SALUTE E SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO. SERVE UN ALTRO MODO DI COMUNICARE: IL CASO ''ITALIA LOVES SICUREZZA''. (SERVIZIO DI UMBERTO FRAGASSI)
04/12/2017

A quasi dieci anni dall'entrata in vigore del decreto legislativo 81/2008 che negli intenti del Legislatore, abrogando la selva di norme in vigore fino a quel momento (compresa la tanto famosa 626), avrebbe dovuto semplificare il mondo del lavoro e ridurre il fenomeno infortunistico, si registra una preoccupante deriva certificata dai dati Inail. L'istituto, infatti, ha comunicato che nei primi sette mesi del 2017 nel nostro Paese gli infortuni sul lavoro hanno registrato un aumento del 1,3%, mentre per le cosiddette morti bianche l'aumento è stato del 5,2% rispetto all'analogo periodo dello scorso anno. Vale a dire che, qualora le stime venissero confermate, anche quest'anno il Belpaese sacrificherà più o meno mille lavoratori sull'altare della produttività ad ogni costo: circa tre al giorno!
Abbiamo affrontato questi temi con Davide Scotti, Direttore Generale della Fondazione Leadership in Health and Safety (Lhs) di Saipem e co-autore de “Il libro che ti salva la vita”, da anni impegnato nella promozione di un nuovo modo di comunicare la salute e la sicurezza sul lavoro, incontrato dopo un suo seguitissimo speech alla fiera “Ambiente e Lavoro” tenutasi a Modena il 13 e 14 settembre 2017.

Allora Davide, visto che, oramai, nel settore sei considerato un safety leader nonché front man della Fondazione, puoi spiegarci brevemente il tuo percorso e il ruolo di questa organizzazione?
Certamente. Dopo essere emigrato in Gran Bretagna nel 1997 per frequentare in Scozia l’Università, mi sono laureato in Management Studies all’Università di Aberdeen nel 2001 e ho da subito iniziato la mia carriera nell’industria Oil & Gas occupandomi prevalentemente di tematiche legate all’ambiente e alla sicurezza. Nel 2005 sono rientrato in Italia e ho iniziato il mio percorso in Saipem dove ho avuto modo, sin da subito, di contribuire allo sviluppo del programma “Leadership in Health & Safety”, un programma di cambiamento culturale nato grazie al mandato del Top Management dell’azienda di voler risolvere un problema di natura culturale che stava provocando troppi incidenti gravi nella nostra organizzazione. Il successo di questo programma è stato così vasto che nel 2010 Saipem ha deciso di condividere con l’Industria e la società le conoscenze e gli strumenti, affinati negli anni, attraverso la Fondazione LHS (Leadership in Health and Safety), che oggi è punto di riferimento a livello nazionale non solo per tutte le realtà che desiderano produrre un cambiamento culturale in tema di benessere e sicurezza sui luoghi di lavoro ma, più in generale, in ambito sociale, attraverso la diffusione di strumenti pratici e di campagne di comunicazione innovative, basate su linguaggi non convenzionali. Diciamo che sono stati dodici anni davvero intensi e in continua crescita che mi hanno portato ad approfondire in maniera significativa gli approcci più moderni di HSE creando innovazione in un settore complicato e fondamentale come quello della salute e sicurezza.

Obiettivi sicuramente ambiziosi, ma quali sono questi strumenti di intervento pratico di cui parli?
Si tratta soprattutto di modalità di comunicazione non necessariamente convenzionali, per come siamo stati abituati a pensare e trattare i temi in questione. Parliamo di film, video, musica, libri, spettacoli teatrali, flash mob, eventi culturali, tutte modalità comunicative che puntano a suscitare il coinvolgimento emotivo più che la comprensione razionale, troppo spesso associata a regole e leggi che alimentano un percepito di noia. Inoltre, abbiamo scommesso sulla possibilità di coinvolgere i bambini e i ragazzi nella convinzione che sia necessario un nuovo approccio per guardare al futuro e investire nella formazione delle coscienze dei più giovani. Tra le tante iniziative mi preme segnalare Growing New Leaders in Safety”, un programma educativo volto a sensibilizzare i bambini e i ragazzi sul tema della sicurezza affinché, attraverso il proprio modo di agire, possano influenzare altri ad adottare comportamenti più salubri e sicuri.

Di che cosa si tratta esattamente?
Attraverso “Growing New Leaders in Safety” la Fondazione propone alle scuole dell’area milanese diverse attività mirate ciascuna a una specifica fascia di età e pensate in collaborazione con realtà dotate di grande esperienza in ambito formativo e divulgativo. Ci piace fare le cose insieme ai leader in quei settori perciò le attività e i laboratori sono svolti in partnership con realtà quali MUBA (Museo dei Bambini di Milano), la compagnia teatrale Rossolevante, che propone emozionanti spettacoli sulla salute e sicurezza, la Croce Rossa di Milano e la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT). “Growing New Leaders in Safety” si rivolge a bambini e ragazzi di tutte le età intervenendo a partire dalla scuola dell’infanzia fino alla scuola secondaria superiore.

E’ un approccio molto interessante, anche se i frutti di questo impegno saranno misurabili soltanto nel prossimo futuro quando questi ragazzi diventeranno lavoratori. State anche lavorando sull’oggi?
Bè, ci tengo a precisare che lavorare sui ragazzi porta a benefici misurabili anche nell’immediato- essendo liberi da gabbie mentali e da comportamenti tossici sono portatori di positività e buoni esempi non solo nei confronti dei compagni, ma anche degli adulti che li circondano. Per fare un esempio molto semplice pare che il rimprovero del figlio al genitore che non indossa la cintura di sicurezza o che utilizza il telefonino alla guida, siano alcune delle cose che lasciano più il segno e spingono davvero al cambiamento. Tornando invece alla tua domanda, il nostro modo di lavorare sull’”oggi” è visibile in un fenomeno incredibile che sta crescendo giorno dopo giorno e che va sotto il nome di ”Italia Loves Sicurezza”, una sfida nata quasi per scherzo nel 2015 quando, parlando a cena con un amico, decidemmo di promuovere iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica per il 28 aprile, giornata mondiale della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, a Torino, Milano e Piacenza, che è la mia città.

Con quali risultati?
Quell’anno abbiamo organizzato nove eventi, aperti al pubblico e completamente gratuiti, tra workshops, spettacoli teatrali, laboratori didattici. Quello che si è generato da quell’esperienza è stato qualcosa di incredibile - dai feedback arrivati dalle centinaia di persone che hanno partecipato abbiamo capito che la strada era quella giusta ma, soprattutto, che è veramente possibile immaginare un nuovo modo di comunicare che arrivi al “cuore” delle persone. Ciò vuol dire che è necessario aprire un canale emozionale ed è importante, proprio in quest’ottica, utilizzare strumenti e linguaggi straordinari come il cinema, il teatro, la letteratura, fino ad arrivare ai flash mob.

Ma non è sufficiente il lavoro che è stato fatto a livello di regolamenti, corsi di formazione, obblighi di legge? Sembra che ci sia stata una riduzione degli incidenti negli ultimi anni.
Va detto che negli ultimi anni è certamente aumentato il livello di conoscenza e di consapevolezza come pure prevenzione e controlli hanno prodotto dei risultati importanti. Ma, in realtà, è stata la crisi mondiale partita più o meno dieci anni fa, a mio avviso, a determinare l’apprezzabile calo di cui parli. Difatti, con la ripresa economica, il fenomeno sembra essere di nuovo riemerso con una criticità, apparentemente, senza soluzioni praticabili. E a nulla valgono gli appelli che arrivano dalle più alte cariche dello Stato all’indomani dell’ennesima tragedia. Basta infatti spegnere i riflettori dei media che si volta subito pagina: l’indignazione lascia il passo alla rassegnazione e all’oblio e tutto torna come prima, l’unica cosa che cambia davvero è la statistica che, tragicamente, si aggiorna al rialzo. Il problema è che salute e sicurezza sul lavoro, in generale, non sono considerati valori fondamentali per l’uomo e quindi non vengono percepiti come tali fino a quando non ci toccano da vicino.
Perciò, secondo me, il ricorso a leggi e regolamenti non è sufficiente ma bisogna agire sul cambiamento culturale, inteso come cambiamento del modo di pensare e di agire - cambiare la percezione e la mentalità delle persone in modo da instaurare comportamenti positivi “virali” in grado di influenzare un numero sempre maggiore di persone.

Quindi, in sintesi, Italia Love Sicurezza è diventato lo strumento mediatico necessario per veicolare questo nuovo modo di comunicare su tematiche di salute e sicurezza?
Italia Loves Sicurezza è un movimento fatto di cittadini, accomunati dalla voglia di investire parte del loro tempo per provare a cambiare le regole del gioco. Sono Safety Ambassadors che sia sul posto di lavoro che nella vita quotidiana adottano comportamenti ''safe'' da diffondere senza paura affinché salute e sicurezza vengano davvero percepiti come un valore e un bisogno. questo Agli Ambassadors la Fondazione LHS mette a disposizione potenti strumenti di divulgazione ma lo straordinario è il loro grado di coinvolgimento emotivo con il quale, facendo network, liberano estro e creatività realizzando idee e progetti che diventano immediatamente disponibili per tutti a costo zero. Non ci sono copyright, decaloghi o tessere da pagare per entrare nel movimento ma, se si condividono valori come passione, coraggio e innovazione si sale a bordo di questo incredibile treno per trovare un senso e una destinazione al proprio viaggio professionale e umano.

Ma senza regole non c’è il rischio che qualcuno possa mal interpretare la mission e remare in solitaria?
Certo, il rischio esiste! Ma Italia Loves Sicurezza è dirompente proprio perché non ha regole e la sua valuta si chiama “Fiducia” che, per conto mio, è un valore fondamentale che si accumula a gocce ma che si perde a secchiate. Ci sarà sempre una mano tesa a tirare qualcuno a bordo e quando decidi di intraprendere lo stesso viaggio lo fai perché hai trovato uno scopo che va molto oltre l’interesse personale intuendo quanto sia appagante crescere e contribuire a migliorare questo mondo. Chi tradisce questa fiducia decide di scendere dal treno ma le porte di Italia Loves Sicurezza rimarranno sempre aperte per chi vorrà tornare a soffiare sul fuoco di tutti.

Davvero un bel messaggio. Ma torniamo agli eventi del network organizzati dopo il 2015.
Come dicevo, l’entusiasmo e la voglia di progettualità hanno spinto dal 2015 sempre più persone ad avvicinarsi al movimento. Ed è con questo spirito che l’anno scorso abbiamo lanciato la sfida davvero ambiziosa di organizzare, in simultanea, il primo roadshow sulla sicurezza: 28 eventi in 28 città il 28 aprile. Ma stavolta il virus ha sorpreso anche noi toccando oltre 50 città con oltre 100.000 partecipanti e con un calendario di circa 100 eventi tra i quali laboratori didattici per bambini, spettacoli teatrali, workshops, mass training di rianimazione pediatrica e di office massage per promuovere il benessere sui luoghi di lavoro. E il numero di Ambassadors, ovvero di coloro che organizzano gli eventi, è raddoppiato!

Sembra davvero una crescita esponenziale, ma cosa vedi nel futuro di Italia Loves Sicurezza?
Non so cosa succederà domani ma, intanto, ti confermo che ci stiamo già pensando nell’organizzazione di Italia Loves Sicurezza 2018, che sarà carico di novità e progettualità importanti. Siamo consapevoli delle difficoltà insite in questa nuova sfida ma desiderosi di incontrare sempre più persone sul nostro cammino disponibili al cambiamento. Comunque, tornando alla domanda ho una certezza: fino a quando questo virus continuerà a replicarsi senza sosta avremo la speranza di consegnare un mondo migliore ai nostri figli. Stiamo lavorando incessantemente affinché ciò possa accadere il prima possibile e osservo come le attività della Fondazione e di Italia Loves Sicurezza stiano determinando, in tanti professionisti e addetti ai lavori, un deciso cambio di rotta nel modo in cui si approcciano al tema “sicurezza”.Vedi, cambiare il modo di ragionare nelle persone è una vera e propria battaglia che si può vincere solo se, lavorando tutti insieme con umiltà e spirito di sacrificio raggiungeremo, passo dopo passo, una massa critica in grado di influenzare le politiche di salute e sicurezza a tutti i livelli. Questo cambio culturale passa attraverso un concetto fondamentale: non possiamo pretendere che le cose cambino se facciamo sempre le stesse cose. “Abbiamo fatto sempre così” è la frase più pericolosa che si possa pronunciare! Quindi immagino che, nel breve-medio periodo, il nostro impegno principale sarà quello di scuotere le coscienze di tutti quelli che incontreremo sulla nostra strada nella certezza che, in un futuro non troppo lontano, si potrà realizzare l’obiettivo primario per cui è nato questo movimento: la netta riduzione degli infortuni e delle morti sia sul lavoro che nella vita di tutti i giorni.

Umberto Fragassi