ZEMAN E SEBASTIANI, SEPARATI IN CASA.
10/01/2018

Mentre Zeman tace e lavora, Sebastiani parla di una squadra forte che può lottare per la promozione in A e che farà tre acquisti. Per ora, sono stati presi il terzino Gravillon in prestito e un portiere per la Primavera di Epifani, Vidovsek.
Nessuno dei nomi proposti e voluti da Zeman.
Il gioco psicologico è sottile: nonostante i sorrisi di circostanza, Seba non vorrebbe più Zeman alla guida del Pescara, anche perché non gli serve più la sua funzione di parafulmine utile lo scorso anno, e gradirebbe un allenatore (che ha già visionato più volte la squadra) più malleabile e da gestire secondo i suoi interessi di movimentazione di giocatori e di denaro.
Del resto Zeman ha confermato di non essere aziendalista e Seba, dover aver dovuto ingoiare l'exploit di dicembre che ha ''salvato'' il tecnico, quando era convinto di essersene liberato, e dopo aver capito che il Boemo non si dimetterà mai, nonostante non gli stia dando i giocatori che ha chiesto, sta cercando di diminuirne la credibilità tecnica affermando a più riprese che la squadra è forte. Ma il braccio di ferro è destinato a restare tale perché l'uno non si dimette e l'altro non licenzia perché il peso degli euro è molto ben considerato da entrambi.
Vero è che mancano venti giorni al termine del mercato, ma è altrettanto vero che prima acquisti e meglio è, ma al dieci di gennaio, solo un terzino (e nemmeno tra quelli proposti da Zeman) è stato preso mentre sono andati via Pigliacelli, Ganz, Mazzotta, Cappelluzzo... forse partirà Cocco, non sarà rinforzato il centrocampo (considerato da Sebastiani completo e forte), e quindi i ''separati'' in casa continueranno a farsi del male sulla pelle dei tifosi i quali, da parte loro, continuano a organizzarsi ''solo per la maglia'' e a prepararsi ai nuovi impegni del girone di ritorno anche seguendo in buon numero le trasferte.
Analizzando il comportamento della tifoseria ci si accorge che la gran massa ha capito la filosofia di lavoro di Seba e sarebbe contenta se andasse via, ma questo è assurdo perché il padrone non ha ostacoli attorno e lascerà solo quando non ci sarà altro da ''spolpare'' in quella che, da qualche tempo, è la sua unica fonte di reddito privato.
Inoltre Sebastiani conta su appoggi che gli hanno consentito di vedere ''narcotizzate'' alcune situazioni che avrebbero messo in difficoltà altri dirigenti e ricordo il caso delle auto bruciate di cui non si conoscono gli sviluppi finali, il caso del controllo dei libri contabili chiesto dal socio Danilo Iannascoli, la cui relazione era stata preventivata per il sei di settembre dello scorso anno e di cui non si ha più notizia nonostante si sia al dieci di gennaio... Il caso delle tante operazioni in uscita che hanno prodotto milioni di euro e ''nascosti'' sagacemente dietro le voci delle tante spese di gestione per le varie squadre gestite dal Delfino.
Con molta furbizia e, dobbiamo riconoscerlo (anche se non si può accettare), con grande bravura ha messo da parte i contestatori, ha usufruito di consulenze molto efficaci per le movimentazioni, ha aperto canali di operazioni in Sudamerica, in Afganistan (!), in Cina (!), ha posto le basi per operazioni inerenti la costruzione del nuovo stadio, dopo aver per mesi tenuto in stand by la tifoseria con le presentazioni ufficiali di progetti finiti nel cestino.
Insomma, fa e disfa come un padrone assoluto fidando su collaborazioni importanti targate sia a livello politico, sia istituzionale e c'è sempre il cretinetto di turno che, per avallare l'operato del Seba, e si sa bene per quali intendimenti e vantaggi personali pratici, dice: ''Se avete dei dubbi sui conti leggete i bilanci...''
Orbene, non bisogna essere cultori di Zappa o di Onida per sapere che i bilanci sono sempre, sulla carta, precisi e che hanno aspetti diversi a seconda che servano per avere o per dare.... e, comunque
è ormai noto a tutti che il gioco delle società calcistiche ruota sulle plusvalenze, non quelle reali, ma su quelle fittizie, e della politica del spalma ammortamenti.
Del resto si sa come l’Autorità Giudiziaria ha tentato di occuparsi della faccenda del falso in bilancio generato da plusvalenze fittizie, ma con un nulla di fatto. In quanto, è stato detto, perché si abbia reato di falso in bilancio, occorre il “dolo specifico”.
Pertanto, senza entrare nella questione tecnica finanziaria che esula dal compito del cronista sportivo, per avere curiosità in più. basterebbe chiedersi perché le società movimentano tanti giocatori, alcuni dei quali non scendono mai in campo, e come mai alcuni giocatori hanno, in bilancio, valutazioni abnormi non giustificate dai reali valori tecnici conosciuti.
Per concludere, il calcio non è più dei mecenati e degli sportivi, ma dei mercanti, degli abili operatori di mercato, dei procuratori, delle agenzie di consulenza, e i tifosi debbono, o prenderne atto e continuare a soffrire ''solo per la maglia'', o prendere le distanze. (Gianni Lussoso)