NUOVE REALTÀ TRA SOCIETÀ DI CALCIO E TIFOSI.
20/02/2018

Continua, sotto varie forme, il braccio di ferro tra le società di calcio e i tifosi.
Da anni, e per tanto tempo, si è penalizzato il tifo organizzato per le espressioni di violenza che offriva a ogni gara. Gli ultrà, con il loro atteggiamento violento, hanno allontanato di fatto, le famiglie dagli stadi: questa l'accusa ricorrente.
Che in effetti, ci siano state delle esagerazioni, è un dato certo così come è vero che troppe Curve sono state politicizzate al punto che gli scontri avvenivano anche per motivi extra calcistici.
Siccome il calcio, però, non ha ragion d'essere senza il tifo, i dirigenti hanno cercato di porre rimedio.
In Francia, a Parigi, è accaduto un fatto a suo modo storico. Il Paris Saint Germain ha chiesto agli ultrà di tornare al Parco dei Principi, divenuto “uno degli stadi più noiosi della Ligue 1”.
È iniziato così il dialogo con il Collettivo Ultras Paris che ha riportato il tifo organizzato al Parco dei Principi: “Ed è stato uno spettacolo”.
In Inghilterra, patria degli hooligan, si è arrivati a un rapporto diverso. Le società inglesi hanno trasformato i fan in clienti, alzando, tra le altre cose, a dismisura i prezzi dei biglietti, continuando ad avere gli stadi pieni ma perdendo molto del suo tradizionale fascino.
In Germania pare ci sia il rapporto migliore tra società e tifosi: famiglie, tifosi semplici, tifo organizzato, curve in piedi e polizia preparata.
In Germania l’equilibrio è frutto di un colloquio continuo con gli ultrà e con gli altri tifosi, ognuno ha pari dignità perché alla fine lo stadio non può essere solo di una parte ma di tutti coloro che decidono di frequentarlo, ognuno nel proprio settore di riferimento, per indole e per età.
Con una saggia politica di comunicazione ora gli stadi sono i più pieni del mondo, grazie pure ai prezzi popolari di alcuni settori, e un merchandising in costante crescita, soprattutto quello legato al cibo e alle bevande.
Avere impianti stracolmi di persone, un tifo caldo e appassionato, da dodicesimo uomo, e fare soldi è il sogno di ogni società sportiva.
D’altro canto resta inaccettabile che in curva si venda la droga e si commettano violenze di ogni genere . In Italia è evidente che qualcosa non funzioni nel sistema: Non si può essere multati per aver cambiato posto in curva, tutta questa repressione porta al deserto. E non ci si rende conto che: Senza tifosi tra dieci anni il calcio fallirebbe....
La domanda vera da farsi è questa: Il calcio può fare a meno del tifo organizzato?
Evidentemente no.
Allora bisogna riaprire il dialogo con le persone giuste che abbiano cultura e preparazione adeguate.
Pur con i dovuti distinguo con le considerazioni fatte prima, Pescara offre uno spaccato sintomatico del disagio tra tifo organizzato e società.
Pescara, che conosco da sempre, ha offerto nel recente passato, spettacoli eccezionali di partecipazione passionale e non ci sono state le espressioni di violenza degli hooligan, pur se abbiamo registrato intemperanze anche di un certo rilievo.
Con i daspo e con le ristrettezze di vario genere, oggi si può ben dire che i tifosi biancazzurri non hanno più il peso avuto decenni or sono.
Ora i tifosi biancazzurri hanno trasformato anche il loro campo d'interesse. Meno legati al fattore tecnico, e più attenti alle vicende societarie, soprattutto sul piano della gestione.
In questi ultimi tre anni, soprattutto, si è assistito a una vera e propria spaccatura tra il presidente e i tifosi organizzati che rimproverano a Sebastiani di aver spaccato la tifoseria, di non averla rispettata considerando i tifosi dei semplici clienti; di non avere una concreta progettazione se non legata al solco copre solco, come dire, puntare quasi tutto sui prestiti, sul traffico dei giovani calciatori specie sudamericani, movimentazione abnorme di giocatori, alcuni dei vari illustri sconosciuti fatti passare come operazioni prestigiose solo per camuffare plusvalenze fittizie.
Si rimprovera a Sebastiani di avere rapporti diretti con i procuratori e questo è evidente anche dal numero di giocatori che arrivano perché deciso dai ''consigliori'' romani e milanesi; di aver frantumato un reparto giovanile che era con Di Mascio un fiore all'occhiello della società.
Dicevo della tifoseria spaccata:
I pochi, dicono che Sebastiani è un furbo imprenditore capace di tenere la società a livello di Serie B pur non avendo capitali da investire. Di essere stato capace di ridurre il passivo societario, e di avere annullato i debiti verso le banche.
I molti detrattori, invece, rimproverano la sudditanza nei confronti di operatori di mercato lontani da Pescara ma dentro la società in modo invasivo. Di aver molti debiti frazionati negli anni con l'IVA, la TUA, con la Fondazione Caripe, di non aver realizzato nessuno dei progetti pubblicizzati dai giornalisti dipendenti di un giornale e di una televisione che fanno capo a soci molto vicini a Sebastiani, anche per attività concertate insieme.
E' rimproverato al presidente la mancanza di un vero e concreto patrimonio societario che è fondato esclusivamente sulla stima dei cartellini di proprietà, che non esiste un immobile della società; che mancano attrezzature mediche di livello, che non ci sono terreni, capannoni, centro sportivo, inoltre i bilanci sono stati sempre chiusi in rosso nonostante ci siano state grosse operazioni in entrata.
Insomma, in parole povere, i tifosi, distratti dalle analisi delle partite giocate, sono diventati ''controllori'' molto efficaci e anche preparati delle ''partite doppie''.
Ecco spiegato come cambia il calcio e come sono cambiati i tifosi pescaresi. (Gianni Lussoso)