VERITÀ CHE POCHI CAPISCONO
05/04/2018

Una delle verità del calcio è che è un gioco semplice, che solo in pochi capiscono. E tutto per colpa di chi vuol farne una scienza esatta ricca di moduli creati ''a capocchia'', di geometrie, di logaritmi e cavolate di vario genere che servono solo a riempire la bocca e far scrivere cervellotiche relazioni tecniche ai giornalisti con la specializzazione dello sport...
La prima verità del calcio è che i praticanti, a livello professionistico, devono essere prima di tutto degli atleti veri; poi avere i fondamentali del gioco a livello professionale (e anche in serie B ci sono molti, per esempio, che fanno ancora lo stop a inseguire...), poi avere l'educazione giusta verso i compagni, il mister e i tifosi.
Detto questo, è facile intuire che, se un giocatore sa correre e arriva prima dell'avversario sul pallone, ha molte probabilità di successo. Se poi ci aggiungi l'educazione, che lo porta a dialogare con i compagni, a sostenerlo nelle varie vicende del gioco, il successo appare ancora più vicino. E buon ultimo, una sana filosofia che deve far capire che, se noti che la partita non la puoi vincere, perché l'avversario é più forte, cerca di non perderla con dei validi accorgimenti fatti di impegno, concentrazione, determinazione...
Basta con le sceneggiate che innervosiscono arbitri e avversari, e che non aiutano certamente chi deve dirigere l'incontro, che viene sempre a trovarsi nella condizione di dover capire in pochi secondi, se c'è simulazione o fallo vero e, spesso, gli capita di dover sbagliare perché non aiutato dall'educazione del giocatore stesso.
Qui educazione sta per fair play, per rispetto della verità.
Tutti vorrebbero vincere e ricorrono a mezzi che disonorano l'atleta e avviliscono il calcio stesso.
Per vincere bisogna lavorare, lavorare e lavorare ancora: Sulla preparazione fisica, sui fondamentali, sulla conoscenza delle caratteristiche degli avversari.
E questo è compito dell'allenatore che deve smetterla di fare sceneggiate dalla panchina. Se ha lavorato bene durante la settimana, nel corso della gara, basterebbero pochi accorgimenti richiesti dallo sviluppo della gara stessa.
Invece, si agitano come ossessi, e sono, a volte, allontanati dal campo.
Ora si sta studiando una possibilità: cartellino giallo e poi espulsione. Un modo come un altro per dire ai ''Mister'' comportatevi da signori e non da tarantolati.
Un'altra verità, che Sebastiani non ha capito, è che una squadra va formata da elementi che si completano l'un l'altro con le loro caratteristiche: se prendi undici campioni, che non hanno i giusti equilibri, essi perderanno gran parte delle partite. Se poi prendi undici ''futuri'' campioni, che prepari, a mo' di scuola calcio per gli altri, le delusioni non sono che il risultato più concreto. Non puoi servire il risultato e il denaro, o l'uno o l'altro. Se il presidente del Pescara ha sposato mammona, non può cercare di nascondere le sue sciocchezze sportive, licenziando allenatori che devono lavorare con le sue squadre mal costruite.
Ora Pillon dovrà fare il miracolo di conquistare, in nove incontri, almeno dodici punti; la possibilità è reale, il raggiungimento dipende da tanti altri fattori che passano tutti, però, per la ''managerialità'' del mercante del calcio nostrano. (Gianni Lussoso)