RIVORREI UNA CURVA FORTE E UNITA
11/04/2018

Sono un po' romantico e un po' nostalgico (non nel senso politico che alcuni danno a questo aggettivo) e ripenso con emozione alla Curva Nord quando sapeva esprimere identità biancazzurra, coesione, capacità di intervenire sulle decisioni societarie e di indirizzarne le scelte.
La curva è uno dei pochi posti dove le differenze sociali ed economiche non esistono. In tribuna entra chi ha i soldi per comprare il biglietto. In curva ci si va per scelta. Non è una questione economica, semmai ideologica. Fianco a fianco tifano avvocati e operatori ecologici, disoccupati e medici. Spesso la curva nasconde una vera e propria comunità, con rituali e codici di comportamento. Regole non scritte, sconosciute al di fuori degli stadi. La mentalità della Curva si basa su concetti come la lealtà, la fedeltà, il disinteresse. Valori che fuori dallo stadio molti considerano ridicoli, ma che insegnano a vivere.
Purtroppo in questi ultimi anni, anche per una visione presidenziale ottusa che ha voluto considerare i tifosi solo come dei clienti, anzi, polli da spennare, tutta quella forza della Nord è venuta sbriciolandosi ed ora solo alcuni gruppi di fedelissimi riescono a farsi sentire anche se con scarsi risultati pratici.
Sono convinto che chi va in curva è una persona come tutte le altre, e che non smette di usare il cervello quando varca il cancello dello stadio. Pertanto mi sorprendo in negativo quando analizzo i comportamenti della Curva e registro un appiattimento della loro partecipazione e, soprattutto, un colpevole atteggiamento di rinuncia a farsi sentire e rispettare. In molti hanno cercato di commentare e giustificare, quando possibile, questi atteggiamenti di servilismo dinanzi al potere espresso da Sebastiani. Nessuno ha saputo dare una valutazione decisiva. Nemmeno io che esprimo solo il dispiacere di vedere parcellizzata, frazionata, dispersa, questa che era una forza vivificatrice del mondo biancazzurro.
Il presidente Sebastiani, di là dalle plusvalenze più o meno fittizie, di cui mi sono interessato in tanti altri servizi e in un romanzo dal titolo ''Lo sterco del diavolo'', ha il grosso demerito di aver minato questa forza e di aver quasi umiliato lo spirito della Curva.
Sebastiani ha creduto di poter fare a meno del consenso della Curva assicurandosi quello di alcuni che si erano detti ''controllori'' della Curva stessa, anche perché la voce relativa alle entrate fatte registrare dalla vendita dei biglietti e degli abbonamenti ha una scarsa rilevanza considerando che quelle dei diritti televisivi è la più corposa.
Orbene, i diritti televisivi non sono legati al bacino di utenza e, quindi, alla fidelizzazione dei tifosi?
Nella sua mistificante azione dirigenziale, sostenuto e sollecitato da forze esterne a Pescara e facenti capo a una Agenzia molto chiacchierata, Sebastiani ha cominciato ad aprirsi a nuovi mercati.Ormai è più importante avere tifosi in estremo oriente che nella propria città. Questo sistema, però, sta distruggendo l’aspetto identitario, l’essenza stessa del calcio. E Sebastiani non lo ha capito e mal gliene incoglierà.
Ora si ritrova con una Curva che non è più quella esaltante degli anni Novanta, con una serie di Clienti incavolati e delusi, con delle risposte da dover dare a delle domande pesanti che vengono non solo dai tifosi ma dalla Magistratura e dalla Lega.
Arrogante sulla base delle sue operazioni di ''ingegneria finanziaria'', presuntuoso sulla base delle ''amicizie importanti'', fiducioso sulla buona stella e sul potere di alcuni ''massantissima'' che lo sostengono, ha messo Pescara calcistica in condizioni di disagio e di doversi vergognare per la pochezza di ciò che può offrire alla passione e all'amore dei suoi tifosi che, nonostante tutto, sarebbero ancora pronti a ricompattarsi sotto il segno del Delfino.