I TIFOSI, UN PATRIMONIO DA SALVAGUARDARE.
01/12/2016

Vedendo il gruppetto di tifosi biancazzurri infreddoliti, ma comunque esultanti, in curva a Bergamo e sempre vicini alla squadra, nonostante i risultati piuttosto striminziti, ho fatto delle mie riflessioni sul patrimonio delle società calcistiche in generale, e Pescara in particolare, cercando di capire qual è il valore patrimoniale di una società di calcio.
Il marchio di una società calcistica è sicuramente importante ma non è iscritto in bilancio. Nonostante ciò, il marchio è, di certo, un elemento essenziale del patrimonio di un club calcistico dato che esso rappresenta, insieme ai diritti pluriennali alle prestazioni sportive dei calciatori, il più importante asset societario, per le società, quasi tutte, che non hanno uno stadio di proprietà da iscrivere in bilancio come immobilizzazione materiale.
I criteri di valutazione per le società di calcio divergono in un paio di essenziali elementi dai principi accettati per le società industriali e commerciali.
Cerco di sintetizzare, e rendere più comprensibile il tema, per i giovani tifosi che vogliono capire oltre al semplice fatto sportivo che è offerto sul campo.
Le ''immobilizzazioni immateriali sono una voce attiva rappresentata dai beni di una società che non si toccano. In una società commerciale può essere il valore di un marchio. In una società di calcio, sono i giocatori. Il loro valore, il loro costo.
Le società di calcio iscrivono all'attivo in bilancio i diritti pluriennali alla prestazioni sportive dei calciatori. I diritti alla prestazione del calciatore, ovviamente si svalutano.
Le società di calcio possono diluire il costo della svalutazione nei bilanci di dieci anni. E' il ''decreto salvacalcio'' che ha fatto fiorire, soprattutto per la fantasia ''realizzatrice'' di Cragnotti, ex presidente della Lazio.
Tecnicamente con il termine “plusvalenza” si intendono i ricavi derivati dalla differenza fra il valore di vendita di un calciatore e quello a cui lo stesso è registrato in quel momento nel bilancio, dopo aver scontato gli ammortamenti del periodo in cui è stato di proprietà di una squadra. Ma dietro questa parola magica si nascondono altri significati. Infatti alle plusvalenze lecite fanno riscontro quelle illecite.
Il fenomeno, nato soprattutto in Sudamerica, in Italia ha trovato presidenti ''fantasiosi'' capaci di gestire il fenomeno delle plusvalenze spesso camminando sul filo del rasoio, allo scopo di generare ricavi a bilancio necessari per mitigare le perdite di esercizio.
I presidente della categoria ''furbetti fantasiosi'' hanno costruito una catena di montaggio delle plusvalenze basata su una sorta di assunzione di calciatori a parametro zero da piazzare poi in giro per i campionati.
Le società di calcio possono capitalizzare i costi sostenuti per il settore giovanile indipendentemente dalla verifica dell'esistenza di un'utilità futura.
Ci sono altri modi di operare. La prassi più frequente è lo scambio di comproprietà sui giovani della Primavera o appena giunti in prima squadra.
Cifre vertiginose per milioni di euro, per operazioni di scambio di ragazzi certamente validi, ma che altrettanto certamente non valevano quelle cifre. In questo caso si parla di massimizzazione della plusvalenza, perché il giovane è a bilancio ad un prezzo vicino allo zero, quindi la vendita porta un profitto pieno.
Quelli più furbi cercano di spalmare l’operazione su due o tre ragazzi contemporaneamente, con valori unitari più bassi, ma cambia poco, perché alla fine spesso vengono addirittura lasciati in prestito al settore giovanile della squadra venditrice: è chiaro, quindi, che l’operazione nasceva dall’inizio con obiettivi diversi da quelli strettamente sportivi. Anche perché l’anno dopo si annulla tutto e ciascuno si riprende i suoi.
L’effetto economico è stato raggiunto e si torna alla “normalità”.
Capito il meccanismo? Il business sta nel fatto che, magari solo qualche mese dopo, viene creata un’analoga operazione di senso opposto, di solito in tempo utile per essere inclusa nello stesso bilancio e neutralizzare la prima. Il risultato è che ciascuna delle due squadre ha realizzato una plusvalenza di milioni di euro e compensano i reciproci crediti senza dover tirar fuori un euro. E si hanno i casi strani di giocatori che venduti a gennaio, non giocano nemmeno un minuto e sono spediti in prestito a società minori collegate e spariscono dall’organico della società acquirente.
Presi da questi giochetti, che rendono però milioni di euro, i presidente dimenticano che i tifosi sono il maggior patrimonio per un club. I tifosi dovrebbero avere parola nel club ed essere parte delle decisioni e non trattati solo come clienti utili per creare il bacino d’utenza utile per la ripartizione dei diritti televisivi.
Chiaro il concetto? Dire e scrivere queste cose fa prendere l'etichetta di nemico del presidente di turno e lo scherano asservito è pronto a dire che il giornalista, in questo caso il vostro Lussoso, scrive solo perché ce l'ha con il presidente perché non riesce a capire come si possano realizzare i servizi solo per tenere fede al proprio ruolo di giornalista dicendo che tutti devono remare nella stessa direzione come se il cronista fosse un vogatore e non un professionista della informazione libera e non asservita al padrone.
E lo stesso cronista deve augurarsi di stare sempre bene, perché se gli capita, come al sottoscritto, di interrompere il lavoro per motivi di salute, nella fattispecie per aver subito un'operazione al ginocchio, eseguita dal professor Vincenzo Salini, dall'idiota di turno si vede accusato di non aver fatto servizi perché la squadra stava andando bene...
E fidando proprio su questi idioti (pochi per la verità, almeno a Pescara) ''i fantasiosi presidenti'' si arricchiscono sulla pelle dei tifosi.