CRITICHE FUOR DI LUOGO...
07/12/2017

Non faccio l'elenco delle centinaia di persone che apprezzano il mio lavoro giornalistico e lo commentano con frasi elogiative (comunque colgo l'occasione per ringraziarli), ma prendo atto di quattro persone (tre sconosciuti dietro il nickname ed un quarto di cui so le generalità ma che non ho mai visto né sentito e che, letteralmente, non conosco).
In definitiva si tratta di quattro persone sconosciute che mi rivolgono le loro attenzioni e che potrei benissimo non considerare e non dare loro parità polemica.
Ma, essendo aduso, da quando sono diventato giornalista professionista nel lontano 1964 (cinquantatre anni di attività nel corso dei quali ho scritto migliaia di articoli, fatto centinaia di rubriche televisive, pubblicato oltre cento libri, vinto premi nazionali, premiato come miglior radiocronista italiano delle radio libere, premiato dal sindaco di Pescara per l'attività giornalistica, due lauree...e per ultimo, ma non meno importante, ho inserito nel mondo del giornalismo centodieci giovani, alcuni dei quali sono pezzi da novanta della cronaca regionale e nazionale) a confrontarmi soprattutto con chi mi contesta, ribadisco che, visto che non l'hanno capito, non so se per pigrizia mentale, per pressappochismo, per convenienza di cortile, o per semplice antipatia personale, che come non mi esalto per le lodi, non mi abbatto per le critiche soprattutto perché sono attento a giudicare le parole dalle bocche da cui escono.
E' per questo che preciso alcune delle cose che il giornalista sportivo deve fare e che io cerco sempre di attuare:
– Il giornalista sportivo riferisce correttamente, cioè senza alterazioni e omissioni che ne modifichino il vero significato, le informazioni di cui dispone.
- Il giornalista sportivo non realizza articoli o servizi che possano procurare profitti personali; rifiuta e non sollecita per sé o per altri trattamenti di favore.
- Il giornalista sportivo rifiuta rimborsi spese, viaggi vacanze o elargizioni varie da enti, società, dirigenti; non fa pubblicità, nemmeno nel caso in cui i proventi siano devoluti in beneficenza
- Il giornalista sportivo rispetta la dignità delle persone, dei soggetti e degli enti interessati nei commenti legati ad avvenimenti agonistici.
- Il giornalista sportivo non usa espressioni forti o minacciose, sia orali sia scritte, e assicura una corretta informazione su eventuali reati che siano commessi in occasione di avvenimenti agonistici.
Per questi motivi ho sempre rispettato la notizia e non ho cercato il mio tornaconto personale. Non ho mai giudicato i dirigenti come persone fisiche ma solo nella loro funzione professionale. Non ho mai cercato la loro amicizia, e nemmeno quella dei giocatori, perché non si devono mai confondere le due cose, diritto di cronaca e amicizia. Pertanto, ho sempre dato il massimo rispetto, ma l'amicizia la riservo a persone diverse da quelle che sono soggetti del mio lavoro.
E' chiaro che accetto il doppio pubblico, ma bollo di stupidità coloro che confondono la mia persona con la mia attività.
Riconosco e l'ho affermato pubblicamente nei miei servizi che molto spesso i tifosi sanno esprimere concetti validi, a volte, anche meglio di noi giornalisti e questi li rispetto al massimo anche quando esprimono concetti diversi dai miei.
Bollo di idiozia e di ignoranza calcistica coloro che, pur di esaltare il loro pensiero o la posizione di qualche amico dirigente, si lasciano andare ad espressioni becere nei miei confronti soprattutto quando si nascondono dietro i nomignoli o nickname che dir si voglia.
Per entrare nel dettaglio, nessuno potrà mai dire che sono andato a cena o a divertirmi con un dirigente o con un giocatore. Sempre, ho solo giudicato professionalmente gli atteggiamenti legati al ruolo, e mai alle persone, così come, per esempio, per quanto attiene Sebastiani, mi interessa come presidente, ma come cittadino non riveste, per me, alcuna importanza.
Quindi, se giudico negativamente la chiusura, per esempio, di una stagione con un passivo di 7,3 milioni, giudico il presidente e non l'uomo e se i suoi ''lecchini'' mi chiedono perché non porto documentazioni sui suoi errori, ribadisco che quello non mi compete, in quanto sono doveri degli organi preposti al controllo, e all'idiota che scrive che non posso parlare dei bilanci del Delfino perché ''non ci capisco'', ribadisco che la mia laurea in economia e commercio (oltre a quella in Lingue e Letterature straniere, aggiunta alla esperienza di vita) mi consente di scrivere quanto fatto nel pieno rispetto delle mie competenze.
Comunque, viva la polemica, che conferma la vitalità del mondo del calcio, e via i cialtroni che del calcio sanno solo l'aspetto folcloristico.