LA TERRA DI NESSUNO NEL CALCIO...!
18/03/2018

Ascoltando le telecronache, sia di giornalisti a livello nazionale, sia locale, ci tocca sentire delle espressioni che, a volte, fanno sorridere, altre fanno letteralmente incavolare per l'assurdità delle espressioni stesse.
Se volessi citarle, anche riferendomi soltanto a quelle più in voga, dovrei utilizzare pagine e pagine che evidenzierebbero la fantasia e, spesso, la stupidità di chi le usa.
Frasi fatte, luoghi comuni, importazione a cavolo di termini spagnoli o inglesi, e di locuzioni dal suono fantasioso usati per raccontare fatti calcistici.
A molte persone, infatti, piace riprendere e utilizzare - in modo pedissequo - parole ed espressioni che vanno di moda ma che stanno nella descrizione dell'avvenimento come dei cavoli a merenda (anche questa è una frase fatta).
Succede che molti cronisti parlano con frasi fatte: ascoltano un'espressione usata da un giornalista importante,questa piace, suona bene, e la si usa per sentito dire, senza preoccuparsi nemmeno di capire che cosa quella frase effettivamente significhi.
Una, tra le centinaia davvero assurde, è ''pallone nella terra di nessuno''.
Ora il rettangolo di gioco, si sa, ha tre zone: difesa, centrocampo e attacco. In nessun trattato di tecnica calcistica si parla di terra di nessuno.
Ma qualcuno dei big del giornalismo ha utilizzato questa espressione, a qualche altro è piaciuta è l'ha ''battezzata'' e ora in molti parlano di terra di nessuno.
Ma, vediamo cosa significa questa espressione: La terra di nessuno è una porzione di territorio non occupata oppure rivendicata da più parti che lasciano tale area non occupata a causa di timori o incertezze che deriverebbero dall'impadronirsene.
Tornando allo specifico del calcio, ricordo ai giovanissimi che il 24 dicembre del 1914, c'era in corso una dura guerra di trincea, e dei soldati tedeschi ed inglesi, mescolati al centro della terra di nessuno (cioè in quella sezione di terra non occupata, anche se rivendicata dalle due parti contendenti) lasciati da parte i fucili, a Ploegsteert, tra Lilla ed Ypres, organizzarono, miracolo della voglia di vivere e di essere in pace almeno alla vigilia di Natale, una partita di calcio.
Le squadre furono create dagli ufficiali, che chiesero ai commilitoni chi avesse giocato in patria. Per la storia, gl'inglesi in camicia bianca e pantaloni marroni e i tedeschi in grigio, giocarono e la partita finì tre a due per i tedeschi.
Ora, simpaticamente, chiedo: che c'entra la terra di nessuno con la cronaca delle nostre partite di calcio, anche se esse, a volte, danno l'idea di una battaglia?
Che bella la regola che detta: parla che mangi che è un modo di dire di qualche tempo fa e che si usava per chi parlava difficile quando non era necessario; significa che si deve parlare in modo semplice, come lo è il nostro modo di mangiare. Almeno quello di una volta. Ora anche il mangiare, è diventato un modo complicato di esprimere la propria personalità. (gianni lussoso)