GIORNALISTI A TAVOLA COL PRESIDENTE
15/06/2016

In particolari momenti di festosa partecipazione, è positivo vedere dei giornalisti che festeggiano con il presidente. Lo è un po’ meno quando queste partecipazioni sono reiterate e ribadite in più occasioni tanto da portare il presidente di turno e i giornalisti a fare “comunella” e a divertirsi goliardicamente confondendo spesso i ruoli e portando l’uno, il presidente, a credere che gli altri, i giornalisti, siano dei megafoni che irradiano i suoi pensieri più utili. O utilitaristici.
Sono un vecchio cronista che ha fatto esperienze in Italia e all’estero sia per la carta stampata, sia per la radio, sia per la tv.
In 52 anni di professione ho conosciuto moltissimi seri professionisti e tutti mi hanno insegnato che anche nel calcio servono che ci siano e vincano le forze buone, il male ci sarà sempre ma, con la cultura dell’etica e della legalità, dobbiamo e possiamo combatterlo.
In tutti questi anni di lavoro, ho sempre evitato di “fare comunella” con i dirigenti sportivi, non per spocchia, ma perché convinto che, se con una persona, in questo caso il presidente, tu passi ore e ore a fare baldoriaß, a giocare a calcetto o a tennis o in qualunque altra disciplina, viene a crearsi un rapporto ambiguo per cui non puoi essere più libero, autonomo e giustamente critico.
Perché? Presto dirlo: si crea una confusa situazione di cameratismo che ti lega o ti frena in qualche modo, e allora?
Allora, siccome per attività giornalistica deve intendersi la prestazione di lavoro intellettuale volta alla raccolta, al commento e alla elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione. Il giornalista si pone pertanto come mediatore intellettuale tra il fatto e la diffusione della conoscenza di esso e diventa colui che porge al lettore la notizia, libero da sentimenti di amicizia, di servilismo, di appartenenza, altrimenti la verità va a farsi benedire e diventa inutile, se non equivoco il lavoro giornalistico.
Tant’è che un consiglio che è dato a chi vuol conoscere la realtà dei fatti e per farsi un’opinione più vicina alla verità è di non fermarsi mai a un solo articolo o a una sola emittente, perché a volte nel mondo dell’informazione ci sono distorsioni provocate dagli interessi editoriali e personali, e di diffidare dei giornalisti che fanno domande accomodanti, meglio un giornalista che fa domande scomode, perché sicuramente, è più vero.
In questi anni di presidenza di Sebastiani, forse per la sua giovane età, fors’anche per la sua voglia di apparire sempre e comunque, tanto da eclissare molto spesso anche i suoi soci e i suoi collaboratori più importanti, ha espresso molto cameratismo con alcuni rappresentanti della stampa locale, facendo un danno a loro perché li ha resi inaffidabili e considerati dai più come dei portavoce del presidente, e un danno a se stesso perché, non avendo una critica corretta a fargli da contraltare, non riesce a crescere è appare sempre più uno “squaletto” in una boccia di vetro.
E’ vero che la promozione in A lo ha inorgoglito e, forse, reso ancor più convinto della sua maestà, ma non saranno i servi sciocchi a tenergli la corona in testa.