SAREBBE BASTATA UNA PERNACCHIA...
01/05/2017

Un buon nome vale più di grandi ricchezze e la benevolenza altrui più dell'argento e dell'oro. Questo ci insegna un proverbio della Sacra Bibbia. Molto probabilmente o Sebastiani non conosce questo passo o forse più concretamente non gliene frega niente considerando che ogni suo gesto lo ha portato a cercare grandi ricchezze, piuttosto che un buon nome (ormai la gran massa dei tifosi dice che è il peggiore dei presidenti avuti dal Pescara) e a lasciar perdere la benevolenza altrui in cambio di affari personalmente convenienti.
Inoltre, credendosi (lo ha affermato in più di una occasione) molto intelligente, ha pensato sovente di poter turlupinare i tifosi con false promesse, con la presentazione di progetti ambiziosi e possibili, e facendo una serie di operazioni di mercato che, se non sono state utili per fare una squadra capace di liberarsi dal morso della retrocessione, hanno creato entrate auree che, però, farà in modo di parcellizzare con registrazioni in partita doppia degne più di un ufficio inchiesta che di un esame di tecnica bancaria.
All'inizio aveva anche cercato di far passare per un suo grosso impegno economico l'acquisto di Verre che era, ed è, soltanto uno schiaffo sul suo muso ricevuto dai dirigenti dell'Udinese che non hanno riscattato, cosa di cui il ragioniere era, invece, certo il cartellino del giocatore lasciandolo con un ''Pacco alla napoletana'' in mano.
A fine mercato si era dato un volto molto alto, ma sapeva perfettamente che, in cuor suo, il bel voto era per gli affari che aveva concluso, sulla pelle dei tifosi pescaresi che, prima hanno creduto alle sue fandonie, poi, lo hanno sostenuto sperando in un ravvedimento, e poi lo hanno lasciato, con molta eduzione e senza troppo rumore, al suo destino svuotando la parte di Curva Nord di loro competenza.
Considerando che il campionato di calcio era stato un flop catastrofico e che nessuno, se avesse parlato di calcio giocato, gli avrebbe più dato un centesimo bucato di stima e di fiducia, da perfetto imbonitore di piazza, si è inventato una serie di aperture internazionali che dovrebbero dare a Pescara visibilità e affari di grosso respiro.
Immaginate il nostro ragioniere, modernissimo Fantozzi, in poche giornate, passate quasi da turista a poco prezzo in Sudamerica e in Cina, alla corte di operatori economici di ben altro spessore, riuscire ad allacciare trattative e legami importanti per fare di Pescara un Centro internazionale esportatore di organizzazione calcistica.
Probabilmente, in alcune dispense lette on line, avrà trovato lo spunto per sognare di fare altri soldi alla faccia dei tifosi pescaresi sempre potendo contare su alcuni servitorelli di casa nostra che sono costretti a sostenerlo ancora, non potendo giustificare in alcun modo la loro pochezza giornalistica.
E allora in conferenze stampa oceaniche (presenti solo gli striscianti leccapiedi) il presidente ha enumerato i grandi successi del prossimo futuro. Sarebbe bastata una pernacchia sonora per zittirlo e invece, i reggitori di microfoni gli hanno fatto ancora da eco.
Gli uomini passano (e sarà ricordato come il peggiore) ma la Pescara calcio sopravvivrà nel cuore e nella passione dei propri tifosi. Ci vorrà un po' di tempo per cassare il ricordo di questo parvenu del calcio pescarese, ma il biancazzurro tornerà a sventolare nel cielo.