LE FALLE NEL GIOCO DEL PESCARA
26/02/2018

Riflettendo sul gioco del Pescara, mi è venuta in mente l'espressione ''falla'', con il significato di manchevolezza ma anche nel suo significato più preciso di cedimento.
Con negli occhi le giocate del Pescara della stagione 2011-2012, rivedere queste della stagione in corso, mi sono ritrovato, calcisticamente parlando, immalinconito.
Quel Pescara, promosso in A dalla B, proponeva un pressing offensivo, la linea difensiva a centrocampo in fase di possesso palla per sfruttare in modo sistematico il fuorigioco, la marcatura a zona in tutte le parti del campo e la capacità di creare triangoli virtuali tra tutti i giocatori cosicché ogni giocatore in possesso di palla aveva sempre almeno tre soluzioni di passaggi per avanzare la manovra offensiva.
Quest'anno, invece, la squadra non è incisiva nel pressing, arrivando sempre in ritardo sul pallone e facendosi spesso anticipare dagli avversari e. soprattutto a centrocampo, si smarrisce in passaggetti lezioni e in orizzontale che, non fanno avanzare il gioco verso la zona utile per il tiro, ma facilitano il compito degli avversari nell'opera di rubare palla e andarsene in contropiede.
Nel 2011 presentava in fase offensiva un sistema di gioco ''esasperato'': i movimenti standardizzati e ripetuti ad un’altissima velocità con tutti i giocatori che partecipavano attivamente alla fase di costruzione del gioco, proponendosi con continui movimenti di smarcamento al fine di ricevere la palla, ed eseguire passaggi soprattutto in verticale tra un reparto e l’altro.
Nel 2017 tutto ciò non si è verificato e, se prima credevo fosse solo dovuto alla mancata assimilazione dei concetti di Zeman e che dopo qualche mese la squadra sarebbe cresciuta, me la ritrovo, invece4, molle, lenta, incapace di verticalizzare.
In un primo momento i biancazzurri soff4rivano la fase difensiva che rappresenta il momento in cui la squadra deve recuperare attivamente il possesso della palla.
Nel 2011 tattica difensiva era il pressing offensivo (la linea di inizio pressing è a centrocampo) o ultraoffensivo (la linea di inizio pressing è l’area di rigore avversaria).
Ora, invece, la fase difensiva assomiglia m molto ad una specie di catenaccio ammorbidito.
E' vero che non sono molti i giocatori che riescono a sostenere questi ritmi durante tutto l’arco della gara e spesso capita che la squadra perda il controllo del gioco e lasci spazio all’iniziativa avversaria, ma Zeman ha sempre rimediato trovando i giocatori idonei a sostenere i pesi di lavoro e a capire i suoi schemi.
Quest'anno, invece, il mercante, preso dalle sue alchimie di mercato, non gli ha dato i giocatori giusti e il gioco ne risente visibilmente.
Infatti, da un punto di vista tattico, i difensori centrali devono essere molto abili nelle situazioni di ''uno contro uno'', centrocampisti abili nel verticalizzare il gioco e sostenere con continui affondi gli attaccanti.
Ho notato come il Pescara soffra le squadre con un trequartista che si inserisce a ridosso dell’area di rigore e forse, ancora in maniera più evidente, il fatto che il gioco zemaniano, che quest'anno non riusciamo nemmeno a fare, è conosciuto ed è stato studiato da tutti i tecnici avversari che sanno come bloccarlo... e la cosa riesce più facilmente considerando che i biancazzurri di oggi sono molto meno veloci e danno molta intensità in meno rispetto ai biancazzurri del 2011.
La colpa? Di un mercato fatto non per il Mister e per far crescere il Pescara m,a per far felice il mercante e i suoi compari. (Gianni Lussoso)