RUGBY OVER 40
24/06/2016

C'è un nuovo fenomeno: giocatori che non si arrendono all'età né al regolamento che li esclude dai campionati ''regolari''.
E' nata da alcuni anni una palla ovale anche per loro: con una speciale disciplina che li protegge dai contatti più duri e dagli infortuni. Si gioca un po' per sport, un po' per nostalgia, un po' per amicizia. O forse soltanto per divertirsi, magari dopo tanti anni passati a giocare sì, ma con l'angoscia di dover fare risultato.
La verità è che il rugby dei fuori età (il regolamento vieta di giocare oltre i 40 anni) coinvolge sempre più squadre e atleti.
Non è un rugby spettacolare, ma sociale; non è violento, ma quasi affettuoso.
Si applicano le regole normali del rugby con queste eccezioni: la mischia si effettua senza spinta; la squadra che introduce vince la palla. Le partite sono più brevi: 2 tempi da 15 minuti cadauno. I giocatori di mischia e di touche restano fermi sino a quando il mediano non ha la palla. Le sostituzioni sono sempre possibili ed effettuabili. I capitani sono responsabili del comportamento dei rispettivi giocatori. Il gioco troppo duro non è ammesso o scusato.
La salvaguardia delle vecchie ossa, già abbondantemente messe a rischio nelle stagioni vere di rugby, è essenziale. La palla può essere calciata in qualunque parte del campo. Tutta la mischia deve partecipare alle touches.
Lo spirito del gioco è fraternità e divertimento. Per ciò che riguarda i placcaggi, ogni giocatore dovrà evitare di procurare danni all'avversario.
Al termine un brindisi e un pranzo per cementare l'amicizia tra le due squadre nel rispetto del far play tra due città che sanno ''vivere'' lo spirito del terzo tempo del rugby.
E’ utile ricordare che il terzo tempo è una delle tradizioni più significative del rugby. Inizia con il fischio dell'arbitro che conclude la partita.
Da qul momento le due squadre mettono da parte la rivalità e, spesso dopo il campo e lo spogliatorio la partita finice al ristorante o al pub. Rappresenta il vero spirito del rugby.
In Gran Bretagna l'usanza è quella di concludere i match nelle Club House del team ospitante, fornitissimi pub privati nelle vicinanze dei campi da gioco.
In queste occasioni si crea una forte legame fra giocatori di squadre diverse che culmina spesso in amicizie durature.
Anche i tifosi possono partecipare a questa festa, in modo da eliminare le distanze che si creano tra spalti e il campo, come invece accade nel calcio dove i giocatori spesso paiono inavvicinabili. Nei campionati giovanili il terzo tempo è una sorta di merenda dalle mamme dei mini-giocatori.
Come è facile intuire, quella specie di sceneggiata iniziale che fanno prima delle partite di calcio non ha nulla a che vedere con il terzo tempo, anche se ne hanno usurpato la definizione.