella.
Dopo la umiliante retrocessione dalla B alla C nel 1981-1982 in Curva Nord erano rimasti pochi affezionati, fu un anno terribile anche per i tifosi.
Sembrava quasi, per me che vedevo le cose dall'esterno, che la Curva potesse disintegrasi e sciogliersi. Solo la passione di alcuni come Sergio de Renzis ed Enrico Covitti dettero al gruppo che rappresentava lo zoccolo duro, la forza per non scomparire e di tornare negli anni successivi ad essere la Curva rispettata in tutta Italia ...
Non li ho frequentati personalmente, ma seguivo con la curiosità del cronista, i vari Sergio De Renzis, Enrico Covitti, Stefano Paravia, Marco Mazza... e capii allora, una cosa importante per i giovani, non avevano da combattere nemici che aggrediscono, niente più condottieri da seguire e terre da conquistare, come potevano vivere una realtà maschia e nello stesso tempo idonea al vivere civile dei tempi moderni? Ed ecco che scoprirono, al loro interno, gli eroi che avevano assunto su di sé le vesti di novello Ercole che può salire sull'Olimpo vicino agli dei.
Ed ecco che ''inventarono'' gli eroi della domenica che hanno saputo far vivere momenti esaltanti ai tanti giovani della Curva Nord che scoprirono anche un legame particolare che unisce coloro che fanno parte del gruppo...
Una delle domande più frequenti che si sentono fare dai giornalisti è se sia colpa del calcio in sé, il generare violenza, o se i tifosi estremisti siano in realtà dei violenti.
Il calcio è lo sport più popolare in Italia, ha grandi meriti e storia, ma anche le sue responsabilità. I tifosi estremisti, spesso, non sono neanche così appassionati di calcio, a volte guardano poco e male anche la partita, occupati a destabilizzare il “sistema”, ad andare contro qualcosa in una battaglia personale che li inebria, dissocia la loro coscienza e per momenti li fa sentire qualcuno o semplicemente sentire. Non ci sono mai migliaia di tifosi pronti alla lotta. Sono sempre pochi i più determinati e organizzati, cui si affiancano di volta in volta altri, contagiati dall'atmosfera di eccitazione collettiva, quasi in una trance, ma con minor continuità e lucidità. Il vero sportivo sa controllare i propri istinti.
Le competizioni sportive di squadra favoriscono l'emergere di emozioni che sembrano essere direttamente proporzionali al numero di spettatori presenti rappresentanti le diverse tifoserie. Le ingiustizie in campo, vere o presunte, dell'arbitro o dei giocatori della squadra avversaria incrementano la reazione aggressiva e l'identificazione con la squadra. Ma non è questo l'aspetto che desidero proporre in questo mio articolo, anche perché penso sia più adatto all'analisi di uno psicologo, il mio desiderio è solo quello di raccontare ai miei giovani lettori, le esperienze da me fatte al seguito del Pescara e dire ad essi che, se ora non siete quelli dei tempi di Angelo Manzo e dei vostri ''eroi'' Sergio De Renzis, Enrico Covitti, Stefano Paravia, Marco Mazza, potete pur sempre, con lealtà, passione e sportività, ricreare il vero mito della Curva Nord. Dipende solo da voi. (Gianni Lussoso)