GIANNI LUSSOSO, DISAMORE. PAROLE IN LIBERTÀ. RECENSIONE PROF. ALFONSO VIOLA
26/04/2017

Non mi era mai capitato di leggere un’opera narrativa di Gianni Lussoso, grande giornalista sportivo abruzzese. La sorpresa è stata grande quando ho scoperto che un professore di letteratura inglese come me e, come voglio ripetere, grande giornalista sportivo, potesse arrivare a scrivere un’opera letteraria che è, in realtà, l’opera di un filosofo profondo e attento.
Il libro si divide in due parti: la prima consiste in un breve romanzo e la seconda in “pensieri sparsi”, per l’appunto, ossia pensieri filosofici sulla vita, di un grande filosofo e scrittore. Il romanzo, Disamore, tratta la storia di una (anzi due) coppia “scoppiata”. Il protagonista, che lavora in un’emittente privata (alter ego di Lussoso) è un giornalista ed ha molti figli. Va a vivere con l’amante Sara e con la di lei prole, ma Sara vince un posto a Milano e parte. Il giornalista la segue prima per brevi periodi e ripetutamente e poi di meno, ma Sara ad un tratto perde il lavoro e non lo vuole dire a nessuno. Prende tempo affermando che aspetta una fantomatica chiamata da Roma, ma nulla arriva, i giorni passano e tutto rimane come prima. Intanto l’io narrante soffre per sé e per tutti, guadagna lo stretto necessario per vivere e stringe la cinghia. I figli crescono e danno problemi, ma il fantomatico Lussoso ne segue attentamente lo sviluppo, finchè …. Non vogliamo dire come va a finire. Basti dire che Lussoso, da bravo anglista, segue la psicologia dei personaggi passo dopo passo, molto da vicino. E’ bravo nel coglierne timori, ansie, ma anche gioie interiori. Viene fuori anche qui il Lussoso sportivo e, soprattutto, nuotatore, che non rinuncia per nulla al mondo al suo appuntamento giornaliero con le Naiadi. Lussoso ha il pregio, qui, di comportarsi come un Dickens o un Joyce, ma soprattutto nel rendere universale una storia locale e “normale”.
In “Pensieri sparsi” l’autore di narrativa si trasforma in filosofo e disserta, meditando col lettore, su tutti i più importanti argomenti della vita. Egli ci in segna, soprattutto, a credere in Dio, nella sua fede e nel dogma, contro il kerighma. Dio e Cristo per Lui è amico dell’uomo, a cui non va contro neanche durante le più grandi e gravi catastrofi naturali. E’ l’uomo, semmai, a dover imparare a costruire meglio ed a rispettare la natura. Lussoso crede nel dogma, nella Chiesa, nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, nell’amore, nell’amicizia, nella pace, insomma in tutti quei valori, grandi, che fanno grande il Vangelo. E’ un vero credente e ciò traspare costantemente tra le sue pagine. Odia i disvalori e il disamore ma, soprattutto, Gianni Lussoso è l’uomo della libertà, il giornalista pescarese locale che si accontenta di guadagnare poco e che disprezza ciò cui gli altri darebbero e danno l’anima per avere. Egli si considera fermamente libero da tutto e da tutti e, in special modo, da quel potere strafottente ed ipocrita che costituisce le nostre classi al governo e i vertici politici ed economici del calcio e dello sport tutto. Amante dei valori antichi della famiglia (commoventi sono le pagine che ricordano mamma Gioia), Lussoso non può permetere che nel lavoro, al governo e nello sport ci sia gente che lucra su tutto. Il calcio, come il viaggiare, la letteratura e le arti visive, è un’arte che non va distrutta tramite la mercificazione. Come ci insegna, chi guadagna sono i club, i giocatori e le leghe calcistiche, ma non i tifosi, i quali, spesso, abituati ad urlare ed a soffrire troppo per la squadra, ne rimangono spesso delusi. Essi, così, sprecano denaro, tempo ed energie per nulla e spesso credono di essere grandi studiosi di calcio, pur non capendone nulla. Urlano in pubblico e basta. Lussoso, invece preferisce vivere in privato le partite. Credere nel vero calcio, per lui significa assistere anche e soprattutto televisivamente alla partita per esaminarla nei dettagli. A questo proposito, il giornalista dice di aver acquisito tante conoscenze tecniche, che poi, in seguito, condividerà con studiosi, colleghi ed amici, della cui opinione non teme perché il loro sarà un dialogo corretto.
In “Pensieri sparsi” troviamo un numero forse eccessivo di spunti filosofici su cui poter aprire lunghe e nutrite discussioni, ma il testo, per dirla con l’autore, è da leggere come lo si vuole. Essendo un libro “da comodino”, come viene detto nell’”Avvertenza dell’autore”, potremmo prenderne una pagina a caso per leggere solo e solo quella, e basta. Ma l’autore non sarebbe contento, e noi pure. Per quanto mi riguarda, ho letto quest’opera importante in un solo giorno, nutrendomi solo di questa, poiché ritengo che da essa promani un afflato speciale, particolare.
Leggere questo libro significa dimenticare piacevolmente se stessi per dedicarsi ad una personalità vibrante, eclatante, piena di vita e con una fede unica.
ALFONSO VIOLA