UNA PERNACCHIA DAL CIELO
10/02/2018


Bruno Pace è stato sepolto, per meglio dire, il suo corpo è sceso nella tomba. Lui è andato tra le braccia del Padre e, di certo, un funerale fra gli uomini è forse una festa fra gli angeli. Bruno, tra quegli angeli avrà ancora, e per sempre, la possibilità di esprimersi con il suo carattere scanzonato e di vedersi apprezzato totalmente per tutti valori che ha sempre avuto, anche quando era sulla terra dove, però ha incontrato tanti cialtroni che, nel corso della cerimonia funebre nella nostra cattedrale San Cetteo, hanno fatto a gara per esibirsi in elogi sperticati. Per l'amore di Dio, tutti meritati e forse qualcuno li ha espressi con sincerità, di certo c'è che la metà di quegli elogi gli sarebbero bastati quando era vivo.
Ho vissuto tante ore, per la mia professione e per la sua veste di uomo di sport, con Bruno Pace. Ricordo la mia prima intervista, per il giornale Stadio, la feci quando ero ancora alle prime armi, secoli fa, e fu allo stabilimento Lido dove lui stava giocando, come un ragazzotto qualsiasi, con gli amici di sempre a piedi nudi sulla sabbia. Ricordo che avevo un certo imbarazzo a chiamarlo per una intervista che doveva essere pubblicato di lì a poche ore e per me era uno scoop intervistare a Pescara il mitico attaccante del Bologna e per un giornale bolognese. Fu la baronessa Croce Nanni che, da sempre affezionata a me e a mio padre Barba, lo chiamò e lui corse immediatamente interrompendo la sua prestazione calcistica.
''Bruno, questo mio carissimo amico Gianni, deve farti un'intervista per Stadio ma deve spedire subito il pezzo...''
Non perdemmo nemmeno un secondo: seduti accanto alla baronessa sotto l'ombrellone realizzai il mio primo articolo su Bruno. Da allora abbiamo avuto tanti incontri, soprattutto quelli televisivi degli ultimi anni.
E qui torno al funerale che non ho seguito perché preferisco lasciare che siano i becchini a prendersi cura dei corpi, preferisco seguire con amore le anime e con esse avere spiritualmente dei contatti. I moltissimi che hanno seguito la cerimonia avranno dimenticato che Bruno giocò nel Pescara prima squadra solo nella stagione 1061- 1062. Poi arrivarono degli osservatori del Bologna per Romoli, ma si entusiasmarono a vedere questo puledro che correva come un fulmine sulla fascia e lo vollero al Bologna. Da allora non ha mai giocato per il Pescara. Cominciò ad Allen are nel 1979 a Modena e poi passò a Catanzaro, Pisa, Bologna, Ancona, Catania, Sambenedettese, Francavilla, Avellino, Chieti, Foggia e siamo nel 2002, dopo di che mai il Pescara.
Sono certo che, mentre il suo vestito terreno veniva ossequiato dai tanti dirigenti e tecnici che hanno operato per la Pescara calcio, tanti capponi che si sono messi in mostra, travestiti da pavoni, che hanno sempre criticato Bruno e che non lo hanno mai chiamato a lavorare per la società biancazzurra, dicendo che amava troppo il biliardo, che beveva... Non lo hanno mai chiamato per un parere, né hanno chiesto mai consigli e collaborazione perché Bruno era troppo onesto, colto, intelligente e libero. Questo i vari capponi nella loro furbizia perversa lo sapevano ed hanno avuto paura!
Credo che Bruno, dallo stadio del cielo, in mezzo ai veri amici angeli, sfoggiando il suo inimitabile e indimenticabile sorriso, abbia indirizzato loro una sonora pernacchia. (gianni lussoso)