SEBASTIANI, L'INGORDIGIA LA FARÀ SCOPPIARE
30/03/2017

Tempo fa il presidente biancazzurro è rientrato dal Sudamerica dove, come ha confermato lui stesso, ha stretto accordi con alcune società per avere la priorità per l’acquisto di possibili ‘crack’ del calcio latino.
Inoltre, sempre nel territorio sudamericano, il Pescara potrebbe presto trovare nuovi soci e nuovi finanziamenti, in particolar modo argentini. In questi giorni, però, si è diffusa la voce di un ampliamento del mercato azionario anche in Cina per promuovere il calcio abruzzese e le imprese pescaresi. Il 17 Aprile partirà una delegazione alla volta della provincia costiera del Fujian, delegazione costituita da Daniele Sebastiani, dall’ingegnere Umberto Sgambati, amministratore della Proger Spa di San Giovanni Teatino, tra le prime società di ingegneria italiane, dal presidente della Camera di Commercio di Pescara Daniele Becci, dall’ingegnere Nicola Di Mascio e da diversi imprenditori abruzzesi.
Ma, sulla base di quanto detto di proprietà o partecipazioni in società Sudamericane, la domanda da porsi è la seguente:
E' possibile avere la proprietà o la partecipazione in altre società?
Da qualche tempo le società della Lega chiedono alla Federcalcio di poter diventare proprietarie di altre società professionistiche, di assumere il controllo di club di categoria inferiore in modo da farne satelliti: ''La via migliore per sviluppare concretamente i vivai e per far crescere giocatori che non possono essere lanciati subito nel grande club: hanno bisogno di maturare con criteri tecnici in linea con quelli della squadra principale''.
Analizzando quanto fatto finora, c'è da precisare che la politica dei prestiti è stata fallimentare da un punto di vista tecnico, sotto l'aspetto economico (''I prestiti sono quasi sempre gratuiti, a volte dobbiamo pagare pure lo stipendio'') e anche dal punto di vista sociale.
La società satellite è importante soprattutto da un punto di vista tecnico: è il vivaio ideale, permette di programmare investimenti nel settore giovanile con certezza di un ritorno: il nostro calcio non dovrebbe negarsi quest'opportunità: meglio modernizzare le regole.
C'è però, da considerare che l'acquisto di una club satellite all'estero è una ''scappatoia'' per far diventare presto comunitari quegli ''extra'' che da noi sono vincolati dal tetto dei cinque tesserabili e dei tre in campo. Infatti, una società acquistando un club satellite straniero, percorre un'autostrada per ''europeizzare'' gli extracomunitari, visto che in tanti Paesi dell'Unione europea c'è facilità a concedere la nazionalità in breve tempo.
Esistono numerosi esempi in altri Paesi di una partecipazione azionaria di controllo di un club su uno più piccolo che svolge funzione di squadra - sviluppo.
I satelliti stranieri potrebbero essere un escamotage per dare il passaporto comunitario agli ''extra''.
Ma riproponiamo seriamente la domanda:
E' possibile avere la proprietà o la partecipazione in altre società?
La risposta è NI, nel senso che dal 2014 il FIFA Players Regulations (ossia il codice FIFA relativo al tesseramento e al trasferimento di calciatori) vieta categoricamente la partecipazione di soggetti terzi (TPO = third part ownership) nella gestione dei club o che non siano le due società che si stanno cedendo/acquistando un calciatore, ai diritti economici e federativi del/dei calciatori. Pratica molto diffusa in Sud America con i famosi ''fondi'' che detengono percentuali sui cartellini del calciatori.
L'art. 18-Bis del FIFA Players Regulations recita testualmente: ''È vietata la stipula di contratti che consentano ad altro/i club e viceversa, o di terzi soggetti, di avere la capacità di influenzare le politiche di tesseramento e ingaggio e su questioni relative alla propria autonomia o all'organizzazione della squadra.'' Questo significa che se tu hai una partecipazione in un club puoi condizionarlo in qualsiasi modo e riservarti per te, anche per il futuro, un guadagno (es. compravendita di un tuo ex calciatore tra due squadre diverse dalla tue), oppure ancora il tuo club è l'agente oscuro del calciatore, oppure ancora in una medesima competizione, favorire questo club piuttosto che quello.
Quel che c'è da capire - e qui Druda potrebbe aver commesso una clamorosa leggerezza - è se alcuni soggetti come Udinese o Arsenal abbiano soggetti non direttamente riconducibili a loro nella gestione di questi club ''satelliti''. O, in alternativa, potrebbe trattarsi non di un intervento diretto del club (Udinese o Arsenal) ma semplicemente delle proprietà che hanno fatto investimenti altrove. È, ad esempio, il caso di Lotito: Lazio - Salernitana.
In questo caso il peso fiscale dell'operazione potrebbe essere notevole e non sempre sopportabile. Allora perché un club indebitato come il Pescara dovrebbe accollarsi altri debiti e il rischio di subire sanzioni pesanti dalla FIFA?
Finché la società madre versa i soldi un anno, due, tre, tutti d'accordo: ma il quarto, se ritiene di chiudere i cordoni della borsa, la società satellite sparisce perché ormai incapace di girare di forza propria. Insomma: il mordi e fuggi mi allarma più di tutto.
I fallimenti più numerosi sono quelli delle aziende tessili che operano per conto terzi: appena chi fornisce il lavoro ha una piccola crisi, l'azienda satellite chiude dalla sera alla mattina, senza neanche accorgersene...
Attento, ragionier Sebastiani, la sua ingordigia la farà scoppiare e il Delfino correrà dei seri rischi finanziari.