80 ANNI ONORATI CON LA PROMOZIONE IN A
10/06/2016

Non poteva esserci torta migliore da offrire per gli ottanta anni del Pescara. Ora saranno in molti a dire di meritarsi una fetta della torta, e potrebbero anche avere ragione, ma da parte mia, con la mia solita presenza giornalistica fatta di analisi tecniche ragionate e non asservite, dico che i meriti sono di: Daniele Sebastiani, di Danilo Iannascoli, di Pavone e Repetto, di Oddo, dei ragazzi, dei tifosi tutti (fedelissimi, fedeli e occasionali).
Cerco di proporre le mie considerazioni con semplicità e con la solita onestà critica.
Daniele Sebastiani ha avuto il grande merito di saper far fruttare certe amicizie, anche quelle scomode (o pelose che dir si voglia), mettendo a disposizione di Oddo un organico competitivo. Ha avuto anche il merito di trattenere Oddo quando, preso da sconforto una sconfitta assurda, come quella di Terni, aveva deciso di dare le dimissioni.
Unico suo demerito, e non è cosa da poco, il non avere stile nei comportamenti con il mondo esterno alla società e di aver spaccato con i suoi atteggiamenti la tifoseria, che solo la promozione ha potuto ricompattare. Non parlo dei rapporti interni con i soci perché, seppur criticabili, sono fatti loro e se la vedranno in “camera caritatis”. Ma è opportuno evidenziare i suoi non accettabili comportamenti con la stampa divisa tra quelli che considera amici, e quindi abilitati ad avere le sue anticipazioni (di vario genere), e quelli colpevoli, a suo dire, di essere critici, dimenticando che la critica aiuta a crescere e a non perseverare negli errori, e quindi tenuti lontani dalle “informazioni”. Del resto il vero giornalista le notizie le cerca, le trova, le propone ai lettori e ascoltatori che vogliono conoscere le verità, e non aspetta i suggerimenti “comodi” che fanno solo gli interessi di chi li propone.
Danilo Iannascoli ha dato il suo contributo non indifferente, a parte le anticipazioni in euro molto utili in determinati momenti delicati, con la sua filosofia di gestione di un’attività sportiva che non è quella mercantile amata da Sebastiani, ma è fatta di tanti aspetti che prevedono il rispetto dei tifosi, dei rapporti esterni e con il necessario filtraggio di coloro che avevano interesse ad aggiustare le loro attività con il sodalizio biancazzurro e con la mente rivolta a creare i presupposti per una crescita estesa nel tempo e non nel boom di oggi per arrivare al flop di domani...
Il calcio italiano è così articolato che basta poco per finire con il ritrovarsi compagni di viaggio amicizie, definiamole con un termine, poco edificanti.
Pavone e Repetto hanno lavorato con sagacia, portando elementi utili e di non eccessivo costo, ma spesso sono stati bypassati dallo stesso presidente che, appena non ha visto i novanta gradi nel suo collaboratore, ha preferito dare il benservito. Ha fatto bene? Sarà il tempo a deciderlo. Al momento resta la considerazione di un atteggiamento “da padrone” che, seppure oggi può vantare una promozione, domani potrebbe essere il risvolto di una medaglia e non proprio gradevole.
Oddo è stato il tecnico dei miracoli calcistici: ha saputo dare un gioco e un’anima al gruppo e ha meritato ampiamente i consensi positivi arrivati da ogni parte.
I ragazzi biancazzurri hanno meritato l’abbraccio che la tifoseria ha loro rivolto e hanno risposto sempre alla grande alla chiamata di Oddo e, anche quando sono stati costretti in panchina o in tribuna, hanno fatto il loro dovere senza creare troppi veleni all’interno del sodalizio.
I tifosi, come sempre, hanno favorito la maglia e non i giocatori o i dirigenti, sapendo bene che gli uomini passano ma il Pescara resta… come dire che, anche se si sono spaccati pro o contro questo o quel dirigente, hanno sempre ben tenuto in vista l’interesse principale della squadra e si sono fatti valere in molte trasferte, pur con le limitazioni dovute dalla nuova legislazione che li penalizza, e non poco. In complesso hanno rappresentato una vera forza di sostegno.
Pertanto la torta può essere tagliata e divisa tra varie realtà del Delfino1936 che, ora, aspetta fiducioso le scelte della società e spera di non essere frantumata sulla spinta di una ingorda campagna vendita.
Vero è che i soldi sono necessari, non avendo personaggi di grande spicco economico alla guida della società ma è pur anche vero che smembrando il gruppo, si correrà il rischio di ritrovarsi dopo un solo anno nel limbo e con tante frustrazioni calcistiche difficili da digerire.