PERCHÉ È DIFFICILE VENDA
05/03/2017

A detta del bilancio ufficiale, il Pescara ha chiuso il bilancio al 30 giugno 2016 con un rosso di 720.708 euro. Non bisogna essere né un Besta o un Ceccherelli, per capire che nel bilancio presentato dal ragionier Sebastiani ci sono delle incongruenze formali e che un esame approfondito di un tecnico avrebbe molto da dire, a noi, da giornalisti interessa solo dire che, portare in bilancio una voce, ''Altri ricavi e proventi'' per 18.687.753, appare piuttosto ardito, come pure portare tra le voci delle plusvalenze per ben 5,5 milioni Caprari, la cui operazione è datata 8 luglio 2016 e, pertanto, di competenza del prossimo bilancio 2016-2017, è un errore materiale o un falso bell'e buono.
Ma non entro nei particolari di un bilancio che dovrebbe essere cura dei revisori dei conti, bensì prendo lo spunto da questa situazione certa per affermare che Sebastiani è difficile che venda per questi motivi:
- la situazione debitoria è molto più pesante di quanto affermato;
- un compratore non accetterebbe questa esposizione contabile che sa tanto di fumo negli occhi e vorrebbe vedere la reale consistenza di conti e sottoconti;
- inoltre c'è il problema della rosa dei calciatori e capire bene i movimenti fatti e le realtà dei loro contratti;
e così via.
Dunque, già con la ''formalità contabile'', è difficile che venda.
Ma ci sono altri aspetti, pur essi importanti, che fanno capire come la posizione di Sebastiani sia piuttosto delicata: Considerando che alcune iniziative importanti delle sue attività commerciali hanno il fiato corto, e che la sua posizione con la Banca, per la quale aveva fatto per anni attività di leasing, con un notevole portafoglio, è interrotta e sotto contestazione e che altre realtà si sono diluite con appesantimenti finanziari, si capisce bene come la gestione della Pescara calcio rappresenti, ora, per lui, l'unica vera attività redditizia, e, quindi, farà di tutto per tenersela ancorché abbia più volte dichiarato, di essere intenzionato a lasciare ''...Anche perché non vivo di calcio...''
Per capire bene la situazione, bisogna fare una riflessione di carattere generale: Dal 1936 fino all'entrata in pista di Sebastiani, i presidenti, chi più chi meno, hanno investito nella società soldi del loro patrimonio personale per fare qualcosa di tangibile per la città. Come nel passato i mecenati lasciavano opere d'arte da essi pagate...
Quando con l'esperienza fatta vicino a De Cecco, ha capito, da furbo, che il calcio poteva essere una fonte di guadagno, sollecitato anche dalle frequentazioni con degli specialisti del guadagno sul calcio (Moggi, Gea, Raiola e quant'altri), si è liberato della presenza dei vari soci importanti, ha messo insieme degli amici con piccole quote ma si è ritrovato nel team due personaggi scomodi, Repetto nel settore tecnico e Iannascoli in quello societario.
Infatti, per poter gestire a suo modo la società, non con finalità sociali e sportive, ma di puro movimento mercantile, aveva bisogno di un allenatore giovane e consenziente che gli permettesse di operare con la Gea e di manovrare i giocatori non per i loro valori tecnici ma per quelli di plusvalenze vere e fittizie.
Ed ecco, allora, che Repetto esce dalla scena; Iannascoli tiene duro e, pur dimettendosi da AD, paga quanto dovuto per la ricapitalizzazione, sorprendendo il ragionier Sebastiani che non se lo aspettava proprio, e rimane come un sasso nella scarpa presidenziale; mentre Oddo subisce, proprio per colpa del mercato fatto male, l'onta dell'esonero.
Quale fedelissimo, o Sebastian boy che dir si voglia, urla che il presidente Sebastiani deve poter guadagnare perché questa è la logica del mercato e che ha fatto ottimi acquisti considerando che alcuni giocatori da lui presi sono appetiti da altre società di Serie A.
Basterebbe riflettere che la rosa è stata sbagliata perché ha preso giocatori che, seppur bravi, non erano idonei a creare l'equilibrio della formazione biancazzurra, ma solo utili a creare movimenti di danaro. Per capirci: puoi prendere undici campioni, come nelle selezioni All Stars, e non avere una formazione vincente... perché non idonei a fare squadra. Inoltre, appena un ragazzo si faceva notare, lo piazzava per avere subito capitali, anche se inferiori alle quotazioni possibili.
Senza che mi dilunghi ancora, credo si capisca bene come Sebastiani non abbia voglia reale di vendere e come una retrocessione, con relativo paracadute, sia per lui una manna, anche se la cosa fa imbestialire i tifosi veri e non gli aggreppiati.