TRE COME DIRIGENTE SPORTIVO, DIECI COME AFFARISTA
23/01/2017

Molti si sono chiesti, prima della partita e dopo la sconfitta, se questa era una gara da giocare. Dico che, essendo oggi il calcio un'attività prettamente commerciale, la partita doveva essere giocata, così come sono andate avanti tutte le altre attività commerciali della nostra società.
Quando il calcio era spettacolo e divertimento, sarebbe stato illogico farlo, quando altri, a pochi chilometri, piangevano e soffrivano.
Prendiamo tutti atto che il calcio di oggi è tutta un'altra cosa e, personalmente, non mi piace più.
Dovendo, comunque, per lavoro, commentare le varie situazioni, scrivo che, alla luce di quanto fatto da agosto a oggi, dovendo giudicare il lavoro svolto dal presidente ragionier Sebastiani, sul piano sportivo, non si può dargli che un tre per ''affetto'', mentre sul piano del business, merita sicuramente un dieci con lode.
Analizzando il lavoro del ragioniere, si capisce bene come le due filosofie, sportiva e affaristica, cioè la prima, che è tipica degli amanti del calcio, e la seconda di chi il calcio usa come ambiente in cui realizzare affari, si sono ben divise e ognuna ha espresso le sue verità: al ragioniere i risultati e la classifica servono solo per esprimere i livelli di acquisto e di vendita realizzando fior di affari che avrebbero, però, dovuto avere finalizzazioni molto ben diverse.
Infatti, quando qualche servo sciocco, e se preferite, qualche ingenuo abboccone, dice che non si poteva pretendere nulla di più dal ragionier Sebastiani, perché non aveva i potenziali mezzi di altri operatori economici importanti, è facile rispondergli di fare la somma di tutte le operazioni in uscita di questi ultimi tre anni e quelle in entrata, per rendersi conto che il ragioniere ha avuto a disposizione, aggiungendoci i proventi della TV, delle somme che mai altri presidenti hanno avuto a Pescara dal 1936 a oggi.
Interessante sarebbe conoscere in quali conti e sottoconti e in quali partite di giro sono finiti i lauti incassi.
Il Pescara ha una rosa in cui sono pochi i giocatori di proprietà e in cui, nei tre anni passati, hanno fatto furore i prestiti e gli arrivi di personaggi che erano già sul ''carrello dei bolliti''.
Quando si fanno queste riflessioni, il ragioniere, abituato a ricevere le domande concordate, si rabbuia e accusa chi le fa di essere suo nemico personale.
Nella sua arroganza, non riesce a capire che un conto è il signor Sebastiani che può fare quello che gli pare e piace, e un altro è il ragionier Sebastiani presidente del Delfino.
Mentre al primo non ci permetteremmo di chiedere alcunché, al secondo siamo obbligati, per onestà di cronaca, a chiedere:
Come sono stati investiti i milioni di euro incassati, per le vendite, per i premi di valorizzazione, per i contributi Lega e per i diritti TV.
Che fine hanno fatto i progetti del centro sportivo.
Perché tutto quel movimento di giovani calciatori e che finalità ha.
Perché ha ritenuto di liberarsi di De Cecco, Iannascoli, Repetto e di contare solo sulla presenza di due soci (di cui uno sudamericano) e di tante figurine di scarso valore finanziario.
Perché ci sono giocatori che appaiono e scompaiono dai libri societari con una facilità da prestigiatore.
Quali sono i reali interessi tra lui e il signor Oddo a livello extracalcistico ma che influenzano quelli calcistici.
Quali i reali motivi che lo hanno indotto a dare alla Gea l'incarico di consulente e a dargli anche laute parcelle come mediatore per i giocatori dati e presi dal Delfino 1936.
Perché è stato chiamato in causa nell'inchiesta ''Fuorigioco''...
e qui ci fermiamo, anche se ci sono tante altre domande da fare, in attesa di risposte che non verranno mai e che gli faranno solo urlare: il cronista ha motivi personali per chiedere quanto sopra.