SEBASTIANI, SANTO O DIAVOLO?
04/12/2017

In questi anni ho analizzato tutte le operazioni di Sebastiani e i miei giudizi giornalistici sono ben noti a chi ha avuto la bontà di seguire i miei scritti o di leggere il mio libro ''La Ferrari di Sebastiani si è fusa'' o l'ultima edizione della ''Storia dei Biancazzurri''.
Leggendo i ''servizi'' dei vari tifosi che sono ospitati nelle varie testate on line (che seguo con attenzione perché in mezzo al becerume trovo delle perle giornalistiche che farebbero invidia a tanti cronisti che sono sul libro paga delle testate locali e che sono utili per meglio capire gli umori della ''Piazza'').
Il mio pensiero è chiaro. Ma vedrò, ora, di ampliare la conoscenza del soggetto proprio sulla base delle mie e delle altrui esperienze.
Sebastiani santo perché, pur non essendo un industriale di livello, da diversi anni è al timone della società e ha gestito un anno in A e gli altri in Serie B e ha scoperto giocatori interessanti che gli hanno consentito un mercato molto redditizio e tale da sostenere la società senza dover rischiare i suoi capitali?
Sebastiani diavolo perché, pur non gestendo delle attività, almeno a livello ufficiale, che gli consentano di muovere capitali importanti, ha trovato nel calcio il sistema per aumentare la sua capacità patrimoniale, per crearsi i presupposti per future attività sia locali sia esterne, ed è riuscito a tenere buona una piazza esigente e, nello stesso tempo delusa, e a dare il via, anche se solo a livello di ipotesi, a delle operazioni di grosso respiro come la costruzione del nuovo stadio con relativa cittadella dello sport, ed è riuscito a coinvolgere nei suoi piani alcune delle personalità politiche ed economiche di spicco.
In definitiva che cosa è rimproverato a Sebastiani?
La incapacità di lavorare in équipe, di usare la società di calcio come fosse sua proprietà personale, di aver fatto fuori dei soci importanti che non gli avrebbero consentito di spadroneggiare, di aver incassato milioni di euro svaniti nei conti e sottoconti dei costi di esercizio, di aver sempre chiuso i bilanci in rosso con necessità di ricapitalizzazioni, di aver messo la Società Delfino 1936 sotto la ''consulenza'' di Moggi, di aver fatto movimenti di giocatori, alcuni assurdi, solo per giustificare uscite strane e per alimentare il movimento delle plusvalenze. Di aver fatto sorgere dei dubbi sulla reale direzione presa da diversi milioni di euro. Di aver cercato di confondere l'ambiente con riunioni ufficiali e presentazioni molto esaltate da giornalisti compiacenti, di operazioni mai avvenute come il complesso di Silvi, il restyling dello Stadio Adriatico ed ora il progetto Arena Pescara che dovrebbe sorgere su un'area con grossi problemi relativi all'ambiente e alla sua conformazione fisica, senza peraltro spiegare come potrà avere le autorizzazioni necessarie e quale fine farebbe l'attuale Stadio Adriatico e, per ultimo la pubblicità fatta al compromesso firmato per il Poggio che sarebbe, in caso di realizzazione dell'Arena, un acquisto inutile.
Fare l'elenco dei giocatori passati per i registri contabili della Pescara Calcio, alcuni dei quali non hanno mai messo piede sul rettangolo di gioco, significherebbe dover riempire diverse cartelle formato A4. Ed è un esercizio che tutti possono fare tranquillamente seguendo i servizi su www.transfermarkt.it.
Sebastiani, santo o diavolo?
Per alcuni giornalisti che hanno avuto la ''furbizia'' di allearsi al presidente, ricevendone anticipazioni di mercato, presenze reiterate in studio e quant'altro, è sicuramente un santo. Per alcuni tifosi che hanno avuto la possibilità di essere ''aiutati'' nella organizzazione del loro tifo, sicuramente un santo.
Per i giornalisti liberi da condizionamenti e che rispettano la loro deontologia professionale, né santo né diavolo, ma solo un arrogante personaggio che sfrutta il momento positivo e che, abituato a valutare ogni cosa sul piano strettamente economico, incapace di esprimersi sulla base di una cultura della informazione, fidandosi più del dovuto sulla connivenza di esponenti politici e finanziari, crede di poter saltare a piè pari ogni regola del buon vivere che non gli piace. Ma, come la vita insegna, i nodi, prima o poi, vengono al pettine. Si può fingere di avere tutto sotto controllo e di poter gestire i servitorelli sciocchi pronti a genuflettersi e di imporre le proprie scelte... In presenza di un problema che non si riesce a risolvere, che diventa un disagio, che si insinua nella mente come un tarlo, si può fingere di non vedere, di non sentire, di star bene. Si può tentare di tirare avanti senza rispettare gli altri, ma arriverà sempre il momento del bilancio vero, non quello preparato ad hoc per chi non vuol vedere.