RIFLESSIONI DI FINE ANNO DI GIANNI LUSSOSO
25/12/2017

La tentazione di fare delle riflessioni in questo fine anno ha colpito anche me e mi accingo a lasciare il mio pensiero ai giovani che amano il calcio. Non mi permetterei di farlo toccando altri temi che sono, senza dubbio, più importanti come la difficoltà di trovare un lavoro per i giovani che, anche se laureati devono lasciare l'Italia per avere un minimo di soddisfazione, né parlerei del disagio delle persone di mezza età che, perso il lavoro, non trovano più altri sbocchi professionali perché sono ''fuori età'', né delle tante aziende che chiudono nonostante i politici parlino sempre di grandi riprese economiche, né del perché la nostra Pescara, da città giardino, sia diventata una città con vocazione per il cemento, né dei tanti problemi che rendono la nostra vita difficile da sopportare e da sostenere, parlo, invece, sommessamente, ma con decisione, di un mondo che conosco abbastanza bene per avergli dedicato cinquantadue anni di lavoro e di studi, quello del calcio in generale e biancazzurro in particolare.
Dal 1936 ad oggi il Pescara ha costruito una sua immagine sopratutto in Serie B dove ha disputato ben 36 campionati (comprendendo quello in corso) e in Serie A con le sue 6 partecipazioni. Tutti gli altri campionati si sono diluiti nei tornei di Serie C, C1, Serie D, Quarta Serie etc... con la possibilità di far conoscere, nelle varie stagioni, campioni di grosso spessore tecnico ed umano come i vari Tontodonati, De Angelis, Raccuglia, Masoni, Allegri, Verratti, Pace, Raimondi, Nobili, Zucchini, Prosperi, Giammarinaro, Junior, Dunga, ... ne sto citando solo alcuni seguendo il filo dei miei ricordi e senza rispettare le annate delle loro presenze con la maglia biancazzurra.
Il Pescara, ora Delfino 1936, si è conquistato a pieno diritto il titolo di società più importante d'Abruzzo per i suoi meriti sportivi per il valore di allenatori quali Galeone, Rosati, Tontodonati, Piacentini, De Angelis, Pizziolo, Bencic, ed organizzativi per merito di dirigenti come Angelo Vetta, Sabatino Di Properzio, Salvatore Galeota, Vincenzo Marinelli, Pietro Scibilia...
Personaggi che hanno fatto della Pescara Calcio un simbolo ed un mito che i tifosi biancazzurri, da quelli del Rampigna a quelli di oggi dello Stadio Adriatico, hanno saputo sostenere ed esaltare in tanti anni di passione sportiva confermata in trasferte, a volte epiche, che hanno fatto conoscere lo spirito della tifoseria pescarese.
Oggi, pur militando in Serie B, pur avendo in panchina un allenatore ritenuto da tutti gli esperti nazionali, un vero maestro del calcio, e pur vantando una posizione di classifica che rende possibile anche una crescita entusiasmante nel girone di ritorno, sento la sofferenza dei tifosi e il continuo distacco dalla realtà biancazzurra: crescono i malumori, cresce il dissenso, si affievolisce la voce dei sostenitori, calano le presenze sugli spalti e, cosa davvero deprimente, si nota come anche dei possessori di abbonamento stiano preferendo non andare ad assistere alle partite.
In questa sede non voglio toccare i temi dei valori dei giocatori e degli acquisti fatti e delle cessioni realizzate, né dei milioni di euro che sembrano spariti nei meandri dei conti e sottoconti di contabilità realizzate da ''ingegneri della finanza'' che fanno apparire credibile qualsiasi movimento, anche perché tutto ciò non è di competenza del giornalista ma di ben altre istituzioni demandate a farlo, ma nella mia veste di innamorato del calcio e della sua presenza attiva e costruttiva nella realtà pescarese, denuncio a chiare lettere, e a gran voce, il danno fatto da Sebastiani, attuale presidente, nei riguardi di tutta una tifoseria che non si riconosce più nello spirito di questa società che, da espressione sportiva e con fini rivolti alla conquista di traguardi calcistici, in una società mercantile e affaristica, votata solo al conseguimento di plusvalenze particolari, di operazioni fatte a favore di altre realtà che non sono pescaresi e che ci hanno messo in condizione di sudditanza rispetto ad altri operatori nazionali, non sempre adamantini, del calcio nazionale.
I campionati si possono vincere e anche perdere, ma se si rispetta lo spirito di una tifoseria organizzata e vitale, come era quella pescarese fino all'arrivo del ragionier Sebastiani, tutto viene accettato, capito e giustificato.
Quello che la gran parte dei tifosi non accetta è il dover constatare, giorno dopo giorno, che la conquista di una dimensione sportiva e calcistica, per questo presidente, è subordinata al raggiungimento di altri fini che potremmo definire, commerciali.
Il tutto è giustificato con la necessità di coprire le spese ingenti di gestione anche dopo i notevoli introiti per cessioni brillanti e dopo che erano stati esaltati i meriti di una politica che avrebbe garantito almeno il pareggio dei bilanci e che, a oggi, presenta un passivo di settemilioni e passa di euro. Dove sono finiti i soldi? Chi ha conquistato la sua felicità sulla pelle dei tifosi? Chi sta sfruttando la passione sportiva dei pescaresi? E fino a quando?