I BIANCAZZURRI RACCONTATI DA GIANNI LUSSOSO SERVIZIO DI FABIO ROSICA (DOLCE VITA)
13/08/2017

Determinato, schietto, poco incline ai compromessi, ma al contempo costantemente votato al dialogo in
termini propositivi. Dotato di quella sottile e pungente ironia, tanto apprezzata dai suoi ammiratori, quanto
temuta dai detrattori, che ne fa un personaggio scomodo, ma forse unico nel panorama del giornalismo
locale.Gianni Lussoso, in esclusiva per i lettori de La Dolce Vita, ci racconta del “suo” Pescara, per una volta
dall’altra parte del microfono, nell'inconsueta veste d’intervistato. Memoria storica e vivente
degliavvenimenti legati al calcio biancazzurro, grazie anche ai tanti libri dove ha riversato tutte le sue
conoscenze in merito, Gianni rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia
approcciarsi alle vicende del Delfino.
Segui le sorti del Pescara ormai dal 1950, te la senti di farci i nomi di un giocatore, un allenatore e un
presidente, cui consegnare idealmente la palma di “migliore di sempre”, con delle brevi motivazioni?
Difficile selezionare un solo nome per categoria, ne citerò almeno due. Per quanto riguarda i
giocatori, senz’altro Alfredo De Angelis e Mario Tontodonati. Il primo, classe 1918, per tantissimi
anni capitano dei biancazzurri, fu un cosiddetto centromediano metodista (il libero della sua
epoca), dotato di notevole forza fisica, rapido e generoso, in odore di Nazionale in più di
un’occasione, ma sempre rifiutata perché legatissimo alla sua città, dove gestiva anche un’attività
di casalinghi in via Cesare Battisti (per questo motivo soprannominato “lu piattare”), senz’altro il
più grande e longevo calciatore che la nostra squadra abbia mai avuto. Tontodonati invece, un
classico centravanti, nato a Scafa nel 1923, è il capocannoniere storico del Pescara, grazie alle sue
120 reti messe a segno, un eccezionale finalizzatore, che terminò la sua carriera come mezzala. Per
qualità umane, capace di ridare una certa dignità alla squadra, da tempo in profonda crisi, come
allenatore devo indicare senz’altro Tom Rosati, che in soli due anni ci condusse dalla Serie D alla
B. Poi Giancarlo Cadè, artefice della prima promozione in A, ma anche per il gioco che riusciva a
far esprimere ai suoi calciatori. Quest’ultimo non fu apprezzato come avrebbe meritato, perché di
lui si ricorda il fallimento della stagione 1977/1978, culminata con la retrocessione. Ricordo che
ammise l’errore di aver voluto rispettare i giocatori che gli consegnarono l’onore di quella prima,
storica, promozione, confermandoli in blocco, salvo purtroppo accorgersi che quella Rosa non era
adatta alla nuova categoria. Impossibile non citare anche Giovanni Galeone, con il quale ho avuto
un rapporto ben diverso da quello (negativo) che vorrebbero far credere. Nel mio mestiere non ho
mai avuto atteggiamenti da tifoso, cercando sempre di raccontare i fatti in maniera corretta e
questo troppo spesso è stato frainteso. Ricordo che un libro su di lui l’ho scritto io, non altri! Certo,
quando subiva sconfitte sommerso da una marea di reti o si dimostrava incapace di gestire un
risultato, come il momentaneo e famoso 4-2 contro il Milan stellare della stagione 1992/1993,
terminato poi 4-5, era impossibile non criticarlo. Un personaggio totalmente sopra le righe, nel
bene e nel male, che solo in una città “aperta” come la nostra sarebbe potuto diventare un mito,
com’è avvenuto. Potrei raccontare decine di aneddoti su di lui, ma forse il più rappresentativo
della sua figura avvenne quando Massimo Moratti lo volle conoscere: salì sulla sua barca da
allenatore dell’Inter, ma dopo averci parlato mezz’ora, scese dalla stessa e non lo era più …Il
presidente che indico in senso assoluto è indubbiamente Pietro Scibilia, per la continuità e i
sacrifici, ma volendo tornare più indietro nel tempomi sembra giusto ricordare Angelo Vetta, il
primo dei ventisette che finora si sono succeduti.
1977/2017: a quarant’anni esatti di distanza dalla prima, storica promozione nella Massima Serie, che
memorie hai di quegli attimi così emozionanti?
Ricordo in particolare che c’era un presidente, Armando Caldora, estroso e generoso. Ebbi modo
di apprezzarlo al termine di una partita in trasferta, che sulla carta avremmo dovuto vincere,
invece fu una sconfitta; negli spogliatoi si rivolse ai giocatori, elogiandoli perché avevano
disputato una buona gara e si erano impegnati, per cui il premio partita previsto decise di
consegnarlo ugualmente; da lì in poi fu una cavalcata trionfale. Dello spareggio di Bologna mi
piace citare il momento in cui, mentre ero in tribuna stampa, lo speaker disse: “Abbiamo fra gli
ospiti, con noi, Gianni Lussoso, il cui libro (Appassionatamente – N.d.R.) è stato finalista del
Premio Bancarella Sport”. Poi quando captai un dialogo fra Di Properzio, Taraborrelli e De
Cecco, mentre la squadra faceva il giro di campo portando in trionfo il suo presidente e il primo
dei tre disse (riferendosi a Caldora): “… ma che possiamo fare la Serie A con questo? … Lo
dobbiamo fare fuori (metaforicamente parlando – N.d.R.) subito …”. Trascorsero solo dieci giorni,
crisi societaria e Attilio Taraborrelli fu nominato nuovo presidente!
Per quali motivi, pur avendone le potenzialità, i campionati disputati in Serie A sono spesso stati
deficitari?
In questo caso la risposta e semplice e diretta: mancata programmazione e assenza di veri capitali.
In difetto di anche una sola delle due, è impossibile farcela. A corollario voglio però aggiungere
che Pescara la meriterebbe, per il bacino di utenza che possiede.
Fra te e l’attuale presidente non sembra scorrere buon sangue …
La gente dice che sono nemico di Daniele Sebastiani, ma lui sa bene che quando parlo dico il vero.
Poco tempo fa mi scrisse anche due mail, esordendo nella prima con un “Caro Lussoso”. Dopo
aver letto il mio libro, volle precisare, a suo dire, che avevo scritto alcune cose non veritiere, senza
per questo farmene una colpa, ma piuttosto che le mie fonti non fossero credibili, in particolare sui
rapporti fra lui e Danilo Iannascoli. Gli ho risposto che accettavo le critiche, ma che non avendo
mai voluto rilasciarmi delle dichiarazioni in merito, la colpa era solo sua. La replica iniziò stavolta
con un “Caro Gianni” e proseguì con l’apprezzamento per la mia proposta, che espressi in tv,
rivolta a entrambi, di rappacificarsi per il bene del Delfino, ma ciò non era assolutamente possibile
per una serie di motivi che elencò. In ogni caso mi ha proposto un incontro quanto prima, perché
desidera che io scriva un libro sui suoi nove anni nella Pescara Calcio, raccontandomi la “sua”
verità. Essendo un editore e uno scrittore, gli ho risposto che lo farò con molto piacere,
purchéaccetti che io non scrivo sotto dettatura: lui parlerà ed io racconterò.
Dall’addio di Pietro Scibilia nel 2005 al fallimento nel 2008. Fu quello il periodo peggiore di sempre nella
storia della società?
In assoluto sì. Ci scrissi un libro: Diario di un incubo. Era il periodo in cui iniziò il vero
stravolgimento del calcio in Italia. Si passava dai dirigenti mecenati, in altre parole coloro che
reinvestivano sulle società una parte di quanto esse avevano fatto loro guadagnare, ai presidenti
manager e intrallazzoni … La malavita organizzata aveva capito che attraverso il calcio poteva
operare una sorta di riciclaggio e molte società iniziarono a essere controllate da mafiosi e
camorristi.
Hai dedicato tantissimi libri alla Pescara Calcio, vuoi parlarci dell’ultimo, da poco uscito?
Vorrei che fosse considerato un “regalo” ai tifosi, soprattutto ai più giovani, i quali potranno così
scoprire che il calcio a Pescara non è iniziato ai tempi di Galeone, ma nel 1936, anzi da molto
prima. A tal proposito ritengo opportuno precisare che all’interno del libro spiego in maniera
dettagliata perché non è corretto considerare il 4 luglio 1936 come data di nascita della società,
ma al limite il 10 giugno dello stesso anno, quando fu costituita la Pescara Calcio S.S. Puritas.
Questa disputò solo pochissime partite, non poté proseguire per mancanza di denaro e i suoi
risultati cancellati, quindi come se non si fosse mai iscritta. In seguito Angelo Vetta portò le
liquidità necessarie, fondando così la S.S. Pescara, in data 2 novembre 1937. Nei primi anni ’20
del secolo scorso già imperava, però, la mitica Strapaesana. Tutto questo e tanto altro è
dettagliatamente narrato nel mio libro e chi desidera acquistarlo può contattarmi personalmente,
anche tramite il mio profilo facebook.